venerdì 7 luglio 2017

Elogio del pelo


Siamo ormai in piena estate e come ogni anno è arrivata la solita epidemia di isteria pseudo-salutista e di fanatismo anti-pilosità femminile. A me, come ogni anno, viene un po' da vomitare.
Non credo di essere solo. Credo però che la pressione sia tale che molti esitano a confessare di non essere d'accordo con il dogma politicamente corretto della femmina depilata.
A più di quarant'anni di distanza ricordo ancora con un certo ribrezzo l'impressione che mi fece il primo contatto con un pube femminile interamente rasato. Fu una cosa tanto raccapriciante quanto sorprendente, che mi provocò uno stupore di quelli che si provano davanti a qualcosa, o qualcuno, di incommensurabilmente stupido. Perché?, mi chiesi. Perché?
Da allora sono stato abbastanza fortunato, o forse sono solo stato estremamente vigile, rifiutando anche solo la possibilità di un contatto intimo con qualunque persona di sesso femminile mi lasciasse sospettare una propensione sconsiderata alla rasatura totale. Negli anni ho dovuto finire con l'accettare l'assenza di peli sulle gambe, andando fino a sorridere, falsamente compiaciuto, quando la donna con la quale ero mi diceva "guarda che bello! Mi sono rasata le gambe!", manco quello fosse stato un giustificabile motivo d'orgoglio. 
Ma sono soprattutto i peli sotto le ascelle che mi sono (troppo) spesso mancati. Mi è mancata la ricchezza del loro mistero, la profondità del loro sentore, il contatto vellutato con la loro densità.
Quanto al pube, quanta miseria in quelle colline spelacchiate, in quelle tristi superfici umiliate da rasoi e cerette, rese sterili e morte da incomprensibili aneliti verso non so quale stupida purezza! Un sesso privato della sua corona di peli l'ho sempre visto come una cosetta squallida e umiliata, come uno di quegli alberelli potati fino ad assomigliare a dei vasi barocchi, o una di quelle statuette di ceramica da quattro soldi che la gente compra per metterle sul comò ad affermare un buon gusto che buon gusto lo è solo per chi gusto non ne ha.
Forse prenderai queste mie parole per le divagazioni di un vecchio solitario che, non avendo di meglio da fare, di sesso si limita a parlare. Fai pure. Ma quando cammino per le vie di una città e mi sento assalito da ogni parte da immagini di giovani donne che sembrano affermare come una vittoria alle Termopili la loro triste rinuncia ad ogni traccia di animalità, di pilosità e di odore, quando incrocio, a centinaia, quelle specie di insipidi surrogati di femmine dalle quali emanano solo profumi artificiali, quei corpi negati sotto strati di creme, deodoranti, ciglia finte, sederi e seni rifatti, nasi limati e labbra botulinate, quando vedo solo movimenti studiati e coreografati, sguardi calcolati e ammiccamenti privi di ogni spontaneità ripenso con gioia a quegli anni passati ad assaporare ambrosie delle quali ormai resta solo il ricordo.