martedì 25 luglio 2017

Della carota



Che in altre parti del mondo — in India per esempio — le carote fossero viola lo sapevo perché l'ho visto con i miei occhi. Non sapevo però perché le nostre carote fossero arancioni. Ma incominciamo dall'inizio. E parliamo della daucus carota.
Botanicamente parlando, daucus è un genere della famiglia delle apiaceae, dell'ordine degli apiales, delle sottoclasse delle rosidae e mi fermo qui, tanto siamo tutti fatti di quella roba di cui sono fatti i sogni, carote comprese. Pare che nell'antica Grecia la carota la chiamassero καρωτόν, cioè karotòn, il che è un po' ridicolo, ma non importa. Ciò che importa è che le carote erano un po' viola, un po' rosa, un po' biancastre e un po' gialle.
Poi cos'è successo? È successo che verso la fine del '600, in seguito a una sere di cose che non ti sto a raccontare e che vanno dalla Pace di Münster del 1648 alla Guerra degli Otto Anni, con tanto di presa di possesso del porto di Brielle da parte della Marina indipendentista olandese, tutte cose delle quali puoi trovare notizie su internet, è nata la Repubblica delle Sette Province Unite. Non che gli olandesi ci tenessero a vivere in una repubblica, per carità. Ma visto che Guglielmo I, detto il Taciturno, era morto e che non sembrava esserci in giro qualcun altro che desse voglia di farlo re, decisero di mettere su una repubblica.
Ma laddove tutto questo interessa le carote (si fa per dire) è che Guglielmo I, ancora oggi considerato il Padre della Patria con tanto di maiuscole, apparteneva alla dinastia dei Nassau-Orange.
Lasciamo pure perdere i Nassau, che come tutti sappiamo erano originari della Renania-Palatinato, che in tedesco fa Rheinland-Pfalz, con quel Pfalz un po' ridicolo ma non importa, e discendevano da tale Dudo-Enrico che visse a cavallo (non perché era nobile, aspetta), dicevo a cavallo dell'XI e del XII secolo. Sì, lasciamoli da parte e veniamo agli Orange, casato fondato da Bertrand I (o Bertrando di Baux) attraverso il suo matrimonio con Tiburge II di Orange nel 1173. Questi Orange vivevano dalle parti dell'omonima città francese, non tiravano il loro nome dall'arancia, frutto che sarebbe arrivato in Europa dal sud-est asiatico solo verso il 1300, bensì dal dio celtico dell'acqua Arausio. Quando i Romani fondarono un insediamento sulle rive del Rodano, nell'anno 35, lo chiamarono proprio così, Aurasio. Cioè, lo chiamarono Colonia Julia Firma Secundanorum Arausio, ma siccome il nome era un po' lungo, la gente si mise a chiamarlo solo Aurasio, il che era nettamente più comodo. Com'è come non è, Aurasio diventò prima Aurenja e poi Aurenjo in provenzale.
Là dove le cose si complicano è che il nome dell'arancia deriva dal sanscrito naranga, diventato poi narang in persiano e naranj in arabo. E qui, se mi permetti, mi offro una digressione. Eccola qua.
Pare siano stati i portoghesi a importare l'arancia in Europa ed è per questo che in Albania si chiama portokall, in Bulgaria e in Macedonia portokal, in Grecia portokali, in Romania portocala, in Georgia p'ort'oxali e persino in Etiopia birtukan. Senza poi parlare del dialetto napoletano, che usa la parola purtuallo. Come vedi, questa digressione valeva la pena di essere fatta.
Ma torniamo alla carota. Verso la fine del '600, come dicevo all'inizio, un contadino olandese, per rendere omaggio a Guglielmo I, Padre della Patria, e a tutta la sua dinastia, si mise a selezionare le carote fino a ottenerne di arancioni. Lui non se l'aspettava, ma quelle carote arancioni, oltre ad essere più belle da vedere, avevano anche un sapore più dolce e delicato di tutte le altre. Inutile dire che tutti i contadini d'Olanda e poi d'Europa si misero a fare la stessa cosa e che è così che le nostre carote odierne hanno lo stesso colore dell'ornithogalum dubium, o stella di Betlemme, che è un fiore sudafricano del quale magari ti parlerò un'altra volta.
Per ora vado a farmi un buon caffè.