domenica 21 aprile 2013

Sono stanco



Volevo scrivere un post sulla rielezione di Napolitano. Ma non sono un commentatore politico. Sono solo uno come tanti, che ha appena assistito, allibito, a un'indegna sceneggiata.
Sono uno che non cerca nemmeno più di capire perché ha l'impressione che non ci sia più niente da capire. Mi viene in mente il vecchio slogan, fermate il mondo, voglio scendere.
Sono assordato da tutti quelli che vogliono continuare a farmi credere di avere capito tutto.
Sono stanco.
Non sono nemmeno deluso. Sono allibito.
Spero che non mi chiami nessuno dall'estero per chiedermi di spiegargli. Non saprei cosa dire.
L'altro giorno, in Francia, mia figlia mi chiedeva di spiegarle Grillo. Ma come fai a spiegare uno che parla di colpo di Stato, che vuole i suoi per strada “a milioni” e che, siccome c'è un colpo di Stato, decide di partire in camper da Udine per andare a Roma? Uno che dice “spargete il Verbo”, manco fosse nato in una grotta di Betlemme? Uno che dice “qui o si fa la democrazia o si muore come Paese”, manco fosse partito in barca da Quarto verso Marsala? Uno che poco dopo dice che, beh, magari c'è un colpo di Stato, però scusate, col camper arriverò a Roma solo a notte fonda, quindi ci vediamo domani?
Mi ritrovo ad essere d'accordo con Nicola Porro, il giornalista del Giornale, che ieri sera in televisione diceva che chi ha vinto sono i conservatori, quelli di destra come quelli di sinistra. Ma te lo immagini, essere d'accordo con Nicola Porro?
Sono stanco.
Stamattina sul giornale ho visto l'unica foto emblematica di tutto ciò che è successo, un primo piano di Berlusconi che se la gode come un grillo (scusa il gioco di parole, ma ci sta) per essere riuscito, praticamente senza muovere un dito, a sfasciare gli avversari politici e a ritrovarsi in una posizione di forza.
Grillo e Berlusconi. Ormai sembrano esistere solo loro due, come i due fuochi di un'improbabile ellisse. Se molto li divide, altrettanto li accomuna: il populismo, innazitutto; la capacità di parlare inebriando e portando l'ascoltatore alla rinuncia spontanea a qualsiasi senso critico; la concezione padronale della politica (il partito sono io); ma soprattutto la straodinaria facoltà di accelerazione continua, che evita, all'uno come all'altro, di rendere qualsiasi conto. Che poi la palese malafede di Berlusconi possa essere superiore a quella di Grillo è secondario. Ciò che conta, per l'uno e per l'altro, è la forma, ben più che la sostanza. Entrambi possono dire tutto e il contrario di tutto, va sempre bene, visto che ciò che li lega ai loro “popoli” rispettivi non è mai un ragionamento, ma qualcosa di più primitivo, come un mal di pancia.
Sul giornale di stamattina c'era anche un'altra foto, quella di Bersani che si tiene la testa, non si sa bene se definitivamente abbattuto o momentaneamente sollevato. Un uomo comunque che già non c'è più e che forse non c'è mai stato. Non so se Bersani abbia finito col capire che non aveva capito niente, ne dubito. Ma quell'immagine dà un'impressione di incredulità, come di uno che non può proprio guardare le cose in faccia, che non ce la fa ad accettare di aver provocato quel cumulo di macerie. Accanto a Bersani, Pirro è un dilettante.
E poi mi dico che tutto questo ha qualcosa di pateticamente ridicolo. Mi dico che tutta questa gente che passa ore ed ore a spiegarmi in televisione il perché e il per come di cose tanto assurde altro non è che una coorte di rane che si prendono per buoi. Panta rei hos potamós, tutto scorre come un fiume anche mentre questi cercano di convincermi di verità di pietra. Nuove ideologie contro vecchie ideologie. Nuove assicurazioni contro vecchie promesse non mantenute. Nuove esegesi contro vecchie epistemologie. Nuovi tribuni contro vecchi marpioni.
Se fossi uno che ama passeggiare in campagna andrei a passeggiare in campagna. Invece sono qui, davanti al computer. Ma continuo a guardare fuori dalla finestra. Vedo vecchie mura etrusche, con la torre del Cassero. Vedo un pezzo di cielo con le nuvole che passano.
Vado a farmi un risotto. Sono stato in Francia per un mese e adesso ho voglia di risotto. Col Carnaroli. E forse dopo anche un po' di ricotta con il miele. Magari dopo mi sentirò un po' meno stanco.