venerdì 29 ottobre 2010

Bunga-bunga

E ci mancava pure il bunga-bunga!
Il sito urbandictionary.com (http://www.urbandictionary.com/define.php?term=bunga-bunga) lo definisce "selvaggio stupro anale di gruppo. Immaginaria punizione per l'attraversamento di una frontiera da parte di una fittizia tribù africana".
Ora sappiamo che questo non è vero: il bunga-bunga è solo un innocente giochetto di gruppo praticato nel salotto di Arcore, giochetto che B. ha imparato dal suo amico Gheddafi.
Io su queste cose non riesco nemmeno più a ridere. Sì, sono convinto che si possa ridere di tutto, ma il problema è che non si può ridere con tutti. E siccome me lo immagino, il nostro Amato Leader, attorniato da giovinette la cui unica aspirazione nell'esistenza è fare la velina e da amici eccitati quanto lui, siccome me li immagino mentre ridono di buon cuore ("Sono una persona di cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto", ha dichiarato oggi B. in una conferenza stampa), a ridere con lui proprio non ce la faccio. E lo detesto anche per questo, l'Amato Leader, perché mi toglie la voglia di quelle risate liberatorie alle quali uno deve potersi sempre lasciar andare nei confronti dei potenti. Ridere di chi si prende sul serio fa bene alla salute, è una necessità, un diritto. Ma lui sguazza in tali abissi di squallore che mi toglie anche il diritto di ridere.
Pochi minuti fa mia moglie ascoltava Radio 2, credo che la trasmissione fosse Caterpillar. I due animatori scherzavano sul bunga-bunga, ma non mi facevano ridere. Avevo l'impressione che anche loro fossero a disagio, che mandassero avanti la trasmissione a fatica.
Mi sono andato a guardare il breve video con la risposta di B. citata sopra (http://www.youtube.com/watch?v=I9sHARV8Qcc) e anche lì, davanti a quella maschera inceronata, a quella faccia finta come una moneta da tre euro, con accanto Bertolaso che sorrideva, la risata mi si è bloccata in gola. Mi è venuto in mente Totò, con la sua famosa pernacchia ne I due marescialli, e mi sono detto che aveva ragione lui. Davanti a tanta volgarità, a tanta impudenza e a tanta tracotanza, su, coraggio, tutti insieme: prrrrrut!
Mi è anche venuta in mente una battuta di Woody Allen in Annie e io. Il suo personaggio andava a fare un discorsetto per la campagna presidenziale di Adlai Stevenson (candidato contro Eisenhower). "Scusate il ritardo, diceva Allen, ma ero con una ragazza e stavo cercando di fare a lei quel che Eisenhower ha fatto al nostro Paese negli ultimi anni " (cito a memoria). L'impressione è che B. e i suoi facciano il bunga-bunga a tutti noi ormai da troppo tempo.

martedì 26 ottobre 2010

Ancora calunnie



E dai... Ecco un altro indice internazionale che ci ridicolizza: quello dei paesi più corrotti. Siamo al 67° posto. Nel 2008 eravamo al 55°, nel 2001 al 29°. A parte la Grecia, tutti i paesi europei dietro di noi, cioè più corrotti di noi, sono ex-comunisti. Tra tutti gli ex-comunisti europei però 11 ci precedono: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Macedonia, Slovenia, Croazia, Ucraina, Armenia. Sì: in percentuale si danno meno bustarelle in Macedonia che nel Lazio, meno in Ucraina che in Campania.
Ma da dove vengono questi dati? Da Transparency International, una ONG che ci vuole far credere di prendere in conto dati forniti da 13 organismi internazionali. Naturalmente noi sappiamo che questo è falso, perché dietro Transparency International si cela un gruppuscolo di PM comunisti che di domenica dicono alle mogli che vanno alla partita e alle amanti che stanno con la moglie, mentre invece sfrecciano in autostrada sulle loro auto blu per riunirsi in un ex-bocciodromo vicino a Forlì. Lì, mollemente sdraiati su divani ricoperti di pelli di tigre, sorseggiando Lambrusco e ingozzandosi di pasta fatta col grano raccolto su terre confiscate alla mafia e che loro hanno col 40% di sconto, picconano malignamente il nostro paese e il suo Amato Leader. Poi, verso le sei e mezza, scappano tutti via per essere sicuri di non perdersi la trasmissione di quell'altro comunista di Fazio, che magari quella sera lì inviterà di nuovo il solito Saviano che, dicendo cose negative sulla sua terra, parteciperà ampiamente al discredito nazionale nel quale tutta la sinistra sguazza come un mandrillo col salvagente in uno stagno (senza salvagente il mandrillo affonda).
Non se ne può più.
Per fortuna il prestigio dell'Italia nel mondo è intatto. I cittadini del mondo mica sono come i nostri. Mica si lasciano prendere per i fondelli. Prendete gli americani: è vero che hanno messo uno un po' abbronzato alla Casa Bianca, però gli sono bastati due anni per capire che il futuro va affidato a Sarah Palin. Vedrete la settimana prossima, vedrete le elezioni in America. Altro che abbronzature!...
Governare così dev'essere davvero snervante. Estenuante. Demoralizzante. Ci vuole una dedizione al di là dell'immaginabile. Eh, sì: per fortuna che Silvio c'è! Se non fosse per lui, così ascoltato dai leader del mondo, così rispettato e ammirato, saremmo proprio nella cacca. Per fortuna invece Putin, Gheddafi, Baldwin Spencer (primo ministro di Antigua e Barbuda) e perfino Bojko Borisov (primo ministro bulgaro, quello che sostiene che “in Bulgaria non ci sono lesbiche e se ce ne sono è perché non hanno ancora incontrato me”) ci rispettano.
Ma che cacchio vogliono questi di Transparency International? Ma chi sono? Ma non hanno nient'altro da fare?
Fossi io al governo, proporrei una legge per vietare ai giornali di parlarne. È che Silvio è troppo buono, è questo il problema...

mercoledì 20 ottobre 2010

Un'altra boiata

Un'"opera d'arte" di Sandro Chia

Praticamente non passa giorno senza che mi girino i santissimi scoprendo qualche nuova “opera d'arte” pubblicizzata da un articolo di giornale. Oggi è il sito della Repubblica che mi ha messo i testicoli in vorticoso movimento. Tale Sandro Chia, artista fiorentino, espone ad Alba una serie di copie dei guerrieri di terracotta cinesi da lui dipinte. Una boiata pazzesca.
Ma dove le vanno a trovare queste idee? Come si può raggiungere tali abissi di imbecillità?
Ho avuto la fortuna di andare a 'Xian e di vedere i guerrieri di terracotta. Ero in viaggio ufficiale, come presidente di un'associazione internazionale e i miei colleghi cinesi mi avevano organizzato un viaggio... presidenziale con visite in vari musei e siti. Di quel viaggio la visita all'esercito di terracotta resta per me il momento più emozionante, più intenso. Non ho parole per descrivere la bellezza di quello che ho avuto davanti agli occhi.
E adesso questo Chia, chiunque sia, mi imbratta di colori assurdi quei meravigliosi personaggi, me li avvilisce, gli toglie dignità, li rende oggetti di mercato. Che schifo!
Avete guardato bene la foto prima del testo? Adesso guardate queste e poi ditemi se preferite la prima o le altre.





lunedì 18 ottobre 2010

Morte di un grande

Benoît Mandelbrot

È solo stamattina che ho saputo della morte di Benoît Mandelbrot.
Nato in Polonia da genitori ebrei lituani, Mandelbrot fuggì in Francia con la famiglia nel '36 per sfuggire ai nazisti. Emigrato da decenni negli Stati Uniti, è unanimemente considerato il fondatore della teoria dei frattali.
I frattali, mi diranno quelli tra di voi più ignari di matematica, sono una cosa un po' misteriosa e che magari non ha sulle nostre vite più importanza di una qualsiasi ricerca sulla riproduzione dei fenicotteri nel sud della Francia. Errore. In realtà Mandelbrot, come già Gödel, un altro gigante della matematica, ha profondamente modificato il nostro modo di vedere il mondo.
Io di matematica non ci capisco granché, lo ammetto. Ne sono affascinato, questo sì, ma siccome ho subìto un insegnamento scolastico che trattava la matematica come una cosa che serviva a contare e nulla più, non ho avuto la possibilità da ragazzo di intravederne né le bellezze, né le implicazioni filosofiche e metafisiche. Oggi ormai ho rinunciato a stramaledire i miei insegnanti di matematica, i programmi scolastici che portavano avanti e i libri dei quali si servivano. Il male è fatto. Ma ogni tanto, più volte all'anno, un libro di matematica me lo leggo, magari a fatica, ma con la sensazione di riuscire così a sbirciare almeno per qualche istante verso orizzonti meravigliosi. Adesso, per esempio, appena avrò finito il romanzo che sto leggendo, mi lancerò dentro La sezione aurea di Mario Livio, di cui mi era già molto piaciuto L'equazione impossibile.
Gödel, con i suoi due teoremi di incompletezza, è stato forse il teorico più importante del XX secolo, ancora più di Einstein o Heisenberg, visto che, per dirla un po' in fretta, ci ha spiegato che la matematica contiene delle incertezze, o comunque delle proposte indimostrabili.
Mandelbrot si è fatto conoscere dal grande pubblico per la sua (ipotetica) misurazione delle coste della Bretagna:
 “Preso un tratto di costa marittima in una regione accidentata, cercheremo di misurarne l’effettiva lunghezza. È evidente che tale lunghezza è almeno uguale alla distanza in linea retta tra le estremità del nostro tratto di curva; che, se la costa fosse diritta, il problema sarebbe già risolto; infine, che una costa selvaggia è estremamente sinuosa e, di conseguenza, più lunga della summenzionata distanza in linea retta. Se ne può tenere conto in varie maniere; […] ecco un primo metodo: si fa avanzare, lungo la costa un compasso di apertura prescritta η, ogni passo del quale inizia là dove finisce il precedente. Il valore di η, moltiplicato per il numero di passi, dà una lunghezza approssimativa di L(η). Se si ripete l’operazione, rendendo l’apertura del compasso sempre più piccola, si vede che L(η) tende ad aumentare senza limite.[…] Il principio della procedura sopra descritta consiste, inizialmente, nel sostituire l’oggetto che ci interessa, troppo irregolare, con una curva più maneggevole perché arbitrariamente addolcita o “regolarizzata”. Una regolarizzazione di questo tipo è inevitabile, ma può venire effettuata anche in altri modi: così, si può immaginare che un uomo cammini lungo la costa, facendo in modo di discostarsene, al massimo, della distanza prescritta η […], dopodiché si ricomincia rendendo la distanza massima dell’uomo dalla costa via via più piccola. Successivamente si rimpiazza il nostro uomo con un topo, poi con una mosca, e così via. Ancora una volta, più ci si tiene vicini alla costa, più lunga sarà, inevitabilmente, la distanza percorsa.” In una parola, “la lunghezza finale risulterà talmente grande da potersi […]considerare infinita.”
Tradotto in altri termini: lo strumento di misura determina il risultato della misura. Che è poi quel che diceva Duchamp riferendosi all'arte: “C'est le spectateur qui fait l'oeuvre.”
Uno che ha sempre considerato Mandelbrot come un maestro è Nassim Nicholas Taleb, autore de Il cigno nero, un altro libro fondamentale che fa saltare per aria tutta una serie di certezze. E, visto che ci siamo, mi permetto anche di consigliare la lettura dell'ormai classico Caos: la nascita di una nuova scienza di James Gleick (libro dell'87, ma sempre affascinante) e soprattutto dello splendido Il caos e l'armonia di Trinh Xuan Thuan, il più bel libro di divulgazione scientifica che mi sia capitato di leggere negli ultimi dieci anni.
Per gli anglofoni, consiglio anche un'occhiata a un'intervista a Mandelbrot e Taleb su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=DLFkQdiXPbo

domenica 10 ottobre 2010

Un dramma palindromo

L'altro giorno in macchina l'occhio mi è andato alla data indicata sul cruscotto. Era il primo ottobre. Naturalmente l'indicazione che avevo sotto gli occhi non era “primo ottobre”, ma 01/10/10.
Toh, mi sono detto, è quasi un palindromo. Quasi, ahimé.
Un palindromo è ovviamente una parola che si può leggere indifferentemente da sinistra a destra e da destra a sinistra, come aia, afa, o come ingegni, o addirittura come allottola, voce del verbo allottare, cioè “mettere al lotto”.
Ma palindromo può essere un numero: 151, 3553, 89544598 sono tutti palindromi. Quindi palindroma può essere una data, purché espressa in cifre. Vedi per esempio il 19 marzo del 391 o il 24 novembre del 1142.
Otto anni fa, il 20 febbraio del 2002, assistetti a una conferenza del Collège de Pataphysique (che iniziò, tanto rigorosamente quanto scientificamente, alle 20:02) per celebrare una data palindroma. Senonché quella data era un “palindromo digitale”: sono infatti solo gli orologi digitali che indicano 20/02 per il 2 febbraio, mentre il solo 20 febbraio veramente palindromo fu quello dell'anno 202: 20/2/202.
Comunque sia, mi sono chiesto quante fossero state le date palindrome della storia e sono arrivato alla somma totale di 355.
Ma ho scoperto altre cose. Per esempio: dall'anno 1 all'anno 9 le date palindrome sono state ben 90. Poi sono state solo 108 dall'anno 10 all'anno 99, per un totale di 198 per il primo secolo.
In seguito, nel resto del primo millennio, ce ne sono state solo altre 113, per un totale di 311 per tutto il millennio.
Nel secondo millennio il numero è sceso a 20!
Nel terzo ce ne saranno solo 4!
Infine, dopo il 31 dicembre 2113 non ce ne saranno più per quasi ottomila anni, fino al 10 ottobre del 10.101 (10/10/10.101)! Chissà se allora ci saranno ancora al mondo persone capaci di apprezzare queste cose sublimi e magari di scriverci sopra qualcosa?...
La cosa mi ha molto depresso, tanto più che mi sono reso conto che in tutta la mia misera esistenza terrena non ho mai avuto, né mai avrò la gioia di vivere una data palindroma, così come succederà ai miei figli, com'era successo a mio padre, a mio nonno, al mio bisnonno e a tutte le generazioni precedenti, fino a quella di quel felice Schuster che era forse vivo in terra teutonica il 29 novembre del 1192. Mi resta la debole speranza che almeno uno dei miei quattro nipoti, nati tra il 2002 e il 2007, ce la faccia ad arrivare al 10 dicembre 2101.
In tutto questo sfacelo, non scordiamoci mai che Berlusca delendum est.

sabato 9 ottobre 2010

Noè

Oggi solo una piccola, deliziosa perla.
Qualche giorno fa ero a un funerale in famiglia. Durante la messa a un certo punto il prete alza il calice al cielo tenendolo con entrambe le mani. Mio nipote Noè, quasi 5 anni, si gira verso suo padre e gli dice: “Che fortuna, quello lì: ha vinto la coppa del mondo”.

giovedì 30 settembre 2010

Del coso

Il coso


Ero seduto al caffé. La cameriera mi porta, appunto, il mio caffé, vede l'oggetto che ho sul tavolo e mi chiede cos'è.
— Un libro elettronico, le dico.
— Ma non è un computer..., mi dice, intrigata.
— No, è un libro elettronico.
— Cioè?
— Una cosa che serve per leggere dei libri che uno scarica da internet.
— Ma pensa!... Lei è molto più vecchio di me e io manco sapevo che 'sta cosa esisteva.
1 a 0, senza nemmeno la possibilità di mettere la palla al centro, ché lei già se n'era andata. Neanche il tempo di fare la mia battuta preferita di questi ultimi giorni quando qualcuno mi chiede cos'è e voglio fare il furbo: è come un Nook però non è della Barnes & Noble, o come un PRS, ma non è della Sony.
Il mio è un Kindle, della Amazon.
Lasciamo perdere le considerazioni nostalgiche di quelli che incominciano a dirmi che però così non ho più la sensazione sensuale delle pagine, l'odore della carta, ecc., che mi fanno sempre pensare a quelli che dopo Gutenberg dicevano che però così uno non aveva più la sensazione sensuale del libro scritto a mano. E lasciamo perdere, anche se mi dispiace, la gioia perversa e meschina di quello che ha una cosa che hanno in pochi. 'Sto libro elettronico è comunque una gran bella cosa.
Premessa: almeno la metà dei libri che leggo li leggo in inglese. Quindi da Amazon (o altrove) trovo praticamente tutto. Seconda premessa: sono spesso in viaggio e i libri cartacei in valigia pesano.
Dette queste due cosine, il libro elettronico è una gran bella cosa.
Il mio ha 3 giga di memoria. Tanto per dare un'idea, mi sono scaricato (gratis e legalmente) il Decameron e ho visto che fa 22 mega. Quindi, a occhio e croce, in viaggio potrei portarmi dietro almeno 135 Decameron.
Lo schermo: chi non ha mai visto un ebook potrebbe erroneamente pensare a uno schermo di computer. Errato: uno schermo di ebook è opaco e non ha luce propria. È quindi perfettamente leggibile in pieno sole, mentre diventa invisibile in una galleria ferroviaria alle tre di notte.
Il peso: più o meno quello di un Libro di Camilleri edito da Sellerio.
Il prezzo: la versione con solo wi-fi (senza connessione 3G) viene circa 130€ spedizione compresa.
La lettura: uno può aumentare o diminuire la grandezza delle lettere. Tutti i i libri appaiono in unico font. Le pagine si girano facendo clic su un bottone e il cambio è immediato.
Le sottolineature: chi, come me, sottolinea un sacco quando legge un saggio può farlo facilmente.
Le note: chi, oltre a sottolineare, scrive anche note nei margini, può farlo. La cosa è meno rapida di quando si scrive a mano, ovviamente, ma tutte le note vengono inserite in una cartella a parte, il che non è niente male.
Le immagini: per ora sono rigorosamente in bianco e nero (buona qualità) e non possono ovviamente essere più grandi dello schermo, cioè 12,2x9 cm. Tanto per dare un riferimento, il testo su un tascabile Sellerio occupa uno spazio di 13,5x8,2 cm
I dizionari: basta andare su una parola con il cursore ed ecco apparire la definizione che ne dà il dizionario che si è impostato come principale.
I formati: il problema non esiste, perché una volta scaricato un libro qualsiasi sul computer basta avere il software gratuito Calibre per convertirlo nel formato del proprio ebook. Quello del Kindle è .Mobi, quello del Nook è .Epub, ecc.
Musica: per chi ama leggere in musica, il Kindle legge anche gli MP3 (ingresso auricolari, oppure mini casse).
Segnalibro: con due clic puoi aggiungere un segnalibro che resta in memoria e appare sotto forma di un angolino di pagina ripiegato in alto a destra.
Costo dei libri: i libri costano meno in versione elettronica. Moltissimi classici, scritti più di 75 anni fa, e quindi non più protetti da diritti d'autore, sono gratis. I romanzi contemporanei già usciti in tascabile (parlo sempre di libri in inglese), costano 15 a 30% di meno. Il primo libro recente che ho comperato è stato il nuovo Stephen Hawking, uscito il mese scorso in Inghilterra e negli Sati Uniti. Prezzo su Amazon UK 9,49£ (11,50€), prezzo Kindle 5,93£ (7,19€). Su Amazon USA si passa da 15,40$ (12,12€) a 13.79$ (10,85€). Inutile dire che con la connessione wi-fi il libro arriva in meno di un minuto, con risparmio del biglietto del tram o della benzina per la spedizione in libreria.
Connessione internet: per il momento dall'Europa uno si può connettere solo ad Amazon, nonostante sia presente un navigatore che permetterà, una volta che Amazon avrà firmato dei contratti con i provider, di navigare su internet e di avere una casella postale.
Perdita dell'ebook: se uno perde l'ebook può sempre riscaricare gratis tutto quello che aveva già comperato.
Incubo: Amazon saprà sempre quello che stai leggendo, comprese le tue sottolineature e le tue note. Non solo, ma potrà anche di più. Un po' di tempo fa è successo che tutti quelli che avevano comprato La fattoria degli animali e/o 1984 di Orwell se li sono visti sparire dal Kindle. Motivo: Amazon li aveva cancellati perché si era accorta che la persona che le aveva venduto i diritti elettronici dei due libri non aveva il diritto di venderglieli.
Svantaggi rispetto al libro cartaceo: uno non può sfogliare le pagine altrettanto rapidamente. Se sei su un libro elettronico, vai avanti (o indietro) pagina per pagina. Però puoi cliccare una parola per la ricerca ipertestuale, che il cartaceo non ti fa. Altro svantaggio: quando cerchi una frase che avevi letto qualche pagina prima, di solito ti ricordi se era in alto a sinistra o in basso a destra; qui le pagine sono tutte uguali e oltre tutto sono più numerose. Da questo punto di vista l'ebook mi sembra più adatto alla lettura di romanzi che di saggi (soprattutto quelli di Hawking, nei quali io ho sembre bisogno di andarmi a verificare per la cinquantesima volta cos'è un bosone e cos'è un fermione...).
Morale della favola: per ora sono molto contento del mio Kindle, anche perché ci posso mettere dentro tutti i testi che voglio, compresi quelli scritti da me che mi basta convertire da .doc a .mobi. La lettura è comoda e piacevole. Il costo dell'oggetto dovrei ammortizzarlo entro un anno o poco più, visto il mio ritmo di lettura e i costi dei libri. Ovviamente continuerò a comperare libri cartacei, sia quelli con immagini che voglio avere in buona qualità, sia quelli italiani e francesi non ancora disponibili sul net.
Non sono sicuro che l'argomento che vuole che il libro elettronico sia più ecologico del cartaceo perché fa sì che si abbattano meno alberi sia giusto, vista la plastica e la tecnologia impiegate. Però la cosa è da verificare.
Siccome quest'anno per la prima volta le vendite di libri elettronici hanno superato negli USA quelle di libri cartacei, è logico immaginare che anche l'editoria italiana farà il passaggio entro un anno o due. Chissà, magari la gente finirà col leggere di più.
Detto questo, Berlusca delendum est, come sempre.

lunedì 27 settembre 2010

Di un'opera d'arte

L.OV.E., Maurizio Cattelan

Maurizio Cattelan, noto “artista” milanese, sta installando la sua ultima “opera” davanti al palazzo della Borsa meneghina. Nel caso di Cattelan le virgolette mi sembrano indispensabili, vista la pirlitudine delle sue “creazioni”. È lui che aveva già esposto in passato tre bambini di plastica impiccati a un albero, papa Wojtila colpito da un meteorite, o un cavallo imbalsamato appeso al soffitto.
Pare che la “scultura” del dito medio alzato abbia provocato qualche dissenso in consiglio comunale, dove il sindaco Moratti l'avrebbe trovata “ironica”, mentre l'assessore leghista Massimiliano Orsatti avrebbe dichiarato che “se vogliamo accreditarci come città capitale dell’arte contemporanea dobbiamo saper sì mediare ma anche accettare quello che non ci piace”.
A parte la patetica idea di voler acrreditare Milano come “capitale dell'arte contemporanea” quando tutti sanno che è a New York, Berlino, Londra e Parigi — per non citare che alcune delle indiscusse capitali culturali mondiali — che l'arte contemporanea esiste veramente, è l'idea dell'”accettare anche quello che non ci piace” che fa sorridere. Non “ci” piace a chi? Ai milanesi? Al consiglio comunale? Ai leghisti? A tutti?
E perché dovremmo accettarlo? Perché qualche critico definisce arte della cacca in scatola?
Naturalmente questa mia ultima e retorica domanda fa pensare alla famosa “Merda d'artista” di Piero Manzoni. Ma quello era il 1961, cioè un mondo totalmente diverso, andato, finito, passato. In un certo senso era un mondo più vicino a quello in cui Duchamp mise in mostra la sua Ruota di bicicletta o il suo orinatoio intitolato Fontana.
L'”arte” di Cattelan è solo mercato. La prima cosa da fare di fronte a scemenze del genere è rifiutar loro la dignità della discussione. Che si tratti di pittura, di scultura, di musica o di teatro, campo a me meglio conosciuto, gli esempi di “creazioni artistiche” assolutamente ridicole e il cui unico merito è quello di aver spillato denaro a qualche ente pubblico sono ormai numerosissimi. Decine e decine di venditori di cacca in scatola riescono con grande abilità a farsi chiamare artisti e ci inondano poi delle loro inezie.
Ieri La Repubblica ha pubblicato due articoli a questo proposito. Nel primo, Natalia Aspesi ricorda la mostra intitolata Sensations alla Royal Academy di Londra nel 97. “L'inventore di Sensations, scrive la Aspesi, era Charles Saatchi, collezionista e boss della pubblicità. Che aveva capito come il compito provocatorio, anche scandaloso, anche horror dell'arte non era più ideologico, dirompente, ma mercantile, da sfruttare come nuovo veicolo di comunicazione, di pubblicità: perfetto per vendersi e per vendere.”
La stessa Aspesi ricorda più sopra una serie di altre “sublimi” installazioni viste negli anni passati: “capanna fatta di assorbenti, signora che spolpa ossa puzzolenti, donna nuda appesa al soffitto, lepri morte, formicai inghiottiti da serpente, l'artista che scopa la sua signora, balena tagliata a fette in formaldeide, ritratto in plexiglass dell'artista riempito di sangue refrigerato, letto disfatto con macchie di sperma, di mestruazioni, briciole di biscotti e pulci, e la capostipite “merda d'artista”, ecc.” Aggiungo l'altrettanto “sublime” mostra di Tampax usati che vidi a Parigi una trentina d'anni fa.
Credo che alla scultura di Cattelan si debba solamente la stessa attenzione che si deve alla vendita di un paio di mutandine, di una Punto o di una pizza margherita, niente di più.
Concludo con una citazione dello storico dell'arte Jean Clair, autore dell'altro articolo di Repubblica: “Questi fenomeni dell'arte attuale, da Koons a Damien Hirst, sono una perfetta illustrazione di quello che il filosofo Marcel Gauchet chiama “l'individuo totale”, vale a dire colui che ritiene di non avere nessun dovere nei confronti della società, ma tutti i diritti di un “artsita”, “totalitario” com'era un tempo lo Stato, in cui traspariva lo spettro del bambino che crede di essere onnipotente e di imporre agli altri, attraverso le istituzioni pubbliche, gli escrementi di cui si compiace.”
È quindi a Maurizio Cattelan, ai suoi compari, ai suoi ammiratori e ai suoi finanziatori che dedico questa mia sublime opera fotografica: 

M.A. V.A.F.F.', Massimo Schuster




sabato 18 settembre 2010

Di cose ignobili

Bambina rom schedata dai nazisti

Nell'ormai lontano novembre 1992, guardando il telegiornale della sera e restando allibito davanti alle ennesime e terribili notizie provenienti dalla Bosnia, decisi che sarei andato a Sarajevo. La città era assediata e regolarmente bombardata e i cecchini giocavano al tiro al piccione con gli abitanti. Quelle notizie non erano in fondo più terribili di tante altre, provenienti da tanti altri posti del mondo. Ma ciò che mi sembrò inaccettabile e mi spinse a voler uscire dall'immobilità per “far qualcosa” fu il fatto che in piena Europa per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale si parlava apertamente di epurazione etnica.
Quell'orrenda idea, che con il nazismo aveva significato il massacro sistematico di ebrei e rom (e omosessuali, e portatori di handicap, e oppositori politici), la credevamo sradicata per sempre, almeno dal nostro continente. Ma per sempre non è un'espressione compatibile con il concetto di Storia.
A Sarajevo finii con l'andarci sei o sette volte, non certo per combattere, ché sarei stato ridicolo, ma per fare il mio mestiere di teatrante. Così ci feci le prove e la prima di un mio spettacolo, la regia di un altro, con la stessa conmpagnia con la quale aveva lavorato Susan Sontag, ci portai il mio vecchio maestro Peter Schumann.
Oggi, neanche vent'anni dopo, nessuno oserebbe (ancora) parlare di epurazione etnica. Si osa però già senza pudore parlare di espulsione dei rom.
Forse è bene cominciare col ricordare che 600.000 Rom e Sinti (stime del cardinal Marchetto in un'intervista a Famiglia Cristiana, 27 agosto 2010) sono stati uccisi nei campi di sterminio nazisti. Non perché fossero ladri, non perché fossero comunisti, ma perché erano Rom e Sinti. Esattamente allo stesso modo in cui sei milioni di ebrei subirono la stessa sorte, semplicemente perché erano ebrei. Un certo numero di rom italiani e stranieri fu arrestato in Italia e imprigionato nei campi di Agnone, Bolzano, o delle Tremiti. Numerosi di quelli che riuscirono a fuggire si unirono a gruppi partigiani.
Ma con questo i nostri governanti sembrano pulircisi il sedere.
Espellere i rom oggi, o almeno espellere quelli di loro, circa la metà, che non hanno la cittadinanza italiana, significa correre il rischio di risvegliare la bestia immonda di cui Brecht diceva che è sempre incinta; significa seminare vento e avere la certezza di raccogliere grosse tempeste; significa essere totalmente irresponsabili, oltre a dimostrarsi ignoranti, privi di di umanità, razzisti e stupidi.
Quel che sta succedendo è davvero grave. Tutto è cominciato con quattro pagliacci in camicia verde che farneticavano su una pseudo cultura padana, pseudo espressione di uno pseudo popolo padano, ed eccoci arrivati a ministri che parlano di deportare minoranze etniche (in Francia hanno già incominciato).
Giudicare la gente in funzione della sua appartenenza a un gruppo tecnico è ignobile. Una delle basi del diritto è che la gente va giudicata per quel che fa, non per quel che è. Uno va punito se ruba, non se è figlio di ladri, veri o presunti. E va punito se propaga idee razziste, xenofobe e portatrici di odio; se osa ancora spudoratamente, dopo centinaia di migliaia, dopo milioni di morti, pensare che perché si fa parte di un gruppo etnico bisogna essere puniti o premiati, che per quell'appartenenza si devono avere certi diritti o certi doveri specifici, che là da dove uno viene è più importante del modo in cui uno vive e si comporta.
Come ieri di fronte al massacro dei civili bosniaci, così oggi di fronte alla ventilata deportazione dei rom ho la forte impressione che se lasciamo fare senza reagire questo sarà solo l'inizio di qualcosa di molto più ignobile. E come ieri anche oggi ho la forte impressione che la battaglia non debba essere tanto politica, e ancor meno militare, quanto culturale.

martedì 14 settembre 2010

La candidata anti-masturbazione

Christine O'Donnell

Mi direte che il Delaware è solo uno staterello dell'est degli Stati Uniti dal quale non ci giungono di solito più notizie che dal Bhutan o da Tonga. Con meno di 900.000 abitanti, è difficile che sia il Dalaware a poter cambiare la storia della superpotenza numero uno.
È però interessante dare un'occhiata a quel che sta succedendo in questi giorni, quando sono in corso le primarie per l'elezione al posto di senatore repubblicano.
Il senatore attuale è Mike Castle, già due volte governatore dello stato, ma a lui è venuta ad opporsi Christine O'Donnel, 41 anni, appartenente al movimento Tea Party di Sarah Palin, nonché fondatrice di SALT, Savior's Alliance for Lifting the Truth, ovvero l'Alleanza del Salvatore per Far Emergere la Verità, o qualcosa del genere.
La simpatica Christine ieri ha partecipato a una trasmissione di MTV, Sex in the 90s, spiegando la sua visione del sesso. Non che non l'avesse già fatto in passato. In un articolo del 1998, per esempio, scriveva che "Dio vuole da noi che viviamo delle vite caste". Non possiamo naturalmente che ringraziarla dell'informazione, che riteniamo di prima mano.
Ma vediamo come incominciava quel famoso articolo: 
"Adolph Hitler disse una volta che per controllare una società devi prima controllarne il linguaggio. Così, cominciando dalla gioventù, mise in atto un piano per erodere il potere delle parole, per rubare il significato e la bellezza di una singola parola."
Notiamo subito lo stile lambiccato e contorto della frase, che ho cercato di tradurre come ho potuto, e andiamo avanti ricordandoci che ha cominciato col parlare di Hitler. 
"Oggi possiamo vedere la messa in atto di quello stesso piano nella nostra società. La liberazione sessuale della società ha fatto nascere un lessico completamente nuovo. Per esempio, gay ha sempre volute dire gioioso e giubilante. Eppure oggi se diciamo che Ellen è gay non stiamo certo parlando di un suo stato di benessere emotivo."
Questa acuta osservazione ci fa pensare che ci dev'essere stata qualche manipolazione filo-hitleriana anche dietro il fatto che la parola macchina si sia messa a significare automobile, che se chiedo una penna non mi aspetti di farmi passare un'appendice di volatile e che se dico che sono in un bel casino non intenda che mi trovo in una casa di tolleranza costruita bene.
Ma proseguiamo.
"Allo stesso modo, persino i cristiani si sono lasciati andare a usi nuovi di parole vecchie, spesso cercando di restare competitivi nei dibattiti pubblici. Parole come astinenza e frasi come verginità secondaria sono ormai comuni."
Che l'espressione verginità secondaria (che non è una frase, cara la mia Christine...) sia ormai comune nel Delaware, non ne dubito. Per fortuna non ancora da noi. Spiegazione: un certo numero di cristiani americani chiamano verginità secondaria la scelta di un uomo o di una donna dell'astinenza dopo essersi lasciati precedentemente andare (orrore!) al peccato di carne. Le stesse persone usano talvolta anche l'espressione vergine riciclata, di indubbia eleganza.
Un po' più in là nello stesso articolo, Christine fa riferimento alle Lettere ai Filippesi dell'apostolo Paolo. Ora, io non sono cristiano, però non ho nemmeno avuto bisogno di consultare Wikipedia per sapere che Paolo apostolo non lo è mai stato, sennò non sarebbe caduto da cavallo, visto che gli apostoli andavano a piedi.
E qui mi fermo perché mi pare chiaro quel che tutta questa storia dimostra, cioè l'esistenza e il grande successo di una destra americana cristiana, bigotta e ignorante da far paura. Magari penserete che il nome di Christine O'Donnell me lo sono andato a cercare su qualche oscuro sito internet, ma no: oggi è lei il grande soggetto della stampa americana, perché se fosse eletta al senato rischierebbe di votare spesso contro il suo stesso partito Repubblicano d'origine, privandolo così della maggioranza che spera di ottenere.
Vi raccontavo qualche giorno fa del numero impressionante di gente che ho visto leggere la Bibbia in metropolitana a New York. È l'altra faccia dello stesso fenomeno: una società che si irrigidisce sui suoi dogmi religiosi, dimenticando la profonda laicità delle sue fondamenta (vedi vari scritti di Washington, Jefferson, Franklin e altri). Mi sa che è ancora meglio da noi: qui va tutto a puttane, il papa ce l'abbiamo in casa, però nessuno si sognerebbe di usare la sua opposizione alla masturbazione come argomento elettorale. Anzi, casomai è il lettone di Putin che sembra funzionare.