mercoledì 5 maggio 2010

Amarcord

Fiat 500 giardiniera, 1960

Conscio della mia età e cercando di non fare di questa coscienza né un orgoglio vanesio, né una ragione di tristezza, non posso certe volte non cadere nel mio-Dio-come-sono-cambiati-i-tempi al quale tutti prima o poi ci lasciamo un po' andare. Mi vengono allora in mente degli aneddoti, delle piccole cose che mi confermano nella mia sensazione. Allora, ecco un piccolo florilegio di amarcord personali.

Mi ricordo di quando Almirante, allora segretario generale dell'MSI si fermò con alcune persone del seguito a mangiare in autostrada a un autogrill Fini (sic): il personale dell'autogrill si mise immediatamente in sciopero per non doverlo servire a tavola.
Mi ricordo del Giorno dei ragazzi, supplemento del giovedì del Giorno, e dei disegni di Jacovitti, soprattutto quelli con Cocco Bill e quelli con Tom Ficcanaso.
Mi ricordo che in casa si poteva dire stupido, ma non cretino e soprattutto non scemo, che erano troppo volgari.
Mi ricordo che tra bambini ci insultavamo dandoci del sifilitico, senza assolutamente sapere cosa volesse dire.
Mi ricordo dei pennini a torre, che avevano la forma della Tour Eiffel.
Mi ricordo della Fiera del latte di Lodi.
Mi ricordo che il mio amico Donato (dovevamo avere dodici o tredici anni) raccontò di aver visto in una vetrina di farmacia delle mutande da donna con un cartellino che diceva "speciali per quei giorni" e mi ricordo che ci chiedemmo a lungo cosa poteva voler dire.
Mi ricordo che il mio amico Piero, che era uno che si vantava sempre di un sacco di cose che in realtà inventava, ci raccontò delle sue avventure in colonia e del fatto che il prato di fianco alla colonia delle femmine era "pieno di ditalini".
Mi ricordo di una figurina Liebig sulle mine di zolfo intitolata "cernita e frantumazione".
Mi ricordo dei miei primi pantaloni lunghi, anzi del mio primo vestito, che era in principe di Galles, e che mi fu regalato per la cresima.
Mi ricordo che quando Papa Giovanni entrò in coma la radio trasmise solo musica classica per un mese.
Mi ricordo di "e dopo Carosello tutti a nanna".
Mi ricordo di un gol di Altafini, che era centravanti del Milan, contro il Galatasaray in  Coppa dei Campioni.
Mi ricordo che il papà del mio amico Roberto lavorava come meccanico per la Bianchi e faceva il Giro d'Italia.
Mi ricordo che mia madre, che era insegnante delle medie, esitò molto prima di andare a scuola in pantaloni.
Mi ricordo che all'età di nove anni vidi in televisione, alle nove di sera, quando c'era un solo canale, Amleto.
Mi ricordo che i democristiani chiamavano i comunisti " trinariciuti".
Mi ricordo che alle elementari non avevamo il diritto di scrivere con la biro.
Mi ricordo che quando un insegnante arrivava in classe ci si alzava tutti in piedi.
Mi ricordo della vittoria di Livio Berruti nei 200 metri alle olimpiadi di Roma.
Mi ricordo di Miguel Montuori.
Mi ricordo della sera in cui la nostra vicina, la Signora Radice, suonò alla porta per dirci che avevano sparato a Kennedy.
Mi ricordo che in autobus mi alzavo per lasciare il posto alle persone anziane.
Mi ricordo dell'ouverture di Zampa, che era un 45 giri blu e nero.
Mi ricordo di Gianni Morandi che cantava tutte le sere al caffé concerto in piazza, a Bellaria, e che durante il giorno giocava a flipper alla sala giochi.
Mi ricordo di un insegnante di inglese che mi disse che ero un cucciolotto zuzzurellone.
Mi ricordo di quando comperai A hard day's night dei Beatles: stavo tornando a casa tutto felice, quando in contrai il mio amico Nino. Gli feci vedere il disco, lui mi chiese com'era. "Non lo so, gli risposi, non l'ho ancora sentito". "Ma come?, mi disse lui, stupito: l'hai comperato senza averlo sentito prima?!"
Mi ricordo dei Tre moschettieri, del Conte di Montecristo e di Robin Hood con le copertine nere e verdi.
Mi ricordo che per merenda tagliavo un panino in due e poi ci spalmavo sopra del cacao mescolato con un po' d'acqua.
Mi ricordo del bigliettaio sul suo seggiolino verso il fondo dell'autobus.
Mi ricordo del telefono in duplex: se telefonavano quelli che erano in duplex con te non potevi telefonare tu.
Mi ricordo che portavo dal sarto (il papà di Maurizio) i vecchi pantaloni di mio padre, perché ne facesse dei pantaloni per me.
Mi ricordo di quando le bottiglie di latte in vetro sono state sostituite dai tetraedri in cartone.
Mi ricordo di quando andavamo a Lugano e compravamo del cioccolato.
Mi ricordo che certe volte alla sera mangiavamo riso e prezzemolo.
Mi ricordo di quando partivamo tutti e cinque in vacanza in Fiat cinquecento giardiniera.
Mi ricordo del primo bacio con la lingua: lei si chiamava Annamaria. Quando ha lasciato la bocca aperta io non sapevo cosa fare.
Mi ricordo che l'idea di andare a scuola, alle medie, senza cravatta, non mi avrebbe mai nemmeno sfiorato il cervello.
Mi ricordo che l'altra cantante che interpretò Non ho l'età al festival di San Remo fu Patricia Carli.
Mi ricordo dei pigiama di flanella a righe bianche e blu.
Mi ricordo dell'insegnante di lettere che ci disse che il più bel monumento d'Italia era piazzale Loreto.
Mi ricordo di un'altra insegnante che mi mandò dal preside perché avevo scritto in un tema che la Lucia dei Promessi sposi era una stupida.
Mi ricordo quando per le strade di Milano mi gridavano dietro culattone! perché avevo i capelli che mi scendevano di un paio di centimetri sulla nuca.
Mi ricordo di "Kraft, cose buone dal mondo".
Mi ricordo dei negozi All'onestà.
Mi ricordo che il primo gruppo di "capelloni" ad apparire (in smoking) alla televisione italiana fu The Rokes.
Mi ricordo che la musica dei Kinks mi pareva di una violenza inaudita.
Mi ricordo che i Ray-ban erano gli occhiali dei fascisti.
Mi ricordo di quando nessuno, o quasi, osava dire che era di destra (o comunque nessuno che io conoscessi).
Mi ricordo che quando ho incontrato tre o quattro ragazzi del movimento studentesco di Milano al festival dell'isola di Wight loro mi fecero giurare di non dirlo a nessuno perché la cosa era incompatibile con l'impegno politico.
Mi ricordo che perché la messa fosse valida bastava arrivare prima della fine della predica.
Mi ricordo che c'erano ancora dei treni che si chiamavano Littorine.
Mi ricordo che agli inizi di Studio uno le gemelle Kessler erano obbligate a portare delle calzamaglie nere.
Mi ricordo che Corrado fu mandato via per un po' dalla televisione perché disse che "l'Italia è una Repubblica democratica fondata sulle bustarelle".
Mi ricordo di quando ho trovato la parola polluzione sul vocabolario.
Mi ricordo che Zavattini fu il primo a dire la parola cazzo in radio.
Mi ricordo di Jader Jacobelli e di Tribuna politica.
Mi ricordo che a diciassette anni portavo un dolce vita nero senza sotto niente e che mi sentivo terribilmente all'avanguardia.
Mi ricordo delle manifestazioni dove gridavamo "Il potere nasce dalla canna del fucile".
Mi ricordo che prima dei diciassette anni non ho mai avuto il diritto di uscire di casa dopo cena (a parte al mare, d'estate).
Mi ricordo di quelli che dicevano che il Living Theatre "non era teatro".