venerdì 15 marzo 2013

Un'insana passione

Non so nemmeno io più bene come la cosa sia incominciata, ma qualche mese fa mi sono lasciato sopraffare da un'insana passione cruciverbistica. Alla sera, prima di addormentarmi, non leggo più: una matita nella mano destra, una gomma nella sinistra, cerco disperatamente di ricordare quale sia stato il luogo di nascita di Einstein (Ulma), chi abbia scritto l'Elegia, sive de miseria (Arrigo da Settimello, e ci lo conosce?), nonché di indovinare, attraverso improbabili incroci, quale sia la “salsa per la cacciagione” (io sono vegetariano!) con una a al terzo posto, una d al quinto e una f al sesto (chaudfroid). Il tutto stramaledicendo Alessandro Bartezzaghi, condirettore della Settimana enigmistica e figlio di quel Piero che sentivo regolarmente stramaledire cinquant'anni fa da mio padre e mia madre. 
Sono un cruciverbista mediocre. Intanto, più di trent'annni di vita all'estero mi precludono ogni possibilità di indovinare i nomi di cantanti, presentatori televisivi e soubrette di ogni genere e tipo; idem per i titoli dei film, che spesso cambiano radicalmente da una lingua all'altra. Poi, non avendo frequentato né liceo, né università, sono paralizzato di fronte all'imperiosa necessità di trovare nomi di filosofi minori, oscuri scrittori e movimenti letterari marginali dei quali non ho mai sentito la minima mancanza. Ho sempre vissuto benissimo ignorando il nome di Eubulide di Mileto e di Pompeo Trogo, e pure l'esistenza del Crepuscolarismo! 
Ci sono poi stati i miei trenta e passa anni all'estero. Credi davvero che uno passa tutto quel tempo in Francia e altrove possa sapere che gli scaratafacci sono dei “quaderni malridotti” e che gli abitanti di Assisi sono assisiati, con la t?
Questo per quel che riguarda Bartezzaghi. C'è poi l'ancora più perfido Malaguti, che pretenderebbe io sapessi che l'”arte del gestire parlando” è la chironomia, che il “regolo del goniometro” si chiama alidada e che nella Carmen c'è un contrabbandiere che porta l'improbabile nome di Dancairo. A queste risposte certe volte ci arrivo, lettera dopo lettera, attraverso la soluzione delle parole che le incrociano. Ma anche in questi casi non posso evitare di aspettare il venerdì seguente (così lontano...!) per andare a verificare l'esattezza delle mie deduzioni sulla penultima pagina della Settimana enigmistica seguente. 
Pare che il diabolico inventore delle parole crociate sia stato un giornalista, nonché violinista dell'orchestra sinfonica di Pittsburgh, tale Arthur Wynne, nativo di Liverpool. Ecco il suo primo cruciverba, del 21 dicembre 1913:
Fill in the small squares with words which agree with the following definitions:
2-3. What bargain hunters enjoy.6-22.What we all should be.
4-5. A written acknowledgment.4-26. A day dream.
6-7. Such and nothing more.2-11. A talon.
10-11. A bird.19-28. A pigeon.
14-15. Opposed to less.F-7. Part of your head.
18-19. What this puzzle is.23-30. A river in Russia.
22-23. An animal of prey.1-32. To govern.
26-27. The close of a day.33-34. An aromatic plant.
28-29. To elude.N-8. A fist.
30-31. The plural of is.24-31. To agree with.
8-9. To cultivate.3-12. Part of a ship.
12-13. A bar of wood or iron.20-29. One.
16-17. What artists learn to do.5-27. Exchanging.
20-21. Fastened.9-25. To sink in mud.
24-25. Found on the seashore.13-21. A boy.
10-18. The fibre of the gomuti palm.

Ci ho passato sopra un bel po' di tempo. Ma quel che mi ha colpito è stata la malignità della definizione 18-19: what this crossword is (cos'è questo cruciverba), la cui soluzione è hard (difficile), il che dà subito a vedere la dose di sadismo e di perversità necessaria a creare parole crociate. 
Tra le maledizioni che lancio ad ogni parola che non trovo ce n'è sempre una per il Cavaliere del Lavoro Gr. Uff. Dott. Ing. Giorgio Sisini, Conte di Sant'Andrea, fondatore e direttore della Settimana Enigmistica per 41 anni (vedi l'ultima pagina della rivista).
Questo Sisini, mi spiega il sito http://www.telesanterno.com/23-gennaio-1932-un-nobile-sardo-inventa-la-settimana-enigmistica-0123.html, era un nobile romangio (la Romangia è una regione storica della Sardegna nordoccidentale, bestia!), figlio del fondatore del Rotary club della Sardegna, nonché “importatore e promotore dei più aggiornati mezzi della meccanica agraria (a Cagliari aprì ben tre negozi di macchine agricole)”. Ma perché non ha continuato a vendere macchine agricole?! Io adesso continuerei a leggere romanzi e saggi, invece di autoumiliarmi di fronte a quella che mi appare improvvisamente come la mia ignoranza abissale.
E invece no, si è anche riprodotto, visto che oggi la rivista è diretta da un altro Sisini, non so se figlio o nipote del primo, tale Francesco Baggi Sisini, che il Corriere della sera del 15 luglio 2008 definiva “cattolicissimo imprenditore che ha creato, accanto a una struttura societaria 'in chiaro', un arcipelago di holding estere dove è custodita buona parte del patrimonio” familiare. (http://archiviostorico.corriere.it/2008/luglio/15/Settimana_enigmistica_polizze_finanza_passioni_co_9_080715105.shtml). Maledetti tutti i cattolicissimi imprenditori che creano holding dove è custodita buona parte dei loro patrimoni familiari!!!
Se almeno fossi rimasto fedele alle mie abitudini infantili! A quei tempi, quando in televisione c'erano Rintintin e il Mago Zurlì, La Settimana Enigmistica me la portavo in bagno, oasi di pace. Ma non mi sognavo nemmeno di provare le parole crociate. Leggevo le barzellette (quelle con i disegni, non quelle di Risate a denti stretti, che non mi facevano ridere). Finite le barzellette con quella muta e a striscia dell'ultima pagina, tornavo lentamente indietro, leggendo Strano, ma vero! (un capolavoro), Forse non tutti sanno che... (anche questo niente male) e le "Spigolature", che avevano però il difetto di non essere illustrate. Non che tralasciassi Leggendo qua e là...: è semplicemente che quella rubrica non c'era ancora. Dell'edipeo enciclopedico mi intimoriva il titolo, e quindi non mi ci avventuravo. Tutt'al più, una volta terminati i miei bisogni, andavo a recuperare una matita per annerire le parti appuntate di Che cosa apparirà? e unire i punti numerati della pista cifrata. Tutto qua. E stavo benissimo! Cosa mi è venuto in mente di attaccarmi alle parole crociate?
Ho anche una confessione da fare: confesso che un paio di volte, in occasione di viaggi in treno, ho comperato un'altra rivista. Sì, ho tradito il Conte con Il corriere enigmistico, che è praticamente una fotocopia della più illustre Settimana, con la differenza che le soluzioni ai giochi e cruciverba li trovi nel numero stesso, senza dover aspettare una settimana. Ho voluto fare il furbo, ma l'ho pagata cara. Credevo che avere le soluzioni nello stesso numero fosse meglio, e invece no. Appena ti manca una parola, comincia a venirti la tentazione di andarla a vedere nelle ultime pagine. Allora ti dici “no, aspetta, magari la trovi dopo”. È un po' come quando sai che hai già fumato troppe sigarette e ti viene voglia di fumarne un'altra. Cerchi di resistere, magari resisti anche per un po', ma poi, che tu abbia resistito 5 o 50 minuti, quando te la fumi (perché te la fumi, ovviamente) ti senti comunque sconfitto, privo di volontà, debole, incapace, umiliato. Una volta che sei andato a verificare una parola non ti serve più a niente resistere strenuamente, come Leonida alle Termopili, prima di verificarne un'altra: anche se ce la fai (ed è dura...), lo smacco della prima sconfitta resta intatto e non è minimamente scalfito da questa nuova prova di coraggio.
Insomma, i cruciverba, che dovrebbero essere un gioco e che potrebbero magari rassicurarti sullo stato delle tue conoscenze, sono in realtà più simili a dei riti di autoflagellazione da Settimana Santa che a dei piaceri enigmistici. Che sia per questo che già godo all'idea che stasera potrò attaccare La Settimana enigmistica n° 4222, anno 82, Euro 1,50 (in Italia)?
Il primo numero, 23 gennaio 1932

giovedì 14 marzo 2013

Francesco

Mi sa che ho sbagliato foto...

… E Francesco fu. E tutti a rallegrarsi dell'omaggio al poverello di Assisi.
Ma se dite Silvio a un italiano è poco probabile che lui pensi per prima cosa a Silvio Pellico o Silvio Orlando; se dite Armstrong a un astronauta è poco probabile che lui pensi per primo al dopato del Tour de France; se dite Uma a un critico cinematografico è poco probabile che lui pensi alla moglie del dio Shiva. Allo stesso modo, se dite Francesco a un gesuita mi sembra molto più probabile che lui pensi prima a Francesco Saverio, al secolo Francisco de Jasso Azpilcueta Atondo y Aznares de Javier, uno dei fondatori, insieme a Ignazio di Loyola, della Compagnia di Gesù, che a San Francesco d'Assisi, al secolo Giovanni Francesco Bernardone di Pietro.
Francesco Saverio era un missionario gesuita, attivo soprattutto in Oriente (India, Indonesia, Giappone e Cina). Come la maggior parte dei missionari dei suoi tempi, il '500, era sua abitudine imporre ai convertiti di prendere un nome cristiano e di adottare vestiti occidentali. È sepolto a Goa, dentro una tomba che fu regalata da Ferdinando II dei Medici, una specie di grosso panettone barocco in marmo di Carrara e argento massiccio. Sepolto... in parte, visto che 62 anni dopo la sua morte degli inviati del Vaticano pensarono bene di staccargli un braccio per portarlo a Roma, dove è tuttora conservato nella Chiesa del Gesù. Altre asportazioni seguirono negli anni successivi, finché i gesuiti locali, temendo di ritrovarsi con una tomba vuota, misero fine al sinistro traffico.
I gesuiti hanno la reputazione di essere dei grandi intellettuali e dei politici di prim'ordine. Pur predicando l'umiltà e la povertà, si sono distinti nella storia per il loro gusto per la ricchezza e il potere (soprattutto in Giappone e in Portogallo, poi in Spagna), cosa che spinse re Carlo III a cacciarli dal Paese nel 1767. L'esempio di Re Carlo fu poi seguito da Ferdinando IV, re di Napoli, e dal Duca Ferdinando di Parma. Finché Papa Clemente XIV soppresse l'ordine nel 1773. Ma nel 1801 Papa Pio VII lo restaurò.
Anni fa mi raccontarono una barzelletta in Francia (fu un Domenicano a raccontarmela): Due frati si incontrano a Parigi, nella place de la Concorde. Uno è un Domenicano, l'altro è un Gesuita. Il Gesuita chiede al Domenicano: “Fratello, potreste indicarmi come arrivare all'Arc de Triomphe?” “Non lo troverete mai, fratello, gli risponde il Domenicano, dovreste andare sempre diritto”. Questo per sintetizzare la leggendaria tortuosità mentale dei Gesuiti.
Il Preposito Generale della Compagnia di Gesù, cioè il capo dei Gesuiti, è comunemente definito “il Papa nero”, in riferimento alla potenza dell'Ordine e alla sua influenza sulla vita della cristianità.
Mo' ecco qua Papa Francesco. In occasione della sua prima apparizione pubblica abbiamo visto un uomo apparentemente semplice, spiritoso, nonché “a forma di papa”, come ha giudiziosamente commentato mia moglie. Ma già dai giornali di questa mattina appaiono altri aspetti dell'ex-Cardinale Bertoglio. Un uomo semplice, questo sì, che non ama i fasti (buona fortuna in Vaticano!), che tifa per il San Lorenzo, suadra che ha vinto 13 volte il campionato di calcio argentino, che sembra attento alle preoccupazioni degli umili. Ma anche un uomo dogmaticamente molto rigido, opposto alla pillola, all'aborto (definito “contrario al disegno di Dio”), alle unioni gay (“una mossa del diavolo”) e ancor più all'adozione da parte di coppie gay. Sulle donne sembra avere chiare opinioni: "Le donne sono naturalmente inadatte per compiti politici. L'ordine naturale ed i fatti ci insegnano che l'uomo è un uomo politico per eccellenza, le Scritture ci mostrano che le donne da sempre supportano il pensare e il creare dell'uomo, ma niente più di questo" (http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/1085940/papa-francesco-le-donne-inette-per-la-polita.shtml). Da bravo argentino, pensa che le isole Falkland appartengano all'Argentina, il che non è sorprendente. Ma, ahimé, sembra che questo non sia stato il suo solo punto di accordo con i militari che diressero il Paese dal '76 all'83, trasformando 30.000 cittadini in desaparecidos. Secondo Horatio Verbitsky, scrittore e giornalista, membro di Human Rights Watch, nonché collaboratore del New York Times, del Wall Street Journal e di El País, il comportamento del Cardinale Bergoglio e di tutta la Chiesa argentina durante gli anni della dittatura fu più che ambiguo (ampie inormazioni, in spagnolo, qui: http://www.taringa.net/posts/noticias/5189962/Bergoglio-Dictadura-e-Iglesia---Por-Verbitsky.html).
Secondo l'avvocato Emilio Fermin Mignone, fondatore del Centro di Studi Legali e Sociale, nonché padre di una desaparecida, Bergoglio sarebbe stato un esempio della “sinistra complicità ecclesiastica con i militari che si incaricarono di compiere lo sporco compito di lavare il cortile interno della Chiesa con la accondiscendenza dei prelati”. 
In particolare Bergoglio è accusato di aver favorito l'arresto di due gesuiti, Orlando Yorio e Francisco Jalics, arrestati una settimana dopo che il Cardinale li aveva espulsi dalla Compagnia di Gesù, dando così un chiaro segnale ai militari della Giunta.
Non voglio entrare qui in troppi dettagli, né tirare conclusioni affrettate. Numerose informazioni sono disponibili su vari siti argentini.
Vedremo che tipo di papa sarà questo Francesco. Probabilmente e almeno in parte, sarà una nuova versione di Papa Wojtyla, che coniugava un'apparente umanità alla Giovanni XXIII con un rigore dogmatico e una “prudenza” (chiamiamola così...) politica alla Pio XII. Mi pare comunque poco probabile che la Chiesa cattolica si sia dotata di un pontefice deciso a rompere con le vecchie tradizioni di potere e di intrigo che la caratterizzano. Anche perché la cosa sarebbe molto strana.


martedì 12 marzo 2013

Consigli al prossimo papa

 
Oggi i cardinali di meno di ottant'anni si riuniscono nella Cappella Sistina per eleggere il nuovo papa. Dire che sono divorato dall'attesa sarebbe certamente eccessivo, anche se ammetto una certa curiosità.
Naturalmente assisteremo al solito psicodramma del colore della fumata: è bianca o è nera? Non si capisce mai bene. Questa volta ci dicono che un nuovo e moderno sistema, consistente nel bruciare particolari agenti chimici, ci permetterà di non avere dubbi. Vedremo. Dopotutto, è possibile che secoli di studio e ricerca finiscano col darci risultati soddisfacenti, almeno quanto quelli che si ottenevano in passato bruciando paglia o carta.
Ma l'attesa vera è quella sul nome del futuro papa. La tradizione va avanti dall'anno 533, quando fu eletto tale Mercurio di Proietto. Siccome ritrovarsi con un papa che portava il nome di un dio pagano sarebbe stato un po' imbarazzante per Santa Romana Chiesa, il neo-eletto si scelse il cristianissimo nome di Giovanni, fino ad allora usato una sola volta, dieci anni prima, da un senese che fu poi arrestato da Teodorico, re ostrogoto, e morì in prigione. Ne approfitto per notare che a quei tempi, cioè tra l'agosto 523 e il marzo 537, furono eletti ben sette papi in meno di nove anni. Una pacchia per i giornalisti.
Ma torniamo ai nomi.
Ci ricordiamo tutti della disarmante mancanza di originalità di Albino Luciani, che si scelse, primo nella storia, un doppio nome, composto da quelli dei due che l'avevano preceduto. Almeno Karol Wojtyla non fece che ispirarsi a dieci suoi predecessori, che avevano assunto l'esatto nome di chi li aveva preceduti, e la cui indispensabile lista ti propongo qui: Giovanni VII, Gregorio III, Benedetto VII, Giovanni XV, Giovanni XVIII, Clemente X, Clemente XIV, Pio VII e Pio XII. 
Notiamo anche che, una volta stabilita la tradizione del cambiamento di nome, due neo eletti si dissero semplicemente “e che me ne importa a me?” e si tennero il nome che gli avevano affibbiato babbo e mamma: Adriano VI (al secolo Adriaan Florenszoon Boeyens Dedel, nativo di Utrecht) e Marcello II (al secolo Marcello Cervini degli Spannocchi, di Montefano, nelle Marche).
L'altro giorno non so quale giornalista ha scritto, non si sa bene sulla base di quali informazioni, che c'è la possibilità che il prossimo passeggero di papamobile assuma il nome di Francesco, mai usato fino ad oggi. Anche qui, vedremo.
A me, con tutto il rispetto per il poverello di Assisi, piacerebbe di più che, quando il cardinale protodiacono uscirà sul balcone per pronunciare la famosa formula che incomincia con Annuntio vobis gaudium magnum e termina con qui sibi nomen imposuit... annunciasse poi un bel nome di quelli che uno non si aspetta. Non dico un nome mai usato, ma uno di quelli che “fanno papa” almeno quanto Neri fa toscano, Gavino sardo e Pier Silvio figlio di. Che ne so?, Aniceto, per esempio, o Ponziano.
Tra i miei preferiti, tutti usati in precedenza una volta sola (ed è un peccato), ci sono: Adeodato, Agatone (buono, virtuoso), Aniceto (invincibile), Antero (?), Calo (uno dei figli di Perdice, nipote di Dedalo), Cleto (eletto), Conone (generale ateniese), Dono, Eleuterio (libero), Eutichiano (?), Evaristo (assai prestante), Fabiano (coltivatore di fave, che magari per un papa non è molto bello...), Formoso (da scegliersi solo se somaticamente corretto), Igino (sano), Lando (diminutivo di Orlando, o Landolfo, o Gerlando, o Rolando), Liberio, (variante di Libero), Lino (viene dal tessuto), Milziade (terra rossa), Ormisda (re persiano), Ponziano (quinto), Sabiniano (appartenente a quel popolo che viveva tra le attuali provincie di Rieti e dell'Aquila), Simmaco (alleato), Simplicio (puro d'animo), Siricio (?), Sisinnio (ardente di grazia), Sotero (salvatore), Telesforo (colui che porta a buon fine, e non portatore di TV, bestia!), Vitaliano (che abbia lunga vita), Zefirino (dal vento primaverile), Zosimo (vitale). 
Approfittando del fatto di portare un cognome cardinalesco (Alfredo Ildefonso Schuster fu cardinale di Milano dal 1929 al 1954) mi permetterei di sconsigliare al prossimo calzatore di Prada rosse di scegliersi un nome mai usato prima, o bizzarro, che potrebbero dare l'impressione di un'eccessiva ricerca di originalità. Penso in particolare a nomi come Ameglio, Ampellio, Aulo, Brunero, Delvandolo, Diocle, Edolo, Elino, Espartero, Frondiano, Galdino, Gradenico, Malito, Mietrio, Profilio, Volio, o Zelo. 
Ma questi nomi te li sei inventati!, mi dirai tu, lettore incredulo. E invece no. Li ho semplicemente trovati sul sito del comune di Pioraco, provincia di Macerata. Sì, io vado sul sito di Pioraco, provincia di Macerata. Embè? 
Se ci fossi andato pure tu non avrei bisogno di spiegarti che “Pioraco è conosciuto anche come il paese dei nomi strani. La spiegazione di tale fenomeno risale al periodo in cui a Pioraco arrivavano enormi quantità di libri destinati al macero per la fabbricazione della carta. Molti di questi libri venivano letti, conservati e costituivano una fonte inesauribile di nuovi termini, di conoscenza ……e di nomi da mettere ai propri figli”.
E ora, soddisfatto di questo mio fondamentale contributo all'elezione del nuovo pontefice, me ne vado a fare la spesa.

venerdì 8 marzo 2013

La tristezza del ramo che si secca


La penisola del papagayo, Costa Rica

Ditemi che è uno scherzo.
Fino a ieri non sapevo chi fosse Walter Vezzoli, e mi andava bene così. Oggi so che è un amico e stretto collaboratore di Beppe Grillo. E vabbè.
Senonché L'Espresso ha pubblicato un articolo che parla di questo Vezzoli e dei suoi presunti affari in Costa Rica. Al che Vezzoli risponde in un'intervista al Fatto quotidiano.
Fin qui niente di anormale: che un giornale o una rivista indaghino su uno stretto collaboratore di un importante leader politico non è cosa che mi scandalizzi.
Trovo più, come dire?..., disarmanti le dichiarazioni di Vezzoli al Fatto.
Per esempio: quando L'Espresso sostiene che il Costa Rica è un paradiso fiscale, Vezzoli risponde che non è più vero dal 2011, omettendo di indicare che lui ci abitava prima di quella data.
Ma là dove le cose assumono un aspetto di alta quanto involontaria poeticità è sul sito di una delle società di Vezzoli, EcoFeudo, che presenta un progetto (“un sogno”, dice lui) per metà affare milionario e per metà incubo settario.
Il progetto comprende la costruzione di un villaggio su un terreno sopraelevato che domina il golfo del papagayo, il che “gli conferisce tutti i benefici delle energie positive che provengono dalla baia”. Si vede che le energie che arrivano dall'entroterra non sono così positive, visto che l'intero villaggio avrà bisogno di essere “circoscritto da mura in pietra ed equipaggiato con un sofisticato sistema d'allarme a raggi infrarossi”. Certo, la sicurezza sarà “tutelata anche dalla perfetta armonia di convivenza con il 'pueblo' locale”, però un bel muro e un po' di raggi infrarossi sono sempre meglio dell'armonia di convivenza. E comunque, a scanso di equivoci, “ogni abitazione sarà dotata, grazie alla struttura geologica del terreno, di bunker antiatomico fornito di particolari filtri depuratori progettati per difendersi da contaminazioni chimiche, biologiche e batteriologiche”. Ditelo pure a Kim Jon-un: se alla Corea del Nord venisse da buttare bombe atomiche sul Costa Rica, a quelli di EcoFeudo non gli farà un baffo.
A partire da questo simpatico villaggio ecosostenibile, protetto da mura in pietra e da sofisticati sistemi a raggi infrarossi, nonché equipaggaiato con rifugi antiatomici, si potranno vivere numerose avventure, tra le quali (giura di non ridere): “rafting, canyoning, kayaking, rappelling, canopy, tarzan swing, horse riding, mountain bike, rally in adv, bungee jumping, deltaplano”. Non si sa bene come mai 'deltaplano' sia in italiano, quando un bel hand gliding ci sarebbe stato così bene.
Ma non solo: “a soli 15 minuti dal nostro ecovillaggio” uno potrà trovare tutto un vasto repertorio di luoghi ecologicamente impeccabili, come “ristoranti, pizzerie, locali dove gustare drink, vivere il rito dell'aperitivo (sic, ndr) e godere di indimenticabili tramonti, cinema, sale da ballo e discoteche”. Insomma, se ti va di spendere un cacazillione di euro per comprarti casa in Costa Rica, poi stai tranquillo, puoi vivere come a Rimini d'estate.
Tanto più che l'ecovillaggio avrà una sua filosofia, perfettamente spiegata in questo nobile incitamento: “ama la nuvola, il cane, il libro, ma soprattutto ama l'uomo. Senti la tristezza del ramo che si secca”. È vero, anch'io mi sono sempre sentito molto turbato dalla tristeza del ramo che si secca. E oltre tutto mi è anche capitato di non amare una nuvola.
E pensare che per migliorare il mondo basterebbe invertire due vocali! “Le vocali sono la E e la O. La parola è DENARO. Da un'economia che, sul DENARO, ha fondato, da millenni, il suo potere, caricandone il significato di sopraffazione, egoismo, avidità, schiavitù, si può passare, solo con questa semplice inversione, all'economia del DONARE”. Invertiamo, invertiamo! E viva la pace nel mondo!
Non sei d'accordo? Ma come! Non sai che “sul DENARO si è fondato l'impero del vitello d'oro che scatenò l'ira del buon Mosé (il buon Mosé...) che fu costretto a scendere dal Sinai”? E oltre tutto era vecchio e ha dovuto portarsi giù a mano delle tavole di pietra!
“Intendiamoci, il denaro in sé non è ignobile ma un mezzo come altri”. E infatti quando serve a comprarsi una villa in Costa Rica non vedo perché lo si dovrebbe continuare a scrivere a tutte maiuscole.
Ad ogni modo, e a scanso di equivoci, l'ecovillaggio batterà pure moneta: “la moneta si chiamerà FEUDO”, che è un bel nome e che permette di fare la differenza con le collane di perline di plastica del Club Méditerranée.
C'è poi il problema della salute, ma stai tranquillo: il villaggio “sarà equipaggiato con un'ambulanza per il pronto intervento”. Se poi ti capitasse qualcosa di grave, che problema c'è? “Per gli interventi di massima urgenza è disponibile l'eliporto di ecofeudo”. Niente di anormale: un po' come in tutti i villaggi italiani.
Ma, mi dirai, tutto 'sto popò di villaggio avrà pur bisogno di gente che ci lavori. Anche qui tutto è previsto: “il lavoro in ecofeudo assume un significato diverso. Viene percepito come l'applicazione della propria passione al servizio di una collettività attenta a tutti gli aspetti dell'ecosostenibilità”. Metti, dico a caso, ma metti che una costaricana abbia la passione delle pulizie dei cessi dei ricchi, o un costaricano della raccolta dei loro rifiuti: a EcoFeudo potranno mettere le loro passioni al servizio di una collettività attenta a tutti gli aspetti dell'ecosostenibilità. Pensa che bello! E magari saranno pure pagati in feudi, che potranno tranquillamente convertire nella loro banca abituale, quella dove vanno le donne di servizio e gli spazzini del Costa Rica.
Per finire, un po' di urbanismo. Vezzoli dice che aveva messo gli occhi su 30 ettari di terreno, e aveva pensato di edificarne 15. Edificare come? “Le costruzioni potranno avere una superficie fino a 750 mt quadrati coperti su un'area propria di 5000 mt quadrati di terreno”. Si parla quindi di trenta unità abitative, visto che ognuna occuperebbe col suo terreno mezzo ettaro. Questo naturalmente in assenza di un qualsiasi negozio, luogo collettivo, strada, eliporto, ecc.
Trenta unità abitative con rifugi antiatomici approvigionati per “garantire alla famiglia le condizioni di sopravvivenza per diversi anni”, quindi non parliamo di cantine di 10 metri quadri. 
Ma chi è questo Vezzoli? L'Emiro del Qatar, o lo scemo del villaggio? E che cacchio è questa ideologia che consiste nell'ambire alla creazione di mini-paradisi tropicali riservati a qualche vip? Come si compreranno queste case, con DENARO o con feudi? È immaginabile che uno che ha ideato un progetto come questo sia davvero “un ragazzo formidabile” (Grillo dal palco di Piazza San Giovanni in Laterano)?
Ma fatemi il piacere...

giovedì 7 marzo 2013

Le parole sono importanti

Beppe Grillo a Marina di Bibbiena

Quando, un paio di giorni fa, ho visto questa fotografia sui giornali, sono rimasto perplesso. Perché mai, mi sono chiesto, Beppe Grillo si è fatto immortalare in questa improbabile tenuta davanti alla sua villa sulla spiaggia di Marina di Bibbona? Ovviamente non per non farsi riconoscere dai numerosi giornalisti presenti; casomai per affermare visivamente la sua non-disponibilità ad essere intervistato.
Ma è la giacca in sé che mi ha più incuriosito E ho voluto saperne di più.
La giacca è della marca Ai Riders on the Storm, sul sito della quale leggo: “Pensato e disegnato da Giovanni Chicco, arriva un nuovo e originale progetto, garantito da 3 brevetti e la cui licenza è stata affidata a Comei & Co”. Sulla stessa pagina (http://www.ai-storm.com/about.php) leggo poi un'arzigogolata dichiarazione di intenti, in tipico linguaggio pubblicitese:
“Ai storm è pianificare itinerari avventurosi. Trovare compagni di viaggio. Accettare le sfide. Condividere una storia. Rompere il ghiaccio. Guardare attraverso il vento. Scegliere una destinazione. Evadere. É stupire gli amici. É essere a proprio agio. É essere protetti da un guscio di futuro. É riuscire a vedere il mondo con colori diversi. É la giacca pirata come certe navi certi dischi certe bandiere. É raggiungere la consapevolezza della propria dimensione di spazio e di tempo. É amore. É amicizia. È iniziare a cambiare se stessi indossandola. Ai storm é una giacca da cittadino del pianeta pensata per lanciarsi alla scoperta del globo. Cambia i colori i rumori la musica e la vita. Rimane integra sotto ogni minaccia etica ed estetica”.
Beh, certo che l'assicurazione di una vita integra “sotto ogni minaccia etica ed estetica” è roba pesante...
Mi ha però particolarmente incuriosito il logo presente sulla giacca, che ho finito con l'individuare ingrandendo l'immagine. Il logo, che sulla giacca è arricchito dal disegno parziale di un orologio, è questo:


Ignorando completamente l'esistenza degli orologi U-boat, ho voluto anche qui saperne di più e ho trovato qualche precisazione sul sito della marca (http://www.uboatwatch.com/it/u-boat/le-origini.php?m=1&sm=3): “Lucca, 1942. Ilvo Fontana, artigiano di strumenti di precisione, ricevette una prestigiosa commessa dalla Marina Militare Italiana: disegnare e costruire un nuovo modello di orologio per i suoi piloti. La sfida consisteva nel soddisfare alti standard di qualità della Marina rispettando specifiche tecniche molto precise, e soprattutto garantire la massima visibilità ed affidabilità in ogni condizione di luce e tempo. Tuttavia le circostanze non permisero di concretizzare il progetto". 
Le “circostanze” erano... la Seconda Guerra Mondiale. Il '42 è l'anno della battaglia di El Alamein. Mentre otto divisioni italiane erano mandate al macello dal governo fascista nel deserto egiziano, la Marina Militare chiedeva a Ilvo Fontana di disegnare un nuovo orologio per i suoi ufficiali.
Ma veniamo al nome U-boat. Il termine è un anglicismo derivato dal tedesco U-boot, a sua volta abbreviazione di unterseeboot, letteralmente “nave sotto il mare”, cioè sottomarino. Come lo spiega la pagina Wikipedia, U-boat è usato in tutte le lingue, meno che in tedesco, “come sinonimo dei battelli sottomarini tedeschi della prima e seconda guerra mondiale”. Si trattasse di aviazione invece che di marina, è un po' come se uno andasse in giro con un logo con su scritto Luftwaffe.
Ora, tanto per dirla con Nanni Moretti, le parole sono importanti. Le parole contano, dicono cose, spiegano, raccontano. Le parole hanno una storia, non cadono dal cielo. Sono mattoni con i quali costruiamo la nostra identità. Sono segnali. E ha ragione l'editorialista del Washington Post Richard Cohen a indignarsi che il nome di un sottomarino nazista sia usato oggi per motivi commerciali. “Chi comprerebbe, - si chiede Cohen – per non dire porterebbe un orologio il cui nome deriva da quello di un sottomarino assassino che, anche se già usato durante la Prima Guerra Mondiale, si guadagnò una reputazione durante la Seconda Guerra Mondiale combattendo per i Nazisti?”
La risposta ce la dà Italo Fontana in un'intervista alla rivista online Business & Gentlemen (http://www.businessgentlemen.it/index.php?option=com_content&view=article&id=2091:italo-fontana-orologi-e-passioni&catid=41:architettura-design&Itemid=58): "Sylvester Stallone ne ha quattro e mi ha anche voluto incontrare, Schwarzenegger ne ha voluto uno con la dedica “Governatore della California”, Armani l’ha comprato a Mikonos, Kenzo, David Beckham, Tom Cruise e Capirossi lo possiedono, e anche alcune donne, tra cui Victoria Beckham e Lindsay Lohan".
Come si vede da questa foto (bisogna ingrandirla per vederlo bene), anche Beppe Grillo ne ha uno, oltre a portarne il logo sul giaccone da alieno:

  L'U-boat di Beppe Grillo

Non vorrei essere frainteso: non sto dicendo che Grillo abbia simpatie naziste. Assolutamente no. Sto solo dicendo che trovo incomprensibilmente stupido e offensivo che uno come lui porti una giacca e un orologio con su scritto U-boat.
Beppe, ma se davvero volevi fare un po' di pubblicità a una marca di orologi, non potevi sceglierne un'altra? Lo so che poi ti lamenti di essere accusato di tutto e del contrario di tutto, però certe volte te le vai proprio a cercare: avevi proprio bisogno di portarti al polso un orologio da 2.000€ che si chiama U-boat andando a fare comizi?

lunedì 4 marzo 2013

Un po' di politica estera



Mi è sempre interessata la politica estera, perché credo che sia guardando a ciò che succede nel resto del mondo che possiamo poi meglio valutare ciò che succede da noi.
Il Movimento 5 stelle è stato molto avaro di prese di posizioni in politica estera durante la campagna elettorale, e così pure lo è stato il duo Grillo-Casaleggio. Parlo del duo Grillo-Casaleggio perché il primo ha dichiarato a proposito del secondo: “io parlo, lui scrive”.
A forza di cercare però, ho finito col trovare un articolo apparso sul Corriere della sera del giugno 2012 (http://www.corriere.it/politica/12_giugno_25/dal-mossad-all-iran-grillo-battistini_1bdbada6-be8b-11e1-8494-460da67b523f.shtml). L'articolo parla di un'intervista di Grillo a un non meglio identificato quotidiano israeliano.
A proposito della situazione siriana, Grillo avrebbe dichiarato: “Ci sono cose che non possiamo capire. Non sappiamo se sia una vera guerra civile o si tratti d'agenti infiltrati nel Paese”. Probabilmente ciò farà molto piacere alle vedove, ai fratelli e sorelle, nonché agli orfani delle migliaia di oppositori massacrati dal regime di Bashar al-Assad.
A proposito dell'Iran, “Un giorno ho visto impiccare una persona, su una piazza di Isfahan. Ero lì. Mi son chiesto: cos'è questa barbarie? Ma poi ho pensato agli Usa. Anche loro hanno la pena di morte: hanno messo uno a dieta, prima d'ucciderlo, perché la testa non si staccasse. E allora: che cos'è più barbaro?” L'unica forma di esecuzione capitale che potrebbe giustificare il fatto di far dimagrire un detenuto perché non gli si stacchi la testa dal corpo è l'impiccagione. L'unico Stato americano nel quale la pena di morte è ancora applicabile per impiccagione è il New Hampshire, dove l'ultima esecuzione ha avuto luogo nel 1939 (Howard Long, condannato per omicidio e stupro). Nell'anno precedente alla dichiarazione di Grillo, il 2011, negli Stati Uniti furono giustiziate 43 persone su 310 milioni di abitanti, in Iran 360 su 75 milioni di abitanti. Negli Stati Uniti la pena capitale è ancora in vigore in 28 Stati su 50. Meno di due mesi fa Alireza Mafiha, 23 anni, e Mohammad Ali Sarvari, 20 anni, sono stati impiccati sulla pubblica piazza (un parco cittadino) a Tehran. Effettivamente viene da domandarsi cosa sia più barbaro.
Sempre a proposito dell'Iran: “Mia moglie è iraniana. Ho scoperto che la donna, in Iran, è al centro della famiglia. Le nostre paure nascono da cose che non conosciamo”. Sarà che la donna è al centro della famiglia iraniana, però, siccome Grillo non è il solo ad essere andato in Iran, posso affermare che: 1) in Iran le donne sono obbligate a vestirsi “modestamente” in pubblico: se espongono più del viso e delle mani, sono passibili di una pena di 70 frustate; 2) le donne non possono diventare giudici; 3) sulle spiagge e in tutti gli sport vige la segregazione sessuale: uomini da una parte, donne dall'altra; 4) l'età legale minima del matrimonio per le donne è di 13 anni; 5) un futuro marito può, ma solo se lo vuole, firmare un contratto pre-nuziale nel quale si impegan a restare monogamo; 6) un uomo e una donna non hanno diritto di tenersi per mano, né di stringersi la mano per salutarsi in un luogo pubblico; 7) nel 2008 il governo interruppe la pubblicazione della rivista indipendente Zanan, rivista che difendeva i diritti delle donne, perché costituiva ”una minaccia per la sicurezza psicologica della società”. E mi fermo qui peché la lista potrebbe essere molto più lunga.
Sempre a proposito dell'Iran: “L'economia lì va bene, le persone lavorano. È come il Sudamerica: prima si stava molto peggio. Ho un cugino che costruisce autostrade in Iran. E mi dice che non sono per nulla preoccupati”. Secondo un articolo dell'agenzia Reuters del settembre 2012 (http://www.reuters.com/article/2012/09/19/us-iran-unemployment-idUSBRE88I0TA20120919), l'inflazione in Iran era del 25% e il rial, la moneta locale, aveva perso il del 50% del suo valore in un anno. Secondo il governo iraniano, citato nello stesso articolo, il tasso di disoccupazione nel trimestre marzo-giugno 2012 era ufficialmente del 12,9%. Secondo il Bollettino Economico pubblicato da Bankitalia lo scorso gennaio, la disoccupazione in Italia aumenterà nel 2014, raggiungendo il 12%.
Sulla volontà, più volte espressa da Mahmud Ahmadinejad, di distruggere Israele: “Cambierà idea. Non penso lo voglia davvero: lo dice e basta. Del resto, anche quando uscivano i discorsi di Bin Laden, mio suocero iraniano m'ha spiegato che le traduzioni non erano esatte...”. Beh, se uno lo dice e basta e se per l'altro è solo un problema di traduzione, allora possiamo stare tranquilli...
Sullo Stato d'Israele: “Tutto quel che in Europa sappiamo su Israele e Palestina, è filtrato da un'agenzia internazionale che si chiama Memri. E dietro Memri c'è un ex agente del Mossad. Ho le prove”. 
Se senti un odore insopportabile, stai tranquillo: non sei tu che hai fatto una puzzetta, è quello che hai appena letto.

giovedì 28 febbraio 2013

Democrazia?

Ambrogio Lorenzetti, Allegoria del buon governo (dettaglio)

Come ebbe a dire molti anni fa un politico francese, “la maggioranza ha sempre ragione, ma la ragione ha raramente la maggioranza”. E faremmo bene a meditare su questo aforisma.
Chi ha trionfato a queste nostre ultime elezioni è evidentemente il “non-partito” M5s, attraverso l'abile logorrea del suo portaparola Beppe Grillo. Ragione? Non ragione? “Ai posteri l'ardua sentenza”, come scriveva il pallosissimo Manzoni.
Sta di fatto che adesso Parlamento e Senato devono fare i conti con il programma del “non partito” cha basa il suo funzionamento su un “non Statuto”.
A fine aprile dell'anno scorso Grillo dichiarò a Palermo, parlando dei partiti politici: “La Mafia non ha mai strangolato il proprio cliente. La Mafia prende il pizzo, 10%. Qui siamo nella Mafia che ha preso un'altra dimensione, strangola la propria vittima” (video su http://www.youtube.com/watch?v=D4Wa1uua3Bk).
Quel che capisco da questa allucinante dichiarazione è che i politici sono peggio della Mafia, che “non ha mai strangolato il suo cliente”. Il che da senso a quel “tutti a casa” ripetuto mille volte dallo stesso Grillo durante la campagna elettorale. Ma cosa succederebbe se i politici fossero davvero mandati tutti a casa?
Quello che traspare dal programma del M5s è che sarebbe il popolo a prendere il potere, attraverso l'utilizzo di internet. Tutte le nuove leggi dovrebbero essere rese pubblicche “on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione (sic) per ricevere i commenti dei cittadini” (vedi programma M5s). Parlamentari e senatori ci sarebbero sempre, immagino, però sarebbe bene che fossero come quelli che propone il M5S, ovvero delle persone “non condannate”, che avessero prima superato un esame sulla Costituzione, che potessero essere eletti solo due volte, che non godessero di privilegi particolari e che non esercitassero nessun'altra professione o carica durante il loro mandato.
Siccome gli utenti di internet in Italia sono circa 30 milioni e gli aventi diritto al voto circa 50 milioni, non si capisce bene se i 20 milioni restanti dovrebbero essere obbligati per legge a usare internet, o se li si dovesse semplicemente trascurare come un'entità priva d'importanza. Aggiungo che dai 30 milioni di utenti bisognerrebbe sottrarre tutti i numerosissimi bambini e adolescenti troppo giovani per votare. Come evitare poi che molti si prendessero la briga di crearsi numerose false identità su internet è un altro quesito senza risposta.
I parlamentari e i senatori diventerebbero comunque dei ragionieri che si limiterebbero a contare le opinioni positive da una parte e le negative dall'altra prima di votare a favore o contro una proposta di legge.
E io che credevo che la parola democrazia fosse composta da δῆμος (popolo) e κράτος (potere), e che volesse dire potere del popolo! Che babbeo retrogado! Non avevo capito che la vera democrazia è internet. Peccato che se le cose fossero state così una trentina d'anni fa la Francia non avrebbe soppresso la pena di morte, che oggi i rom andrebbero cacciati dall'Italia (68% favorevoli, sondaggio Ipr Marketing, maggio 2008), che i gay continuerebbero a non potersi sposare (43,9 contro, sondaggio Istat, maggio 2012) e che tanto meno le coppie gay avrebbero diritto di adottare un bambino (80% contrari).
Credere alla saggezza delle decisioni che un popolo intero potrebbere prendere su qualsiasi argomento in qualsiasi momento è come credere che un nuovo Harry Potter possa nascere da un incrocio tra il Mago Zurlì e la Fata turchina.
Quello che come cittadino ho diritto di aspettarmi da parlamentari e senatori non è che facciano sempre ciò che vuole la maggioranza della gente, ma che, quando lo ritengono necessario, si prendano la responsabilità di decisioni impopolari. Se poi quelle decisioni dovessero rivelarsi nefaste sarà mio diritto votare per qualcun altro alle elezioni seguenti. È questa la democrazia: ti affido un compito e se tu non lo svolgi bene lo affido a qualcun altro.
Se ti affido un compito è per due motivi altrettanto importanti: il primo è che credo tu lo possa svolgere meglio di me; il secondo è che penso ci siano molti casi nei quali il bene comune dovrà passare davanti al mio bene particolare, cosa che tu potrai valutare meglio di me.
Questo è il senso della democrazia, che non può funzionare se non si accorda a chi si elegge un diritto all'errore.
Se ti eleggo deputato o senatore ho il diritto di aspettarmi da te un comportamento responsabile nelle decisioni che prenderai. Se quel comportamento non ce l'avrai non voterò più per te. Ma non sarò mai così stupido da confondere la necessaria meccanica della democrazia, pur con i suoi difetti, con un tuo comportamento sbagliato. Se lo facessi rischierei, come dicono i francesi, di buttare via il bebé con l'acqua del bagno.
Grillo, cacchio!, svegliati. Internet non vuol dire libertà, vuol dire demagogia; vuol dire dare a tutti la possibilità di esprimersi sotto l'emozione del momento; vuol dire rinunciare alla ragione.
Vuoi ridurre i privilegi dei politici? D'accordo. Vuoi escludere dal Parlamento i condannati? D'accordo (se però mi spieghi condannati a che cosa e da quale grado di giudizio). Vuoi che nessuno possa essere contemporaneamente deputato e sindaco magari di un paesino di 3.000 abitanti? Già meno d'accordo. Ma non venirmi a parlare di internet. Usalo, se vuoi, usalo quanto vuoi. Ma non venirmi a raccontare che internet garantirebbe più democrazia, perché quella è una panzana grossa come tutto il porto di Genova.
Nessuno, e soprattutto non internet può obbligare la gente a diventare più intelligente di quello che è. Ci sono solo individui e gruppi che possono convincere la maggioranza della gente a votare per loro. Tu sei uno di questi, e ti sei rivelato anche molto bravo, molto abile, molto convincente.
Ma, Grillo, non venirmi a dire che la politica è peggio della Mafia e che la Mafia “non ha mai strangolato il proprio cliente”, perché quelle sono parole infami che lasciano pensare che dietro tutta quell'abilità e quella bravura ci sia solo un invasato tribuno.
A proposito, guarda che si dice stràngola, non strangóla.

mercoledì 27 febbraio 2013

Per un'amica americana

Un'amica americana mi fa sapere via Facebook che usa i miei post nella sua classe di italiano. Ne sono lusingato e incomincio quindi subito cercando di rendermi utile con un appunto grammaticale: quando si scrive in italiano non si mette la s finale che indica il plurale alle parole straniere, quindi si scrive post anche se si vuole dire posts. Inoltre non si usa il corsivo quando la parola straniera è entrata a far parte del vocabolario italiano. Si scriverà quindi computer e marketing, parole inglesi ormai di uso comune anche da noi, ma decision maker e new entry, espressioni spesso usate per puro snobismo.
L'amica in questione mi chiede di scrivere qualcosa sulle elezioni. Ahimé, amica mia, non so proprio da dove incominciare. Ma ci proverò lo stesso.
Intanto una cosa: l'attuale legge elettorale italiana viene chiamata correntemente “porcellum”, che è una parola che non esiste. È un latinismo, cioè una finta parola latina (anche questo viene considerato molto snob) che viene dall'italiano “porcello”, ovvero young pig. Il ministro che fece votare questa legge nel 2005 la definì lui stesso una “porcata”, traducibile forse con dirty trick, o low blow, il che la dice lunga sulla nobiltà d'animo e l'elevazione morale di certi nostri ministri.
Devi sapere che c'è molta differenza tra Stati Uniti e Italia (e non solo perché noi mangiamo molto meglio di voi :-)). Voi statunitensi, con tutte le vostre differenze, tendete comunque sempre ad essere fieri di essere americani. Da noi è diverso: qui va molto di moda pensare che si sta meglio all'estero, che “gli altri” sono migliori e che l'Italia è una banana republic. L'autolesionismo (self-injury, o self-destruction) è uno sport nazionale. E queste ultime elezioni ne sono ancora una volta una prova eclatante.
Per esempio: come spiegarti che un miliardario libidinoso, gretto (narrow-minded), maschilista e condannato a quattro anni per evasione fiscale abbia ancora ottenuto tanti suffragi? Ve lo immaginate voi un Donald Trump alla testa di un partito che raccoglierebbe il 29% dei voti? Impossibile! Non da noi.
Dovete sapere anche qui da noi la gente si informa molto più attraverso la televisione che attraverso i giornali e che noi guardiamo tantissimo la televisione. Anni fa, quando il Presidente del Consiglio era Bettino Craxi (uno che finì la sua vita da latitante, cioè fugitive, in Tunisia), Silvio Berlusconi, approfittando di un vuoto nella legge, si creò un impero mediatico il cui apice è costituito da tre canali televisivi molto seguiti; Canale 5, Italia 1 e Rete 4. Questi canali, che propongono fondamentalmente trash TV, hanno anche dei telegiornali al servizio del loro padrone, Silvio Berlusconi. In questo senso l'Italia può essere considerata come un Paese all'avanguardia (Paese si scrive con la maiuscola per distinguerlo da paese con la minuscola, che vuol dire village), perché è stata governata per ben 17 anni dall'uomo più ricco del Paese, che di fatto controllava l'essenziale dell'informazione, sia attraverso le sue televisioni private e i suoi giornali, che attraverso i giornalisti che poteva mettere a capo della televisione pubblica.È una specie di trionfo del capitalismo.
Ma come mai, mi direte voi, non è stata fatta nessuna legge che impedisse una tale concentrazione di potere mediatico, inimmaginabile in qualsiasi altro Paese democratico? Perché negli anni nei quali la sinistra era al potere è stata una pappamolle (lazybones, slacker), incapace di prendere decisioni. Ma andiamo avanti.
Il fatto principale di queste elezioni è stato il trionfo del Movimento 5 stelle, gruppo che si definisce come “non-partito” e che ha raccolto il 25,5% dei suffragi. Se è vero che alcuni aspetti di questo non-partito possono ricordare Occupy Wall street, è altrettanto vero che molti di quelli che l'hanno votato l'hanno fatto per esprimere un generico voto di protesta contro “la casta”, ovvero i politici di professione. Per esempio: voi che siete circa 315 milioni avete 441 deputati e 100 senatori; noi, che siamo 61 milioni, abbiamo 630 deputati e 322 senatori. La nostra rappresentazione popolare è numericamente quasi il doppio della vostra, mentre la nostra popolazione è un quinto della vostra. È un po' come se voi aveste 3150 representatives e 1610 senatori. Un incubo! Ve lo immaginate lo sperpero (dissipation, splash) di denaro pubblico? 
Non solo, ma i nostri parlamentari, oltre a ricevere i compensi più alti d'Europa, godono di tutta una serie di privilegi che vanno da una pensione che entra in vigore anche solo dopo pochi giorni di presenza in Parlamento a tassi di prestito privilegiati e inferiori a quelli degli altri comuni mortali. Nel nostro palazzo del Parlamento c'è un parrucchiere gratuito, una sauna gratuita, un servizio medico gratuito; i parlamenti viaggiano gratis e sempre, anche se vanno in vacanza, su tutto il territorio nazionale, sia in treno che in aereo che in nave e non pagano nemmeno i pedaggi autostradali (highway tolls); ogni anno il nostro Parlamento spende 1.3000.000$ per offrire a ogni parlamentare 50 agende (daybooks) rilegate in cuoio con il logo della Camera; al ristorante della Camera un piatto di pasta costa 2$ e una bistecca di manzo 3,5$; la mutua dei parlamentari prevede rimborsi medici maggiori per i deputati e le loro famiglie; 5 anni di presenza in Parlamento assicurano poi una pensione annuale di circa 94.000$; ma la lista sarebbe molto lunga. Aggiungerò solo un'ultima cosa: quando alcuni deputati furono fotografati mentre giocavano a videogiochi sui loro IPad durante una seduta del Parlamento, fu presa una decisione importante: la preidenza della Camera vietò... le foto.
Davanti a questa situazione è naturale che ci sia una generale diffidenza verso i politici. Diffidenza rinforzata dalla situazione di quegli altri politici, regionali, che in questi ultimi anni hanno approfittato ancora di più dei loro privilegi. Così, per esempio, il Presidente della regione Sardegna (1.700.000 abitanti, cioè la metà di quelli del Connecticut) riceve uno stipendio annuale di circa 230.000$, cioè più della metà di quello del Presidente degli Stati Uniti.
L'Italia è un vecchio Paese, dalla storia plurimillenaria. Ma è una democrazia giovane, molto più giovane della vostra. Per secoli gli italiani sono stati separati in piccoli Stati governati da potenze straniere o dal Papa. È normale che quei secoli abbiano creato una grande diffidenza verso ogni forma di potere, anche se è molto meno normale che i politici di oggi siano tanto corrotti e incapaci.
Ma devo sottolineare anche un'altro aspetto importante del porcellum. Quando voi andate a votare sapete per chi votate e ognuno di voi ha poi il “suo” rappresentante e il “suo” senatore a cui potete mandare delle mail e magari telefonare. Da noi no: da noi si è votato per delle liste fatte dai partiti. Prendi il Senato, per esempio: il primo nome su tutte le liste del Popolo della Libertà, quello di Berlusconi, da Milano a Roma e da Venezia a Firenze, era lo stesso: Silvio Berlusconi. È un po' come se da voi uno stesso candidato senatore si potesse presentare davanti agli elettori dell'Alabama e contemporaneamente davanti a quelli del Maine. Capisci perché è difficile spiegarvi come stanno le cose?
Detto questo, la situazione nella quale ci troviamo ora è molto confusa. Se la sinistra ha una piccolissima maggioranza alla Camera, al Senato non ce l'ha nessuno e tutti pensiamo che dovremo tornare a nuove elezioni entro qualche mese, un anno al massimo. Senonché nessuno può garantire che delle nuove elezioni potranno far venir fuori una maggioranza chiara.
Sì, l'Italia è un Paese complicato, che ama gli intrighi, gli inciuci (scams) e i complotti. Un Paese per molti aspetti meraviglioso, ma politicamente maturo come un bambino di quattro anni. Un Paese dove l'evasione fiscale è la regola, la corruzione una realtà quotidiana e la criminalità organizzata (Mafia, Camorra, 'Ndrangheta) un cancro. Un Paese dove "fare il furbo", cioè cercare di fregare gli altri, è un passatempo nazionale.Un Paese che spesso quelli che ci governano definiscono ingovernabile semplicemente perché non sono capaci di fare leggi (in particolare una legge elettorale) che lo renderebbero governabile.
Magari la prossima volta scriverò un altro post specialmente per te, raccondandoti tutto il male che penso di molti aspetti degli Stati Uniti, per assicurarmi che tu non finisca col pensare che preferirei vivere nel tuo paese piuttosto che nel mio. Sarà che abito in Toscana, in un appartamento dove la gente di qui dice abbia dormito Leonardo da Vinci, e se alzo gli occhi dal mio computer ho davanti a me una torre in pietra del XIV secolo... Ma per oggi basta così.
The tower outside my window