mercoledì 15 giugno 2011

Tutta colpa dei dipendenti statali

Lavoratoriiiii!

L'eccellente Giorgio Celio Stracquadanio è un deputato. Un eccellente deputato.
Basti sapere che ha:
  • affermato che l'editto bulgaro di Berlusconi avrebbe dovuto includere più nomi;
  • dichiarato che Augusto Minzolini avrebbe dovuto rendere esplicita la linea editoriale del TG1 a favore del governo Berlusconi;
  • invocato contro Gianfranco Fini il “trattamento Boffo”;
  • detto in Senato che L'Aquila “era una città che stava morendo, indipendentemente dal terremoto e il terremoto ne ha certificato la morte civile”;
  • sostenuto che era a favore dell'uso della prostituzione per fare carriera nella politica italiana (intervistatore: “la marchetta fa quasi parte del sistema, no?...” Stracquadaino: “Ma sì... la libertà, anche con degli sconosciuti, fa parte di una dinamica normale”);
  • cercato di introdurre un emendamento al decreto di sicurezza che avrebbe reso non rintracciabili le buste paga dei dipendenti delle aziende vincitrici di appalti pubblici;
  • negato che alla Vynils di Porto Torres (quella ditta i cui operai hanno passato mesi nell'ex carcere dell'Asinara) ci fosse una situazione di crisi;
  • spiegato che “siccome ci sono meno studenti ci vogliono meno insegnanti”
Ieri l'esimio rappresentante del popolo ha tenuto a commentare i risultati dei referendum soffermandosi sul fatto che questi siano dipesi anche dal tam-tam su internet:

Perché su internet noi non vinciamo? Scusate, ragazzi: hanno un esercito che alle due del pomeriggio va a casa e non fa un cazzo. (…) Questo è un esercito di quattro milioni di persone che già nell'impiego pubblico (non voglio dir niente, sennò il mio amico Brunetta s'incazza), già là, secondo me loro manettano di politica e non di pratiche pubbliche; non fanno il loro lavoro. Ma supponiamo che lo facciano tutto. Tornano a casa alle due. Dalle due alle dieci di sera, hai voglia il casino che monto anch'io se sto tutto il giorno dietro alla tastiera!

Insomma, hanno torto perfino quelli che affermano che i risultati referendari sono stati il risultato di “paure irrazionali” sul nucleare. In realtà è stata tutta colpa dei dipendenti statali che non lavorano, magari in particolare di quei precari che proprio ieri lo stesso Brunetta ha apostrofato come “la peggiore Italia”.
Grazie, onorevole: a questa non ci avremmo proprio pensato.
Ma si sa, i grandi statisti come lei servono anche a questo: a spiegarci come va il mondo e perché certe volte noi poveri e ignoranti elettori faremmo meglio a starcene a casa o ad andare al mare, seguendo l'esempio di chi ci ama tanto da aver fondato il partito dell'amore, o di chi fa pernacchie al tricolore.
Peccato che noi siamo davvero troppo stupidi per seguire insegnamenti di tale saggezza.
(La foto di Alberto Sordi, se lo accetta, gliela offrirei in formato poster).

Maschile o femminile?

Logo dell'Accademia della crusca

Mi sono letto la Guida alla redazione degli atti amministrativi redatta dall'Istituto di teorie e tecniche dell'informazione del Cnr in collabortazione con l'Accademia della Crusca. 
“E perché mai ti sei letto la Guida alla redazione degli atti amministrativi redatta dall'Istituto di teorie e tecniche dell'informazione del Cnr in collabortazione con l'Accademia della Crusca?”, mi chiederà l'incredulo lettore. “Perché le parole sono importanti”, potrei rispondere citando l'illustre Nanni; oppure “perché sono un rompicoglioni”, potrebbe suggerirmi di rispondere mia moglie. Entrambe le risposte sarebbero esatte.
Lo ammetto: sono uno che ama le cose precise, ben fatte. Amo i vocabolari, le enciclopedie, le liste. Amo le regole e amo soprattutto le eccezioni, al punto da dare grande importanza all'assioma patafisico secondo il quale “la regola è l'eccezione dell'eccezione”.
Comunque sia, mi sono pappato la Guida ecc. anche perché, avendo vissuto per più di trent'anni in terra transalpina, con la necessità di parlare e scrivere la lingua di Montesquieu e di Gérard Depardieu tralasciando quella di Dante e di Christian De Sica, sono spesso assalito da dubbi amletici su come scrivere una parola, un'espressione, un nome, una data o una quantità. Basti pensare, tanto per fare un esempio, che se in italiano bisogna scrivere “gli italiani”, il francese mette la maiuscola a “les Français” (e ti pareva...).
Il sito dell'Accademia della crusca ce l'ho in memoria nel segnalibri del mio navigatore e mi capita con una certa regolarità di consultarlo e magari pure di leggermene un pezzettino per puro piacere. Articoli come quelli sulla Sintassi del periodo ipotetico, sull'Uso del gerundio con soggetto diverso da quello della frase reggente, o sull'Impiego del congiutivo presente o imperfetto nelle proposizioni subordinate mi fanno godere come un grillo.
Al contrario, mai mi verrebbe in mente di andarmi a sorbire il sito della pallosissima e arrogantissima Académie française che, tanto per dirne una, vorrebbe convincermi a scrivere “mél” per e.mail e “professeur” anche per una professoressa.
A questo proposito, la nobile Accademia italica mi dà dei consigli sotto il titolo Nomi professionali femminili (http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3945&ctg_id=93). Dopo un primo paragrafo introduttivo, ecco cosa trovo:

È inevitabile che un processo linguistico in fieri, come il riassestamento maschile-femminile nei nomi professionali, sia presentato in modo diverso dalle varie "fonti di lingua", che riflettono l'obiettiva oscillazione dell'uso reale. Per il prof. Malesci, che richiama un noto opuscolo ufficiale del 1987 (le Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, compilate da Alma Sabatini) il futuro è delle forme femminili: la ministra, l'avvocata, la soldata. Può darsi che egli abbia ragione. A me sembra però che, al di là dell'uso di alcuni giornali (non di tutti!), più sensibili al "politicamente corretto", nella lingua comune forme del genere non siano ancora acclimatate e, anzi, potrebbero essere oggetto d'ironia. Sul loro successo incide negativamente anche il fatto che molte donne avvertano come limitativa la femminilizzazione coatta del nome professionale, riconoscendosi piuttosto in una funzione o una condizione in quanto tale, a prescindere dal sesso di chi la esercita. I giornali hanno fatto gran parlare, a suo tempo, dell'uso di Irene Pivetti che si riferì a se stessa come «presidente della Camera», «cittadino» e «cattolico».

Non proprio soddisfatto dal riferimento a Irene Pivetti come ispiratrice del buon uso della lingua italiana, sono andato a leggermi la Guida di cui sopra, trovando (parte prima, paragrafo 17) un altro suono di campana:

Per i nomi di mestiere, i titoli professionali e i ruoli istituzionali si suggerisce di usare il genere maschile e il genere femminile in base al genere del referente. Le strategie di riferimento e di accordo variano in base al tipo di testo.
Come regola generale negli atti di indirizzo politico-amministrativo (direttive), negli atti di gestione (atti e provvedimenti amministrativi) e nei regolamenti (atti normativi), e in particolare negli atti di indirizzo per la nomina e la designazione, da parte del Sindaco, dei rappresentanti del Comune presso enti, nelle comunicazioni a persone singole e nei bandi di concorso, è opportuno usare il genere grammaticale maschile o femminile pertinente alla persona alla quale si fa riferimento. Si noti che tutti i nomi di mestiere, di professione e di ruolo possono avere la forma femminile: operaio/operaia, sindaco/sindaca; assessore/assessora; segretario generale/segretaria generale, il presidente/la presidente ecc. È invece da evitare, perché non è grammaticale, l’uso dell’articolo femminile seguito dalla forma maschile, es. la sindaco. Si raccomanda di distinguere sempre il genere quando si fa riferimento a una persona definita, in particolare nell’intestazione, nelle formule d’esordio, nell’oggetto e nella firma.
Esempi:
In lettere, comunicazioni, avvisi: intestazione: Al signor/dottor/architetto XY oppure Alla signora, dottoressa, architetta XY; formula d’esordio: Egregio avvocato XY oppure Egregia avvocata YX; firma: Il responsabile del procedimento oppure La responsabile del procedimento. In delibere: oggetto: Nomina del sig. XY alla carica di consigliere comunale in surroga del consigliere YX oppure Nomina della signora XY alla carica di consigliera comunale in surroga della consigliera YX; elenco dei presenti al Consiglio: Risultano presenti: XY, consigliere, YX, consigliera ecc. Nei moduli da compilare si raccomanda di offrire la possibilità di scegliere il genere pertinente (Il/la residente ecc.).

Pirsonalmente di pirsona, come scriverebbe Camilleri, io tenderei a favorire le indicazioni della Guida, che, ricordandomi quelle delle autorità elvetiche o di quelle quebecchesi, mi invitano a riferirmi a Madame de Sévigné e a Georges Sand come écrivaines (femminile), e non écrivains (maschile). 
Che poi anche in quelle amene benché nordiche contrade esistanto delle Irene Pivetti attaccate alle tradizioni linguistico-maschiliste è probabilmente cosa certa. Ma mi pare che se la natura mi avesse dotato di un numero inferiore di testosteroni e di uno superiore di follicoli ovarici non troverei normale il sentirmi chiamare architetto, sindaco, ministro, o fotografo.

giovedì 9 giugno 2011

Puro sangue ravennate

 Ouidad Bakkali

L'assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del comune di Ravenna è una ragazza di 25 anni, con laurea triennale in Scienze Intenazionali e Diplomatiche conseguita presso la Facolta di Scienze Politiche “Roberto Ruffilli” di Forlì e due anni di partecipazione alle sessioni del Parlamento Europeo dei Giovani come delegata nella commissione affari esteri e poi in quella ambiente e sanità.
Ma l'assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del comune di Ravenna si chiama Ouidad Bakkali, nome ancora meno italiano di Massimo Schuster. E la cosa non piace a tutti. Non piace in particolare a ben cinque consiglieri comunali del PDL, che hanno tenuto a farlo sapere. I cinque scrivono di essere assai preoccupati, dal rischio “di una politica culturale che continui a guardare solo ed esclusivamente all’interculturalità ma che non tenga conto della tradizione culturale della nostra città”. Eh già, perché la città è loro, non di una che ci ha vissuto, studiato e lavorato per 24 dei suoi 25 anni di vita, una che ha magari la nazionalità italiana, però ha la pelle abbronzata anche d'inverno.
“Questo inquadramento nel multiculturalismo — proseguono i cinque — rischia di diventare l’azzeramento dei nostri valori, della nostra identità, delle nostre radici per confluire in una nuova civiltà che è la sommatoria quantitativa di quanti arrivano a casa nostra e dettano le loro condizioni”. Eh già, perché vuoi vedere che magari 'sta Ouidad quando aveva un anno e stava ancora nel suo Marocco natìo si è detta “mo' me ne vado ad azzerare i valori e a dettare le mie condizioni ai ravennati”? No, attenzione: sono cose che capitano! Gli stranieri sono fatti così. Non tutti, per fortuna: Mike Bongiorno, tanto per citarne uno, idee del genere non le ha mai avute. E nemmeno Mal dei Primitives.
Ma il fatto è che i cinque consiglieri sono preoccupati dal pericolo di “annacquare le peculiarità dell’essere e delle tradizioni di Ravenna in un anonimo multiculturalismo di maniera”. Eh, sì, essere di Ravenna è importante. Ravenna non va annacquata! Il mondo intero conosce Ravenna per il mausoleo di Galla Placidia (costruito da una regina visigota), per la chiesa di Sant'Apollinare nuovo (costruita da re Teodorico, ostrogoto, per il culto ariano), per la cappella arcivescovile (costruita anche lei da Teodorico), per il battistero degli ariani (idem) e per la basilica di San Vitale (idem). Come dire, tutta roba ravennate d.o.c.
Uno dei cinque firmatari del documento che smaschera le origini straniere dell'assessore alla cultura, tale Alberto Alcarani (ma lo sa che Alberto è un nome germanico?), che su Facebook oltre a definirisi “christianus catholicus” pare affermi la sua predilezione per la Gialappa’s band e Mai dire Grande fratello, scrive che “se il sindaco nella Bakkali ha visto un simbolo, questo simbolo è l’esatto contrario per i ravennati autoctoni. Non si capisce poi come il Comune territorialmente più esteso dopo Roma non riesca a individuare una persona ivi residente che possa fare l’assessore”. Scusa, Alberto, ma cosa c'entrano gli autoctoni coi residenti? Non è che questo tuo lapsus l'hai messo apposta per dirci che secondo te gli stranieri non dovrebbero mai diventare residenti?...

mercoledì 8 giugno 2011

Egregio Signor Ministro


Egregio Signor Ministro,

(mi perdoni di non chiamarla per nome, ma lei sa bene che è proprio a lei che mi rivolgo), mi permetta, da semplice cittadino e con tutto il rispetto dovuto alla sua funzione, di porle qualche domanda:

  • quand'è stata l'ultima volta che ha fatto la coda in un ufficio postale, in un qualsiasi ufficio dell'amministrazione statale, in un ospedale, a uno sportello ferroviario, in un commissariato di polizia o dai carabinieri?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha dovuto rinunciare a comprarsi qualcosa di necessario perché non aveva i soldi?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha rifiutato un regalo che le veniva offerto da un semplice cittadino come me (o anche meglio di me)?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha preso un autobus, un tram, un filobus o una metropolitana in un'ora di punta?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha seriamente pensato di partecipare ai sacrifici imposti a noi tutti dalla crisi finanziaria proponendo di diminuirsi lo stipendio?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha pensato che un piatto di pasta al ragù pagato 2€ alla buvette della Camera non è una cosa molto normale?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha deciso di prendere la sua macchina personale per andare in un posto perché prendere l'auto blu sarebbe stato davvero scorretto?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha detto in pubblico “mi sono sbagliato”, o “ho commesso un errore”?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha evitato di dire in pubblico “non ho mai detto che...” mentre sapeva benissimo di averlo detto?
  • lei come si sente a lavorare con un ministro suo collega che fa il gesto dell'ombrello al tricolore?
  • lei come si sente a lavorare con un ministro suo collega che prende un aereo di Stato per andare a Milano a vedere l'Inter?
  • lei crede davvero che Berlusconi pensasse che Ruby era la nipote di Mubarak?
  • lei crede davvero che un suo ex-collega si sia fatto pagare la casa a sua insaputa?
  • lei crede davvero che in Italia ci sia la dittatura dei magistrati di sinistra e che la nostra sia “una Repubblica giudiziaria, commissariata dalle procure”?
  • lei crede davvero che una televisione pubblica non debba criticare il governo?
  • lei crede davvero che scrivere un libro o girare un film sulla criminalità organizzata significhi fare pubblicità alla mafia, alla camorra o alla 'ndrangheta?
  • lei crede davvero che Barak Obama sia abbronzato?
  • lei crede davvero che la RAI non dovrebbe pagare le multe dell'AGCOM?
  • lei crede davvero che il quotidiano spagnolo El Pais porti avanti “una campagna sistematica per demolire l'immagine dell'Italia”?
  • lei crede davvero che la maggioranza dei giudici della Corte Costituzionale sia di sinistra?
  • lei crede davvero che i tunisini si siano scordati della promessa fatta da Silvio Berlusconi qualche hanno fa di dare “la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli, di un benessere che significa anche la salute e l'apertura di tutti inostri ospedali alle loro necessità” se fossero venuti a lavorare in Italia?
  • lei crede davvero che “gli insegnanti inculchino idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie”?
  • lei crede davvero che il bunga-bunga sia un fatto assolutamente privato anche quando chi l'organizza presiede un governo?
  • lei crede davvero che se Lucašenko (sa, il presidente bielorusso) è stato rieletto con l'82,6% dei voti è perché il suo popolo lo ama?
  • lei crede davvero che chi non vota per lei o per il suo partito sia necessariamente un coglione?
  • lei crede davvero che fare le corna dietro la testa di un capo di Stato in occasione della fotografia ufficiale di una riunione del G8 sia una cosa spiritosa?
  • lei crede davvero che “il capogruppo dovrebbe rappresentare in aula o in commissione tutti i deputati” perché i deputati “si sentono deprimere in Parlamento con votazioni continuative”? O crede davvero che quella fosse “solo una provocazione”?
  • lei crede davvero che D'Alema sia di sinistra?
  • lei crede davvero che Rosy Bindi sia “più bella che intelligente”?
  • lei crede davvero che Scilipoti sia una persona responsabile?
  • lei crede davvero che “Il Corriere della Sera, che è il giornale di Milano, i tg privati come Sky e dieci programmi della Rai, la tv di stato pagata dagli italiani (...) stiano con la sinistra”?
  • lei crede davvero che ormai Milano rischi di diventare “una zingaropoli di campi rom, assediata dagli stranieri”?
  • lei crede davvero che Medvedev e Putin siano “un dono di Dio” per la Russia?
  • lei crede davvero che ”l'anomalia italiana non sia Silvio Berlusconi, ma lo siano i pm comunisti e i giudici comunisti”?
  • lei si è sentito “addolorato per Gheddafi”, che è “una persona intelligentissima”?
  • lei è d'accordo sul fatto che una disoccupata che non riesce a trovare lavoro ancorché giovane e carina farebbe meglio a cercarsi un marito ricco?
  • lei è d'accordo che il processo Mills è stato “una vergogna per la giustizia italiana”?
  • lei è d'accordo che “il pubblico accusatore dovrebbe essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale”?
  • lei è d'accordo che se a Pompei crollano muri e case è perché hanno duemila anni?
  • lei era d'accordo che le tende dei terremotati dell'Aquila andavano prese “come un camping da fine settimana”?
  • lei è d'accordo che il governo del quale fa parte è “è il più stabile e sicuro di tutto l'Occidente”?
  • lei è d'accordo che “è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay”?
  • lei è d'accordo che “in Italia c'è una prevalenza di uomini”?
  • mi permetta una barzelletta: “Stamani in albergo volevo farmi una ciulatina con una cameriera. Ma la ragazza mi ha detto: "Presidente, ma se lo abbiamo fatto un'ora fa...". Vedete che scherzi che fa l'età?” La barzelletta l'ha fatta ridere?
  • lei ha mai detto a una donna: “mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola... Devi toccarti con una certa frequenza”?
  • e poi, scusi, le piace davvero come canta Apicella?

Nell'attesa di una sua cortese risposta, le porgo i miei più distinti saluti.
Massimo Schuster


martedì 7 giugno 2011

Fragole e mortadella

Ho preso la macchina e sono andato alla Coop. Ho comprato poche cose: fragole, asparagi, latte biologico, un pezzo di pecorino di Pienza Gran Riserva e uno di semistagionato. Ho pagato col Bancomat. Ho ripreso la macchina e sono andato da un gelataio artigianale che fa delle meraviglie. Gli ho comperato mezzo chilo di gelato (amarena, melone e torta di mele). Ho chiaccherato un po' con lui, come mi piace fare sempre con gli artigiani e gli ho detto che non gli avrei mai comperato il gelato al cocco perché il cocco mi piace troppo. Allora è venuta fuori la storia della prima volta che ho mangiato una noce di cocco appena colta, trentasei anni fa, su una spiaggia messicana. Gli ho raccontato come all'interno ci fosse almeno un litro di succo assolutamente paradisiaco. Gli ho detto che quando il succo era finito il cameriere di quel posto isolato e apparentemente poverissimo è venuto a tagliare il cocco in quattro e mi ha portato un cucchiaino. E gli ho spiegato che la polpa aveva la consistenza di una banana bella matura e un sapore che ancora adesso me lo ricordo. Il gelataio mi ha detto che gli avevo messo la voglia di andare nei Caraibi. Ho pagato, ho salutato e ho ripreso la macchina per tornare a casa.
Allora mi è venuto in mente che al reparto formaggi e salumi della Coop c'era una donna davanti a me. Portava uno di quei vestitini estivi che si comprano da almeno cinquant'anni alla Standa e un paio di sandali con delle perline di vetro rosse. Aveva l'aria stanca e trascurata. Ha chiesto se c'era del prosciutto scontato e se n'è fatta affettare cento grammi (“belle sottili le fette, mi raccomando”). Poi ha voluto sapere qual'era la mortadella che costava meno e anche di quella ha preso cento grammi.
Mi è tornata in mente, così, mentre guidavo...
Non c'è nessuna morale a questa piccola avventura quotidiana. Ma avevo voglia di raccontarla lo stesso.

domenica 5 giugno 2011

Grande arte

Avrebbe potuto essere un titolo del Vernacoliere, tipo: Artista se prende 'na banana 'n culo, ché i cetrioli c'hanno 'l morbo. E invece è un articolo del Corriere della sera. Secondo paragrafo:
Vengo attirata dal richiamo visivo di un gruppo di statue religiose dai colori fluo (la Madonna, San Pietro e il serpente, opera di Katharina Fritsch) e, soprattutto, dalla musica incalzante di una band hard rock. Situazione simil Woodstock ma formato mignon (lo spinello fa parte dell’ambience). Sul fondo, una montagnetta di tronchi di legno e lì sopra due che ballano quasi una lap dance, ma vestiti normali, con fare più annoiato che sexy. Un forno acceso che surriscalda l’aria (e fa un caldo boia) nel quale si fonde il vetro delle tante bottiglie di birra e vino bevute, in un gesto di riciclo molto greenmodaiolo. Questo è il «padiglione» open air dei Gelitin, un famoso, irriverente collettivo austriaco (fondato a Vienna nel 1978), invitato a questa Biennale. E cosa ti serve a merenda questo gruppetto di artisti? Nudo come un verme c’è uno di loro che si offre a un altro in una pratica di sodomizzazione con una banana (completa di buccia). La cosa va avanti per un po’ finché la musica smette e il pubblico astante applaude.
Sembrava che la giornalista, tale Francesca Pini, avesse preso la strada giusta. Senonché nel paragrafo successivo scrive che siamo in un porno da edicole notturne, in giochi di nonnismo da caserma, nel voyeurismo più assoluto (anche Jeff Koons ha spesso indugiato sull’argomento ma sempre controllandone l’estetica). 
Jeff Koons ha sempre controllato l'estetica? Forse è bene ricordare qualche controllo estetico dell'ex-marito della Cicciolina. Questo, per esempio:


Oppure questo:


Non c'è che dire: dal punto di vista dell'estetica, Koons va alla grande!
Prosegue la Pini: non c’è neppure la sofisticazione intellettuale dell’Azionismo viennese, alla Nitsch, artista che pure nelle sue performances sparge e cosparge le persone di sangue animale in un rito purificatorio dell’esistenza umana, macchiata dalla sua colpevolezza eterna.
Non c'è che dire: anche qui siamo davanti a grande arte:


Meno male che nell'articolo c'è anche il commento di Ali Janka, un componente fondatore dei Gelitin: «Non era affatto una performance. Questa volta abbiamo fatto davanti a tutti ciò che facciamo normalmente quando ci troviamo fra di noi a casa o in studio. Usiamo di tutto: carote, melanzane… Personalmente ho cucinato anche della pasta condendola con escrementi».
Wow! Pasta condita con la cacca! Questa sì che è un'idea artistica!
Qualcuno mi spiega come siamo passati dall'impiego della parola arte per Goya, Van Gogh e Pollock a quello per questa manica di coglioni? Mi devo essere perso un capitolo...

venerdì 27 maggio 2011

LGBTTTIQQA (ecc.)

 


In un articolo della Repubblica di ieri ho scoperto l'esistenza di un acronimo che non conoscevo: GLBT. Ho cercato su Google e ho trovato una pagina Wikipedia dedicata a LGBT. Piccola differenza, non sostanziale.
LGBT significa Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Wikipedia però mi spiega che esistono delle varianti all'acronimo:

Esistono molte varianti, incluse variazioni che hanno un ordine diverso delle lettere, ma LGBT è l'acronimo più comune ed è uno dei più accettati nell'uso corrente. Quando i transgender non sono inclusi nel riferimento il termine viene abbreviato in LGB. Solitamente si aggiunge la Q per queer e la I per intersexual (qualche volta abbreviato con un punto interrogativo) (LGBTQI); altre varianti sono diventate LGBU, dove U sta per unsure (insicuro), e I per intersexual (LGBTI), un'altra variante è T per transessuale (LGBTT), un'altra è T (o TS o il numero 2) per persone con Two-Spirit (due spiriti), e una A per straight allies (LGBTA). Una sua forma completa è LGBTTTIQQA, sebbene sia molto raro. La rivista Anything That Moves ha coniato l'acronimo FABGLITTER (da Fetish, Allies, Bisessuale, Gay, Lesbica, Intersex, Transgender, Transexual Engendering Revolution (rivoluzione del genere transessuale). Il termine non è entrato, comunque, nell'uso comune.

E per fortuna che non è entrato nell'uso comune! Già è quasi impossibile ricordarsi del nome del vulcano islandese che erutta schifezze sulla Scozia (il Grimsvoetn) o del primo ministro giapponese (Naoto Kan), figuriamoci il LGBTTTIQQA o il FABGLITTER! Sì, certo, fabglitter in inglese può voler dire “scintillio favoloso”, ma chi lo sa? E poi, scusate, l'idea che 'sto scintillio favoloso sia riservato a quelli che fanno l'amore in modo diverso da me mi fa anche girare un po' i santissimi. Chiedete a mia moglie se non scintillo favolosamente anch'io quando faccio zinzin!...
Mi pare che a forza di voler catalogare la gente in generale e se stessi in particolare si finisca col cadere nel ridicolo. E mi viene in mente la frase della femminista nonché ministro Françoise Giroud che ebbe a dire anni fa che il femminismo avrebbe vinto quando donne incapaci fossero state fatte ministri. Ora, a parte il fatto che questa citazione sta a indicare che l'Italia, col suo tripudio di ministri femmine incapaci va ormai considerata come l'Eden del femminismo mondiale, mi spiegate dove sta l'idea di uguaglianza e di parità se uno deve sempre preoccuparsi di sapere con chi un altro va a letto e in che modo?
Da cittadino francese ho sempre pensato che nel famoso motto Liberté, Égalité, Fraternité l'Égalité ci stesse come i cavoli a merenda e ho sempre sostenuto che si sarebbe dovuto sostituirlo con Liberté, Diversité, Fraternité perché è verso il rispetto delle differenze più che delle aspirazioni all'uguaglianza che mi pare si debba andare. Ma non è che poi uno debba passare la vita a coltivarle, queste differenze, come se fossero discriminanti positive o negative. Se andiamo avanti così mi sa che tra un po' mi sentirò obbligato a definirmi EVLRTDRNQVACBFIFPI (Eterosessuale Vegetariano Lombardo Residente in Toscana Divorziato Risposato Nonno Quattro Volte Ateo Calvo Barbuto Fumatore Italo-Francese Presbite Ipermetrope). Chi può dire se la mia eterosessualità mi definisce meglio del mio vegetarianismo, della mia residenza in Toscana o della mia pilosità facciale? E poi, è normale che abbia dimenticato la B di Bianco, la P di Patafisico e l'altra, fondamentale P di Pigro?
In tutto questo gran bisogno di definirci e di differenziarci dagli altri io vedo soprattutto una certa quantità di miseria umana e di incapacità ad accettare noi stessi semplicemente per quello che siamo tutti: dei bipedi illogici, chimicamente instabili ed emotivamente imprevedibili. Il che, tutto sommato, non è poi una condizione così sgradevole, indipendentemente dal modo e dal partner con cui facciamo zinzin (se lo facciamo).

martedì 24 maggio 2011

I 70 anni di Dylan


Visto che oggi è il settantesimo compleanno di Bob Dylan e visto che ho recentemente pubblicato un post su di lui e soprattutto su un certo numero di baggianate scritte su di lui (19 aprile), ecco oggi la traduzione di un altro post, di sua mano, disponibile in versione originale all'indirizzo http://www.bobdylan.com/news/my-fans-and-followers.
Avrei voluto pubblicare anche una selezione di link versi articoli e video venuti o tornati fuori oggi, ma sono talmente numerosi che ho rinunciato.

Dixit Bob:

Permettetemi di chiarire un paio di cose sulla cosiddetta controversia cinese che è andata avanti per più di un anno. Prima di tutto nessuno ci aveva mai vietato di suonare in Cina. Questa storia è stata inventata da un promotore cinese che cercava di farmi andare in Cina dopo il Giappone e la Corea. La mia impressione è che avesse già fatto stampare i biglietti e avesse fatto promesse a certi gruppi prima che ci fosse stato un qualsiasi accordo. Non avevamo intenzione di suonare in Cina allora e siccome la cosa non accadde, molto probabilmente il promotore dovette salvarsi la faccia dicendo pubblicamente che il ministero dell'interno cinese mi aveva rifiutato il permesso di suonare. Se qualcuno si fosse dato la pena di verificare con il governo cinese sarebbe stato chiaro a tutti che le autorità cinesi erano all'oscuro di tutto.
Quest'anno ci siamo andati con un altro produttore. Secondo Mojo (rivista inglese di musica che ama autodefinirsi la migliore rivista musicale del mondo) ai concerti sarebbero venuti soprattutto degli stranieri e ci sarebbero stati un sacco di posti vuoti. Falso. Se qualcuno vuole verificare con chi ai concerti ci è venuto scoprirà che si trattava soprattutto di giovani cinesi. Pochissimi stranieri. Gli stranieri erano a Hong Kong, non a Pechino. Su 13.000 posti ne abbiamo venduti circa 12.000 e i biglietti restanti sono stati regalati a degli orfanotrofi. È vero che la stampa cinese mi ha reclamizzato come un'icona degli anni '60, pubblicando molte foto di Joan Baez, Che Guevara, Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Il pubblico del concerto probabilmente non conosceva nessuno di loro. Ciò nonostante ha risposto con entusiasmo alle canzoni dei miei quattro o cinque ultimi CD. Chiedete a chi c'era. Erano giovani e secondo me non conoscevano nemmeno le mie vecchie canzoni.
Quanto alla censura, il governo cinese aveva chiesto la lista delle canzoni che avrei suonato. Non c'è una risposta logica a questo, quindi gli abbiamo mandato la lista delle canzoni dei concerti degli ultimi tre mesi. Se c'è stata una qualsiasi canzone, un verso o una riga censurata nessuno me l'ha mai detto e abbiamo suonato tutte le canzoni che volevamo suonare.
Tutti sanno che c'è ormai un cacazillione* di libri su di me, già usciti o destinati a uscire nel prossimo futuro. Quindi vorrei incoraggiare chiunque mi abbia mai incontrato, sentito o anche solo visto, a darsi da fare per scribacchiare il suo libro. Non si mai, magari uno buono verrà fuori.

*cacazillione è la mia personale ed elegante traduzione dell'inglese gazillion, parola che indica un ipotetico numero enorme

giovedì 19 maggio 2011

Colpa del '68

I veri colpevoli
“Non c'entra nulla l'omosessualità e nemmeno il celibato. La causa della pedofilia va rintracciata nel clima culturale libertario e permissivo del '68 e nella rivoluzione sessuale. È questo il risultato della più autorevole ricerca mai condotta dalla Confederazione americana dei Vescovi.”
Questa eccellente notizia me la dava ieri il sito dell'eccellente Giornale diretto dall'eccellente Alessandro Sallusti.
L'autorevolezza della fonte — i vescovi americani, non Sallusti... — lascia poco spazio alle speculazioni. Eh, sì: secondo i bishops quello che è in causa non è il celibato dei preti, ma il 68. Cribbio! Ecco un'analisi fine quanto inattesa.
“Ci sono voluti cinque anni per arrivare a capire la causa della pedofilia negli ambienti clericali”, precisa Il Giornale, che parla anche di “effetto Woodstock”. Cinque anni, mica due settimane. Roba seria.
Vi ricordate Woodstock? Vi ricordate quelle migliaia di ragazzi che si rotolavano nel fango, applaudivano Richie Havens e fumavano spinelli grossi come mazze da baseball? È colpa loro!
Adesso che ci penso, io in America ci ho vissuto. Avevo i capelli lunghi, fumavo spinelli e non solo ascoltavo, ma suonavo e cantavo addiritura Woody Guthrie, che non sarà stato nero come Richie Havens, ma era senz'altro più socialista di lui. Vuoi vedere che è anche colpa mia?
Affascinato dall'articolo del Giornale ho continuato a leggere: “Nel rapporto, che verrà diffuso integralmente domani dalla confederazione vescovile a Washington, si sostiene inoltre che non sarebbe stato possibile per la Chiesa né per nessun altro individuare in anticipo i preti pedofili, perché non presenterebbero "particolari "caratteristiche psicologiche", "storie di sviluppo" o disturbi dell'umore" tipici dei pedofili. Per questo, il rapporto sostiene anche che la maggior parte dei preti che hanno commesso abusi non possono essere definiti "pedofili".” Capito? La Chiesa non poteva sapere niente, perché i preti pedofili... non erano pedofili! Erano solo vittime del '68.
Chissà che sollievo per i bambini violentati. Sì va bene, per alcuni di loro la notizia arriva magari venti o trent'anni dopo i fatti, però vuoi mettere la differenza tra esserti fatto sodomizzare da un prete pedofilo o da uno che non lo era? È tutta un'altra cosa! Adesso l'ex-bambino sodomizzato finalmente sa che il pretazzo che gliel'ha ficcato dentro non era il vero colpevole: i colpevoli erano Bob Dylan e Mario Capanna, Daniel Cohn-Bendit e John Lennon, Pier Paolo Pasolini e Herbert Marcuse, e magari un po' anche I ricchi e i poveri.
Non ho pubblicato questo post ieri perché aspettavo le notizie di oggi. Stranamente, Il Giornale non ne dà. Ne dà invece il New York Times in un articolo intitolato Church Abuse Report Authors Defend Findings as Critics Weigh In (Gli autori del rapporto sugli abusi della Chiesa difendono le conclusioni mentre le critiche fioccano).
Dice il Times che David Clohessy, direttore del Network dei sopravvissuti agli abusi dei preti, ha scritto in una mail che “i vescovi americani sperano che questo sia il momento della loro Missione compiuta, come lo fu per George Bush la dichiarazione comoda e prematura di vittoria in Irak a bordo di una portaerei. Il loro piano è di fare come se la crisi fosse ormai chiarita e passata. È una cosa ingannevole e insincera, ma furba dal punto di vista delle pubbliche relazioni.”
Quanto a David Finkelhor, direttore del Centro di Ricerca sui Crimini Contro i Bambini dell'Università del New Hampshire, se secondo lui è vero che il rapporto ha un certo valore, è altrettanto vero che le sue conclusioni possono semplicemente indicare che gli abusi sessuali iniziarono ad essere denunciati più largamente negli anni '60. Come dire che è assolutamente possibile (e altrettanto indimostrabile), che fu proprio il clima culturale libertario e permissivo di quegli anni (vedi Il Giornale) a far aumentare le denunce.
Naturalmente, visto l'aspetto tragico della questione, c'è poco da ridere. C'è da notare semmai come sia ormai diventato normale dire, scrivere e pubblicare imbecillità come quelle apparse sul Giornale. E leggendo i giornali di stamattina ho trovato altre due notizie sconfortanti: Lars Von Trier che dichiara di “capire e avere una certa simpatia per Hitler” e le suore dell'Istituto delle suore Marcelline di Lecce che fanno cantare Faccetta nera ai bambini nell'ambito di una celebrazione per il 150° anniversario dell'Italia, giustificando la cosa col fatto che facevano cantare anche Bella ciao. Quel che sconvolge è questa ormai perenne revisione e riscrittura orwelliana del passato. Che si tratti di sminuire i crimini di Hitler, di mettere su uno stesso piano fascismo e resistenza, o di fare del '68 la madre di tutti i mali, c'è una stessa volontà di riscrivere la storia e di sminuire le responsabilità dei colpevoli, degli stupratori e degli assassini, una stessa volontà, più o meno palese, di delegittimare le vittime a favore dei carnefici. Se anche i preti pedofili pedofili non lo sono, se anche Hitler è “simpatico”, se anche Faccetta nera non è altro che l'altra faccia di Bella Ciao, allora cosa stiamo qui a preoccuparci del presente? Tanto è tutto uguale, sono tutti corrotti, tutti colpevoli e magari anche tutti un po' simpatici. Allora, su, tutti insieme, rotoliamoci nel vomito.

mercoledì 4 maggio 2011

Dottori

Cortisone


Se non sapete cos'è la polimialgia reumatica non preoccupatevi. Fino alla settimana scorsa non lo sapevo neppure io. Poi mi hanno detto che ne avevo una.
Se avete meno di cinquant'anni non preoccupatevi. La polimialgia reumatica è una cosa riservata a noi vecchi signori dalle pilosità argentate che ci ricordiamo della vittoria di Luciano Tajoli e Betty Curtis con Al di là al Festival di Sanremo (http://www.youtube.com/watch?v=zN5ObLGgxAs). Strano peraltro che mi sia venuto in mente Luciano Tajoli, visto che camminava col bastone (anche se non era per una poliroba reumatica, ma per una poliomielite).
Insomma, non dico per vantarmi, ma una bella polimialgia io ce l'ho. Pare sia una cosa che non si sa perché viene, poi dopo sei mesi o un anno se ne va e buona notte ai suonatori. Senonché in quel cachicchio di sei mesi a un anno uno ha le gambe, le spalle e pare anche il collo di quelli che vengono il giorno dopo la volta che uno ha deciso di andare a correre una maratona senza essersi minimamente preparato. Una pacchia.
Allora uno va dal dottore, gli dice che ha male qua e qua e anche qua. Il dottore lo manda da un dottorone e quello gli dice che l'unica cura è il cortisone. Altra pacchia.
Ieri mattina ho preso la mia prima pasticca di cortisone. “Guardi che il cortisone — mi ha detto il dottore per rassicurarmi — è una cosa che il corpo fabbrica naturalmente”. Non gli ho risposto che il corpo fabbrica naturalmente anche la cacca ma che questa non è una buona ragione per mandarla giù in pasticche. Non lo conosco ancora bene il mio dottore, ci sono andato solo tre volte. 
Il dottore dal quale sono andato più spesso in vita mia è stato mio nonno, che è morto quando avevo sei anni e che mi faceva prendere dei sulfamidici (roba dei tempi du Luciano Tajoli). Da quei tempi ormai lontani tra me e i dottori c'è sempre stata una sana indifferenza. Loro vivono la loro vita, io la mia. Soprattutto gli allopati.
La prima volta che sono stato da questo mio nuovo dottore, un paio di mesi di fa, è stato una specie di avvenimento. L'ultimo allopata che avevo consultato era un malese, nel 1985. Gli avevo chiesto di venire nella mia stanza del Regent Hotel di Kuala Lumpur perché non potevo allontanarmi più di cinque minuti dal gabinetto, peraltro lussuoso, senza correre il rischio di sporcarmi i pantaloni. Sennò, solo omeopati. Bisogna dire che in Francia gli omeopati, benché generalmente disprezzati dagli allopati, non si fanno pagare un cacazillione di euro a visita e sono considerati medici come gli altri dalla mutua.
Passare da un omeopata a un allopata è un po' come passare dalla drogheria sotto casa a una cassa di Auchan: è vero che da Auchan puoi comprare più cose, ma è anche vero che la maggior parte di quelle cose sono schifezze e che comunque tu verrai trattato come un cliente indistinto tra gli altri vari milioni di clienti, mentre la tua droghiera ti ha sempre chiesto notizie dei tuoi figli e del tempo previsto per domani. Non sarà granché, ma sono cose che contano.
Ironia della sorte, avevo smesso di frequentare gli allopati quando uno di loro, un distinto signore francese appassionato di fotografia, faceva una puntura di cortisone a mio figlio di tre anni ad ogni crisi di pseudo-Krupp. 
Comunque sia, questa mattina ho preso la mia seconda pasticca di cortisone. Ieri, dopo la prima, ho avuto la bocca incatramata tutto il giorno. Stamattina però per la prima volta da mesi mi sono alzato senza far fatica e senza smadonnare, reggendomi sulle gambe come un qualsiasi bipede degno di questo nome. Ero già tutto contento, quando mi è tornata in mente l'ultima scena del Dottor Stranamore di Kubrick, quella in cui, dopo il lancio della bomba atomica, Peter Sellers si alza dalla sedia a rotelle e grida “Mein Führer! Cammino!” mentra la dolce voce di Vera Lynn si mette a cantare We'll meet again accompagnata da una specie di balletto di atomiche che esplodono qua e là.
L'allopatia ha impatti psicologici inattesi.