mercoledì 11 luglio 2018

Robe da dylaniani



In origine The Basement Tapes è un doppio LP firmato da Bob Dylan e The Band e pubblicato nel 1975 dalla Columbia Records. Contiene 24 pezzi, cantati in parte da Dylan e in parte da Rick Danko e Levon Helm, della Band. In realtà quei pezzi, più un'altra ottantina, furono registrati nel 1967. Perché allora aspettare otto anni per pubblicarli?
In un certo senso tutto era incominciato il 29 luglio del '66. Dylan se ne stava tornando a casa in moto, una Triumph T100 del '64, quando, forse a causa di una macchia d'olio sull'asfalto, perse il controllo e si schiantò, fratturandosi una vertebra. L'incidente fu tenuto segreto, ma portò comunque all'annullamento di un paio di tournée.
Era ormai un anno che Dylan girava e registrava con la Band, che all'inizio si chiamava ancora The Hawks. I cinque componenti, tutti canadesi, si erano scelti quel nome quando erano diventati gli accompagnatori ufficiali di Ronnie Hawkins, soprannominato The Hawk, il falco, un cantante di rock, rockabilly, country e bluegrass, originario dell'Arkansas, ma trapiantato in Canada. Dylan li aveva sentiti in un locale di Toronto, Le Coq d'Or Tavern, e aveva ingaggiato prima il batterista Levon Helm e il chitarrista Robbie Robertson, poi l'insieme della band per quelle che sarebbero state le sue prime tournée elettriche.
Oggi può sembrare strano, ma nel '65 e nel '66, sera dopo sera e concerto dopo concerto, sia negli Stati Uniti che in Europa e in Australia, i fan, che conoscevano Dylan come cantante folk “impegnato”, lo fischiavano, gli urlavano “traditore!”, “Giuda!”, “venduto!” e altre amenità che lo lasciavano peraltro totalmente indifferente. Gli amanti del folk vedevano con grande diffidenza la musica che andava per la maggiore, sia quella dei Beatles, dei Rolling Stones, delle Supremes, dei Mamas and Papas, o di Sonny & Cher, che quella psichedelica che incominciava a farsi strada e avrebbe travolkto tutto in breve tempo. Per i puristi, che “il menestrello della sua generazione” si fosse messo a suonare la chitarra elettrica era semplicemente scandaloso e inaccettabile.
Tra l'ottobre del '65 e il marzo del '66, due membri della Band, il bassista Rick Danko e il chitarrista Robbie Robertson (che magari non c'entra niente però era figlio di un'indiana mohawk e di uno scommettitore professionista di origine ebraica), avevano accompagnato Dylan durante le registrazioni del mitico doppio LP Blonde on Blonde, quello con Just Like a Woman, Sad-Eyed Lady of the Lowlands, Rainy Day Women #12 & 35 e altri capolavori.
Sta di fatto che l'incidente in moto mise fine a quel periodo caotico fatto di tournée, di fischi, urla e insulti, e di polemiche a non finire. Dylan si ritirò dalla scena, anzi dalle scene, visto che non apparve più in pubblico per otto anni, fino al gennaio del '74.
È così che nel '67 se ne andò a vivere con la famiglia, cioè la moglie Sara e i primi due figli, Jesse Byron e Anna Lea, dalle parti di Woodstock, 150 chilometri a nord di New York.
Allo stesso momento tre membri della Band, il bassista Rick Danko, il tastierista Garth Hudson e il cantante e tastierista Richard Manuel, presero in affitto una casa isolata, a una quindicina di chilometri da Woodstock, sul territorio del paesino di Saugerties. Hudson, al quale piaceva armeggiare con microfoni, registratori e amplificatori, improvvisò uno studio di registrazione del tutto amatoriale, prima nella red room del primo piano (che rossa non era, ma si diceva lo fosse stata un tempo) e più tardi nella cantina.
Senza un vero piano di lavoro, Dylan e la Band, presero l'abitudine di ritrovarsi per provare cose nuove, oppure nuove versioni di cose vecchie, registrandole sul magnetofono rigorosamente mono di Hudson.
Nel frattempo l'editore delle musiche di Dylan continuava a chiedergli nuove canzoni da dare ad altri gruppi, visto anche il successo che i Byrds avevano avuto con Mr. Tambourine Man e All I Really Want to Do, oppure Peter, Paul and Mary con Blowin' in the Wind e The Times They Are a-Changin'.
Ma l'essenziale lo ricorda Robbie Robertson in un'intervista di qualche anno fa:
[Suonavamo quella musica] solo per noi. Eravamo in cerchio e l'idea che fosse possibile fare quella musica e registrarla dicendoci che non importava se nessuno l'avesse mai sentita, era eccitante. Era così strano e così grandioso suonare tutte quelle canzoni. La libertà musicale delle Basement Tapes forse non è stata più raggiunta da nessuno fino a oggi.
In un'altra intervista Robertson, parlando del fatto di registrare in casa, ricorda:
Oggi lo fanno tutti. Ma a quei tempi la cosa era molto rara. Les Paul l'aveva fatto, ma tutti gli altri, per fare un disco, andavano là dove si fanno i dischi […], dove c'è un grosso orologio al muro e un membro del sindacato che ti dice che è arrivata l'ora della pausa pranzo.
Garth Hudson racconta a sua volta come alcune delle canzoni fossero nate direttamente sul posto: Dylan si metteva alla macchina da scrivere, scriveva un testo, poi tutti scendevano in cantina, trovavano una melodia e registravano. Tutto lì.
La cosa andò avanti per mesi. Alcune registrazioni vennero date all'editore musicale di Dylan, altre finirono qua e là, dimenticate per anni. In un filmato su YouTube si vedono perfino dei vecchi nastri che fanno capolino da una vecchia scatola di cartone con su scritto Cantina Sociale Colli Albani – Ariccia. Poco per volta però qualche furbetto riuscì a procurarsi delle copie di alcune registrazioni ed è così che iniziarono a circolare i primi bootleg. Fino a quando, nel '74, la Columbia decise di farne un doppio LP.
Quello che non sapeve o che ho scoperto un po' per caso su internet una decina di giorni fa à che nel 2014, dopo un lungo lavoro di ricerca e di restauro, la Columbia ha pubblicato un cofanetto di 6 CD, intitolato The Basement Tapes Complete, che comprende 138 Pezzi. Non sono 138 canzoni, perché 17 sono in due versioni e 3 in 3. Ma ciò che conta è che il cofanetto è una meraviglia da tutti i punti di vista. Innanzitutto, viste le sue dimensioni (22x21x4 cm) bisognerebbe chiamarlo cofanone piuttosto che cofanetto. Poi il libro cartonato di 40 pagine che contiene i 6 CD e quello di 122 pagine che lo accompagna sono estremamente interessanti sia per l'iconografia e l'impaginazione che per le informazioni che offrono. E poi c'è la musica! Una musica spontanea, senza fronzoli, improvvisata, calda come la copertina di Linus, intelligente, autentica. Una goduria totale.
E se credi che il prezzo del cofanone, che supera di poco i 100€, sia eccessivo, beh, continua pure a comprarti delle mutande griffate. Peggio per te. Io il ,mio cofanone ce l'ho e sono felice come una Pasqua.
Adesso ti lascio e vado a riascoltarmi il CD 3, quello con le due versioni di I Shall Be Released. E magari mi faccio pure un buon caffè.