mercoledì 8 giugno 2011

Egregio Signor Ministro


Egregio Signor Ministro,

(mi perdoni di non chiamarla per nome, ma lei sa bene che è proprio a lei che mi rivolgo), mi permetta, da semplice cittadino e con tutto il rispetto dovuto alla sua funzione, di porle qualche domanda:

  • quand'è stata l'ultima volta che ha fatto la coda in un ufficio postale, in un qualsiasi ufficio dell'amministrazione statale, in un ospedale, a uno sportello ferroviario, in un commissariato di polizia o dai carabinieri?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha dovuto rinunciare a comprarsi qualcosa di necessario perché non aveva i soldi?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha rifiutato un regalo che le veniva offerto da un semplice cittadino come me (o anche meglio di me)?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha preso un autobus, un tram, un filobus o una metropolitana in un'ora di punta?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha seriamente pensato di partecipare ai sacrifici imposti a noi tutti dalla crisi finanziaria proponendo di diminuirsi lo stipendio?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha pensato che un piatto di pasta al ragù pagato 2€ alla buvette della Camera non è una cosa molto normale?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha deciso di prendere la sua macchina personale per andare in un posto perché prendere l'auto blu sarebbe stato davvero scorretto?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha detto in pubblico “mi sono sbagliato”, o “ho commesso un errore”?
  • quand'è stata l'ultima volta che ha evitato di dire in pubblico “non ho mai detto che...” mentre sapeva benissimo di averlo detto?
  • lei come si sente a lavorare con un ministro suo collega che fa il gesto dell'ombrello al tricolore?
  • lei come si sente a lavorare con un ministro suo collega che prende un aereo di Stato per andare a Milano a vedere l'Inter?
  • lei crede davvero che Berlusconi pensasse che Ruby era la nipote di Mubarak?
  • lei crede davvero che un suo ex-collega si sia fatto pagare la casa a sua insaputa?
  • lei crede davvero che in Italia ci sia la dittatura dei magistrati di sinistra e che la nostra sia “una Repubblica giudiziaria, commissariata dalle procure”?
  • lei crede davvero che una televisione pubblica non debba criticare il governo?
  • lei crede davvero che scrivere un libro o girare un film sulla criminalità organizzata significhi fare pubblicità alla mafia, alla camorra o alla 'ndrangheta?
  • lei crede davvero che Barak Obama sia abbronzato?
  • lei crede davvero che la RAI non dovrebbe pagare le multe dell'AGCOM?
  • lei crede davvero che il quotidiano spagnolo El Pais porti avanti “una campagna sistematica per demolire l'immagine dell'Italia”?
  • lei crede davvero che la maggioranza dei giudici della Corte Costituzionale sia di sinistra?
  • lei crede davvero che i tunisini si siano scordati della promessa fatta da Silvio Berlusconi qualche hanno fa di dare “la possibilità di un lavoro, di una casa, di una scuola per i figli, di un benessere che significa anche la salute e l'apertura di tutti inostri ospedali alle loro necessità” se fossero venuti a lavorare in Italia?
  • lei crede davvero che “gli insegnanti inculchino idee diverse da quelle che vengono trasmesse nelle famiglie”?
  • lei crede davvero che il bunga-bunga sia un fatto assolutamente privato anche quando chi l'organizza presiede un governo?
  • lei crede davvero che se Lucašenko (sa, il presidente bielorusso) è stato rieletto con l'82,6% dei voti è perché il suo popolo lo ama?
  • lei crede davvero che chi non vota per lei o per il suo partito sia necessariamente un coglione?
  • lei crede davvero che fare le corna dietro la testa di un capo di Stato in occasione della fotografia ufficiale di una riunione del G8 sia una cosa spiritosa?
  • lei crede davvero che “il capogruppo dovrebbe rappresentare in aula o in commissione tutti i deputati” perché i deputati “si sentono deprimere in Parlamento con votazioni continuative”? O crede davvero che quella fosse “solo una provocazione”?
  • lei crede davvero che D'Alema sia di sinistra?
  • lei crede davvero che Rosy Bindi sia “più bella che intelligente”?
  • lei crede davvero che Scilipoti sia una persona responsabile?
  • lei crede davvero che “Il Corriere della Sera, che è il giornale di Milano, i tg privati come Sky e dieci programmi della Rai, la tv di stato pagata dagli italiani (...) stiano con la sinistra”?
  • lei crede davvero che ormai Milano rischi di diventare “una zingaropoli di campi rom, assediata dagli stranieri”?
  • lei crede davvero che Medvedev e Putin siano “un dono di Dio” per la Russia?
  • lei crede davvero che ”l'anomalia italiana non sia Silvio Berlusconi, ma lo siano i pm comunisti e i giudici comunisti”?
  • lei si è sentito “addolorato per Gheddafi”, che è “una persona intelligentissima”?
  • lei è d'accordo sul fatto che una disoccupata che non riesce a trovare lavoro ancorché giovane e carina farebbe meglio a cercarsi un marito ricco?
  • lei è d'accordo che il processo Mills è stato “una vergogna per la giustizia italiana”?
  • lei è d'accordo che “il pubblico accusatore dovrebbe essere sottoposto periodicamente a esami che ne attestino la sanità mentale”?
  • lei è d'accordo che se a Pompei crollano muri e case è perché hanno duemila anni?
  • lei era d'accordo che le tende dei terremotati dell'Aquila andavano prese “come un camping da fine settimana”?
  • lei è d'accordo che il governo del quale fa parte è “è il più stabile e sicuro di tutto l'Occidente”?
  • lei è d'accordo che “è meglio essere appassionato di belle ragazze che gay”?
  • lei è d'accordo che “in Italia c'è una prevalenza di uomini”?
  • mi permetta una barzelletta: “Stamani in albergo volevo farmi una ciulatina con una cameriera. Ma la ragazza mi ha detto: "Presidente, ma se lo abbiamo fatto un'ora fa...". Vedete che scherzi che fa l'età?” La barzelletta l'ha fatta ridere?
  • lei ha mai detto a una donna: “mi posso permettere? Tu devi fare sesso da sola... Devi toccarti con una certa frequenza”?
  • e poi, scusi, le piace davvero come canta Apicella?

Nell'attesa di una sua cortese risposta, le porgo i miei più distinti saluti.
Massimo Schuster


martedì 7 giugno 2011

Fragole e mortadella

Ho preso la macchina e sono andato alla Coop. Ho comprato poche cose: fragole, asparagi, latte biologico, un pezzo di pecorino di Pienza Gran Riserva e uno di semistagionato. Ho pagato col Bancomat. Ho ripreso la macchina e sono andato da un gelataio artigianale che fa delle meraviglie. Gli ho comperato mezzo chilo di gelato (amarena, melone e torta di mele). Ho chiaccherato un po' con lui, come mi piace fare sempre con gli artigiani e gli ho detto che non gli avrei mai comperato il gelato al cocco perché il cocco mi piace troppo. Allora è venuta fuori la storia della prima volta che ho mangiato una noce di cocco appena colta, trentasei anni fa, su una spiaggia messicana. Gli ho raccontato come all'interno ci fosse almeno un litro di succo assolutamente paradisiaco. Gli ho detto che quando il succo era finito il cameriere di quel posto isolato e apparentemente poverissimo è venuto a tagliare il cocco in quattro e mi ha portato un cucchiaino. E gli ho spiegato che la polpa aveva la consistenza di una banana bella matura e un sapore che ancora adesso me lo ricordo. Il gelataio mi ha detto che gli avevo messo la voglia di andare nei Caraibi. Ho pagato, ho salutato e ho ripreso la macchina per tornare a casa.
Allora mi è venuto in mente che al reparto formaggi e salumi della Coop c'era una donna davanti a me. Portava uno di quei vestitini estivi che si comprano da almeno cinquant'anni alla Standa e un paio di sandali con delle perline di vetro rosse. Aveva l'aria stanca e trascurata. Ha chiesto se c'era del prosciutto scontato e se n'è fatta affettare cento grammi (“belle sottili le fette, mi raccomando”). Poi ha voluto sapere qual'era la mortadella che costava meno e anche di quella ha preso cento grammi.
Mi è tornata in mente, così, mentre guidavo...
Non c'è nessuna morale a questa piccola avventura quotidiana. Ma avevo voglia di raccontarla lo stesso.

domenica 5 giugno 2011

Grande arte

Avrebbe potuto essere un titolo del Vernacoliere, tipo: Artista se prende 'na banana 'n culo, ché i cetrioli c'hanno 'l morbo. E invece è un articolo del Corriere della sera. Secondo paragrafo:
Vengo attirata dal richiamo visivo di un gruppo di statue religiose dai colori fluo (la Madonna, San Pietro e il serpente, opera di Katharina Fritsch) e, soprattutto, dalla musica incalzante di una band hard rock. Situazione simil Woodstock ma formato mignon (lo spinello fa parte dell’ambience). Sul fondo, una montagnetta di tronchi di legno e lì sopra due che ballano quasi una lap dance, ma vestiti normali, con fare più annoiato che sexy. Un forno acceso che surriscalda l’aria (e fa un caldo boia) nel quale si fonde il vetro delle tante bottiglie di birra e vino bevute, in un gesto di riciclo molto greenmodaiolo. Questo è il «padiglione» open air dei Gelitin, un famoso, irriverente collettivo austriaco (fondato a Vienna nel 1978), invitato a questa Biennale. E cosa ti serve a merenda questo gruppetto di artisti? Nudo come un verme c’è uno di loro che si offre a un altro in una pratica di sodomizzazione con una banana (completa di buccia). La cosa va avanti per un po’ finché la musica smette e il pubblico astante applaude.
Sembrava che la giornalista, tale Francesca Pini, avesse preso la strada giusta. Senonché nel paragrafo successivo scrive che siamo in un porno da edicole notturne, in giochi di nonnismo da caserma, nel voyeurismo più assoluto (anche Jeff Koons ha spesso indugiato sull’argomento ma sempre controllandone l’estetica). 
Jeff Koons ha sempre controllato l'estetica? Forse è bene ricordare qualche controllo estetico dell'ex-marito della Cicciolina. Questo, per esempio:


Oppure questo:


Non c'è che dire: dal punto di vista dell'estetica, Koons va alla grande!
Prosegue la Pini: non c’è neppure la sofisticazione intellettuale dell’Azionismo viennese, alla Nitsch, artista che pure nelle sue performances sparge e cosparge le persone di sangue animale in un rito purificatorio dell’esistenza umana, macchiata dalla sua colpevolezza eterna.
Non c'è che dire: anche qui siamo davanti a grande arte:


Meno male che nell'articolo c'è anche il commento di Ali Janka, un componente fondatore dei Gelitin: «Non era affatto una performance. Questa volta abbiamo fatto davanti a tutti ciò che facciamo normalmente quando ci troviamo fra di noi a casa o in studio. Usiamo di tutto: carote, melanzane… Personalmente ho cucinato anche della pasta condendola con escrementi».
Wow! Pasta condita con la cacca! Questa sì che è un'idea artistica!
Qualcuno mi spiega come siamo passati dall'impiego della parola arte per Goya, Van Gogh e Pollock a quello per questa manica di coglioni? Mi devo essere perso un capitolo...

venerdì 27 maggio 2011

LGBTTTIQQA (ecc.)

 


In un articolo della Repubblica di ieri ho scoperto l'esistenza di un acronimo che non conoscevo: GLBT. Ho cercato su Google e ho trovato una pagina Wikipedia dedicata a LGBT. Piccola differenza, non sostanziale.
LGBT significa Lesbiche, Gay, Bisessuali e Transgender. Wikipedia però mi spiega che esistono delle varianti all'acronimo:

Esistono molte varianti, incluse variazioni che hanno un ordine diverso delle lettere, ma LGBT è l'acronimo più comune ed è uno dei più accettati nell'uso corrente. Quando i transgender non sono inclusi nel riferimento il termine viene abbreviato in LGB. Solitamente si aggiunge la Q per queer e la I per intersexual (qualche volta abbreviato con un punto interrogativo) (LGBTQI); altre varianti sono diventate LGBU, dove U sta per unsure (insicuro), e I per intersexual (LGBTI), un'altra variante è T per transessuale (LGBTT), un'altra è T (o TS o il numero 2) per persone con Two-Spirit (due spiriti), e una A per straight allies (LGBTA). Una sua forma completa è LGBTTTIQQA, sebbene sia molto raro. La rivista Anything That Moves ha coniato l'acronimo FABGLITTER (da Fetish, Allies, Bisessuale, Gay, Lesbica, Intersex, Transgender, Transexual Engendering Revolution (rivoluzione del genere transessuale). Il termine non è entrato, comunque, nell'uso comune.

E per fortuna che non è entrato nell'uso comune! Già è quasi impossibile ricordarsi del nome del vulcano islandese che erutta schifezze sulla Scozia (il Grimsvoetn) o del primo ministro giapponese (Naoto Kan), figuriamoci il LGBTTTIQQA o il FABGLITTER! Sì, certo, fabglitter in inglese può voler dire “scintillio favoloso”, ma chi lo sa? E poi, scusate, l'idea che 'sto scintillio favoloso sia riservato a quelli che fanno l'amore in modo diverso da me mi fa anche girare un po' i santissimi. Chiedete a mia moglie se non scintillo favolosamente anch'io quando faccio zinzin!...
Mi pare che a forza di voler catalogare la gente in generale e se stessi in particolare si finisca col cadere nel ridicolo. E mi viene in mente la frase della femminista nonché ministro Françoise Giroud che ebbe a dire anni fa che il femminismo avrebbe vinto quando donne incapaci fossero state fatte ministri. Ora, a parte il fatto che questa citazione sta a indicare che l'Italia, col suo tripudio di ministri femmine incapaci va ormai considerata come l'Eden del femminismo mondiale, mi spiegate dove sta l'idea di uguaglianza e di parità se uno deve sempre preoccuparsi di sapere con chi un altro va a letto e in che modo?
Da cittadino francese ho sempre pensato che nel famoso motto Liberté, Égalité, Fraternité l'Égalité ci stesse come i cavoli a merenda e ho sempre sostenuto che si sarebbe dovuto sostituirlo con Liberté, Diversité, Fraternité perché è verso il rispetto delle differenze più che delle aspirazioni all'uguaglianza che mi pare si debba andare. Ma non è che poi uno debba passare la vita a coltivarle, queste differenze, come se fossero discriminanti positive o negative. Se andiamo avanti così mi sa che tra un po' mi sentirò obbligato a definirmi EVLRTDRNQVACBFIFPI (Eterosessuale Vegetariano Lombardo Residente in Toscana Divorziato Risposato Nonno Quattro Volte Ateo Calvo Barbuto Fumatore Italo-Francese Presbite Ipermetrope). Chi può dire se la mia eterosessualità mi definisce meglio del mio vegetarianismo, della mia residenza in Toscana o della mia pilosità facciale? E poi, è normale che abbia dimenticato la B di Bianco, la P di Patafisico e l'altra, fondamentale P di Pigro?
In tutto questo gran bisogno di definirci e di differenziarci dagli altri io vedo soprattutto una certa quantità di miseria umana e di incapacità ad accettare noi stessi semplicemente per quello che siamo tutti: dei bipedi illogici, chimicamente instabili ed emotivamente imprevedibili. Il che, tutto sommato, non è poi una condizione così sgradevole, indipendentemente dal modo e dal partner con cui facciamo zinzin (se lo facciamo).

martedì 24 maggio 2011

I 70 anni di Dylan


Visto che oggi è il settantesimo compleanno di Bob Dylan e visto che ho recentemente pubblicato un post su di lui e soprattutto su un certo numero di baggianate scritte su di lui (19 aprile), ecco oggi la traduzione di un altro post, di sua mano, disponibile in versione originale all'indirizzo http://www.bobdylan.com/news/my-fans-and-followers.
Avrei voluto pubblicare anche una selezione di link versi articoli e video venuti o tornati fuori oggi, ma sono talmente numerosi che ho rinunciato.

Dixit Bob:

Permettetemi di chiarire un paio di cose sulla cosiddetta controversia cinese che è andata avanti per più di un anno. Prima di tutto nessuno ci aveva mai vietato di suonare in Cina. Questa storia è stata inventata da un promotore cinese che cercava di farmi andare in Cina dopo il Giappone e la Corea. La mia impressione è che avesse già fatto stampare i biglietti e avesse fatto promesse a certi gruppi prima che ci fosse stato un qualsiasi accordo. Non avevamo intenzione di suonare in Cina allora e siccome la cosa non accadde, molto probabilmente il promotore dovette salvarsi la faccia dicendo pubblicamente che il ministero dell'interno cinese mi aveva rifiutato il permesso di suonare. Se qualcuno si fosse dato la pena di verificare con il governo cinese sarebbe stato chiaro a tutti che le autorità cinesi erano all'oscuro di tutto.
Quest'anno ci siamo andati con un altro produttore. Secondo Mojo (rivista inglese di musica che ama autodefinirsi la migliore rivista musicale del mondo) ai concerti sarebbero venuti soprattutto degli stranieri e ci sarebbero stati un sacco di posti vuoti. Falso. Se qualcuno vuole verificare con chi ai concerti ci è venuto scoprirà che si trattava soprattutto di giovani cinesi. Pochissimi stranieri. Gli stranieri erano a Hong Kong, non a Pechino. Su 13.000 posti ne abbiamo venduti circa 12.000 e i biglietti restanti sono stati regalati a degli orfanotrofi. È vero che la stampa cinese mi ha reclamizzato come un'icona degli anni '60, pubblicando molte foto di Joan Baez, Che Guevara, Jack Kerouac e Allen Ginsberg. Il pubblico del concerto probabilmente non conosceva nessuno di loro. Ciò nonostante ha risposto con entusiasmo alle canzoni dei miei quattro o cinque ultimi CD. Chiedete a chi c'era. Erano giovani e secondo me non conoscevano nemmeno le mie vecchie canzoni.
Quanto alla censura, il governo cinese aveva chiesto la lista delle canzoni che avrei suonato. Non c'è una risposta logica a questo, quindi gli abbiamo mandato la lista delle canzoni dei concerti degli ultimi tre mesi. Se c'è stata una qualsiasi canzone, un verso o una riga censurata nessuno me l'ha mai detto e abbiamo suonato tutte le canzoni che volevamo suonare.
Tutti sanno che c'è ormai un cacazillione* di libri su di me, già usciti o destinati a uscire nel prossimo futuro. Quindi vorrei incoraggiare chiunque mi abbia mai incontrato, sentito o anche solo visto, a darsi da fare per scribacchiare il suo libro. Non si mai, magari uno buono verrà fuori.

*cacazillione è la mia personale ed elegante traduzione dell'inglese gazillion, parola che indica un ipotetico numero enorme

giovedì 19 maggio 2011

Colpa del '68

I veri colpevoli
Non c'entra nulla l'omosessualità e nemmeno il celibato. La causa della pedofilia va rintracciata nel clima culturale libertario e permissivo del '68 e nella rivoluzione sessuale. È questo il risultato della più autorevole ricerca mai condotta dalla Confederazione americana dei Vescovi.
Questa eccellente notizia me la dava ieri il sito dell'eccellente Giornale diretto dall'eccellente Alessandro Sallusti.
L'autorevolezza della fonte — i vescovi americani, non Sallusti... — lascia poco spazio alle speculazioni. Eh, sì: secondo i bishops quello che è in causa non è il celibato dei preti, ma il 68. Cribbio! Ecco un'analisi fine quanto inattesa.
Ci sono voluti cinque anni per arrivare a capire la causa della pedofilia negli ambienti clericali, precisa Il Giornale, che parla anche di “effetto Woodstock. Cinque anni, mica due settimane. Roba seria.
Vi ricordate Woodstock? Vi ricordate quelle migliaia di ragazzi che si rotolavano nel fango, applaudivano Richie Havens e fumavano spinelli grossi come mazze da baseball? È colpa loro!
Adesso che ci penso, io in America ci ho vissuto. Avevo i capelli lunghi, fumavo spinelli e non solo ascoltavo, ma suonavo e cantavo addiritura Woody Guthrie, che non sarà stato nero come Richie Havens, ma era senz'altro più socialista di lui. Vuoi vedere che è anche colpa mia?
Affascinato dall'articolo del Giornale ho continuato a leggere: “Nel rapporto, che verrà diffuso integralmente domani dalla confederazione vescovile a Washington, si sostiene inoltre che non sarebbe stato possibile per la Chiesa né per nessun altro individuare in anticipo i preti pedofili, perché non presenterebbero "particolari "caratteristiche psicologiche", "storie di sviluppo" o disturbi dell'umore" tipici dei pedofili. Per questo, il rapporto sostiene anche che la maggior parte dei preti che hanno commesso abusi non possono essere definiti "pedofili".” Capito? La Chiesa non poteva sapere niente, perché i preti pedofili... non erano pedofili! Erano solo vittime del '68.
Chissà che sollievo per i bambini violentati. Sì va bene, per alcuni di loro la notizia arriva magari venti o trent'anni dopo i fatti, però vuoi mettere la differenza tra esserti fatto sodomizzare da un prete pedofilo o da uno che non lo era? È tutta un'altra cosa! Adesso l'ex-bambino sodomizzato finalmente sa che il pretazzo che gliel'ha ficcato dentro non era il vero colpevole: i colpevoli erano Bob Dylan e Mario Capanna, Daniel Cohn-Bendit e John Lennon, Pier Paolo Pasolini e Herbert Marcuse, e magari un po' anche I ricchi e i poveri.
Non ho pubblicato questo post ieri perché aspettavo le notizie di oggi. Stranamente, Il Giornale non ne dà. Ne dà invece il New York Times in un articolo intitolato Church Abuse Report Authors Defend Findings as Critics Weigh In (Gli autori del rapporto sugli abusi della Chiesa difendono le conclusioni mentre le critiche fioccano).
Dice il Times che David Clohessy, direttore del Network dei sopravvissuti agli abusi dei preti, ha scritto in una mail che “i vescovi americani sperano che questo sia il momento della loro Missione compiuta, come lo fu per George Bush la dichiarazione comoda e prematura di vittoria in Irak a bordo di una portaerei. Il loro piano è di fare come se la crisi fosse ormai chiarita e passata. È una cosa ingannevole e insincera, ma furba dal punto di vista delle pubbliche relazioni.
Quanto a David Finkelhor, direttore del Centro di Ricerca sui Crimini Contro i Bambini dell'Università del New Hampshire, se secondo lui è vero che il rapporto ha un certo valore, è altrettanto vero che le sue conclusioni possono semplicemente indicare che gli abusi sessuali iniziarono ad essere denunciati più largamente negli anni '60. Come dire che è assolutamente possibile (e altrettanto indimostrabile), che fu proprio il clima culturale libertario e permissivo di quegli anni (vedi Il Giornale) a far aumentare le denunce.
Naturalmente, visto l'aspetto tragico della questione, c'è poco da ridere. C'è da notare semmai come sia ormai diventato normale dire, scrivere e pubblicare imbecillità come quelle apparse sul Giornale. E leggendo i giornali di stamattina ho trovato altre due notizie sconfortanti: Lars Von Trier che dichiara di “capire e avere una certa simpatia per Hitler” e le suore dell'Istituto delle suore Marcelline di Lecce che fanno cantare Faccetta nera ai bambini nell'ambito di una celebrazione per il 150° anniversario dell'Italia, giustificando la cosa col fatto che facevano cantare anche Bella ciao. Quel che sconvolge è questa ormai perenne revisione e riscrittura orwelliana del passato. Che si tratti di sminuire i crimini di Hitler, di mettere su uno stesso piano fascismo e resistenza, o di fare del '68 la madre di tutti i mali, c'è una stessa volontà di riscrivere la storia e di sminuire le responsabilità dei colpevoli, degli stupratori e degli assassini, una stessa volontà, più o meno palese, di delegittimare le vittime a favore dei carnefici. Se anche i preti pedofili pedofili non lo sono, se anche Hitler è “simpatico”, se anche Faccetta nera non è altro che l'altra faccia di Bella Ciao, allora cosa stiamo qui a preoccuparci del presente? Tanto è tutto uguale, sono tutti corrotti, tutti colpevoli e magari anche tutti un po' simpatici. Allora, su, tutti insieme, rotoliamoci nel vomito.

mercoledì 4 maggio 2011

Dottori

Cortisone


Se non sapete cos'è la polimialgia reumatica non preoccupatevi. Fino alla settimana scorsa non lo sapevo neppure io. Poi mi hanno detto che ne avevo una.
Se avete meno di cinquant'anni non preoccupatevi. La polimialgia reumatica è una cosa riservata a noi vecchi signori dalle pilosità argentate che ci ricordiamo della vittoria di Luciano Tajoli e Betty Curtis con Al di là al Festival di Sanremo (http://www.youtube.com/watch?v=zN5ObLGgxAs). Strano peraltro che mi sia venuto in mente Luciano Tajoli, visto che camminava col bastone (anche se non era per una poliroba reumatica, ma per una poliomielite).
Insomma, non dico per vantarmi, ma una bella polimialgia io ce l'ho. Pare sia una cosa che non si sa perché viene, poi dopo sei mesi o un anno se ne va e buona notte ai suonatori. Senonché in quel cachicchio di sei mesi a un anno uno ha le gambe, le spalle e pare anche il collo di quelli che vengono il giorno dopo la volta che uno ha deciso di andare a correre una maratona senza essersi minimamente preparato. Una pacchia.
Allora uno va dal dottore, gli dice che ha male qua e qua e anche qua. Il dottore lo manda da un dottorone e quello gli dice che l'unica cura è il cortisone. Altra pacchia.
Ieri mattina ho preso la mia prima pasticca di cortisone. “Guardi che il cortisone — mi ha detto il dottore per rassicurarmi — è una cosa che il corpo fabbrica naturalmente”. Non gli ho risposto che il corpo fabbrica naturalmente anche la cacca ma che questa non è una buona ragione per mandarla giù in pasticche. Non lo conosco ancora bene il mio dottore, ci sono andato solo tre volte. 
Il dottore dal quale sono andato più spesso in vita mia è stato mio nonno, che è morto quando avevo sei anni e che mi faceva prendere dei sulfamidici (roba dei tempi du Luciano Tajoli). Da quei tempi ormai lontani tra me e i dottori c'è sempre stata una sana indifferenza. Loro vivono la loro vita, io la mia. Soprattutto gli allopati.
La prima volta che sono stato da questo mio nuovo dottore, un paio di mesi di fa, è stato una specie di avvenimento. L'ultimo allopata che avevo consultato era un malese, nel 1985. Gli avevo chiesto di venire nella mia stanza del Regent Hotel di Kuala Lumpur perché non potevo allontanarmi più di cinque minuti dal gabinetto, peraltro lussuoso, senza correre il rischio di sporcarmi i pantaloni. Sennò, solo omeopati. Bisogna dire che in Francia gli omeopati, benché generalmente disprezzati dagli allopati, non si fanno pagare un cacazillione di euro a visita e sono considerati medici come gli altri dalla mutua.
Passare da un omeopata a un allopata è un po' come passare dalla drogheria sotto casa a una cassa di Auchan: è vero che da Auchan puoi comprare più cose, ma è anche vero che la maggior parte di quelle cose sono schifezze e che comunque tu verrai trattato come un cliente indistinto tra gli altri vari milioni di clienti, mentre la tua droghiera ti ha sempre chiesto notizie dei tuoi figli e del tempo previsto per domani. Non sarà granché, ma sono cose che contano.
Ironia della sorte, avevo smesso di frequentare gli allopati quando uno di loro, un distinto signore francese appassionato di fotografia, faceva una puntura di cortisone a mio figlio di tre anni ad ogni crisi di pseudo-Krupp. 
Comunque sia, questa mattina ho preso la mia seconda pasticca di cortisone. Ieri, dopo la prima, ho avuto la bocca incatramata tutto il giorno. Stamattina però per la prima volta da mesi mi sono alzato senza far fatica e senza smadonnare, reggendomi sulle gambe come un qualsiasi bipede degno di questo nome. Ero già tutto contento, quando mi è tornata in mente l'ultima scena del Dottor Stranamore di Kubrick, quella in cui, dopo il lancio della bomba atomica, Peter Sellers si alza dalla sedia a rotelle e grida “Mein Führer! Cammino!” mentra la dolce voce di Vera Lynn si mette a cantare We'll meet again accompagnata da una specie di balletto di atomiche che esplodono qua e là.
L'allopatia ha impatti psicologici inattesi.

mercoledì 20 aprile 2011

Uno spreco di pipì

Andres Serrano

Scandalo! In Francia, degli integralisti cattolici hanno distrutto un'opera d'arte! “È il medioevo che torna a grandi passi”, dichiara l'artista. “È un oltraggio a un principio fondamentale, perché la presentazione di queste opere deriva pienamente dalla libertà di creazione e di espressione prevista dalla legge”, tuona il ministro della cultura francese.
Cribbio! È roba grossa... Medioevo, libertà, legge sono paroloni che danno da pensare.
Ma c'è un ma. Il ma è che, a mio modesto avviso, l'opera d'arte in questione merita il titolo di opera d'arte almeno quanto Montserrat Caballé merita quello di anoressica o Kate Moss quello di peso massimo.
L'opera d'arte, quindi: si tratta di Immersion Piss Christ del fotografo newyorkese Andres Serrano. La foto rappresenta un crocefisso di plastica che l'artista ha immerso nel suo piscio, previamente raccolto in un apposito contenitore per vari giorni di seguito.
Vi rassicuro subito: non sono scandalizzato dal fatto che uno si metta a raccogliere la sua pipì per poi immergerci un crocefisso di plastica. Anzi, non me ne frega assolutamenete niente. Che poi uno, fatta questa preparazione cristicourinaria, decida pure di fotografarla mi è ancora più indifferente.
Quel che mi fa girare i santissimi (tanto per restare in materia religiosa) è che si sprechino paroloni come legge, medioevo, libertà d'espressione e opera d'arte per quella che il Rag. Ugo Fantozzi avrebbe semplicemente e saggiamente definito una boiata pazzesca. Quello che mi fa andare in vortice i testicoli è che per questa boiata pazzesca si sia pronti a parlare d'arte.
Ma quand'è che la smetteremo con queste fesserie? Abbiamo davvero così paura di non essere à la page da continuare a sottometterci ai diktat di un mercato dell'”arte” (ormai da mettersi rigorosamente tra virgolette) che da Serrano a Cattelan a Buren a tutta un'altra sfilza di patetici coglioni ci offre prodotti il cui unico scopo sembra essere quello di umiliare il nostro buon senso facendo di tutto per convincerci che se non capiamo l'importanza di questi gesti “artistici” siamo dei buzzurri paleolitici capaci solo di apprezzare le riproduzioni di Degas sulle scatole di cioccolatini?
Non voglio neanche entrare nel tema della provocazione nei confronti di chi in un crocefisso di plastica vede qualcos'altro che una statuetta di plastica di uno inchiodato su una croce. Quella provocazione la trovo talmente idiota, infantile e gratuitamente offensiva che non mi fa né caldo né freddo. Così come trovo idiote, infantili e gratuitamente offensive le prese di posizione di tutti gli integralisti religiosi che mi rifiutano la dignità del mio ateismo. Ma il mio ateismo io non vado a sbatterglielo in faccia gridando bestemmie durante la messa in San Giovanni in Laterano, o durante la predica dell'imam in una moschea o di un rabbino in una sinagoga. Esattamente allo stesso modo non mi verrebbe mai in mente di andare a fare la cacca su una foto di Napolitano davanti al Quirinale, né la pipì sull'ultimo CD di Al Bano sul palcoscenico del festival di Sanremo.
Quand'è che la smetteremo di avere paura di dire chiaramente che quelle “opere d'arte” opere d'arte non lo sono? Quand'è che ci decideremo a non darci più la zappa sui piedi lasciando ai più biechi integralisti l'esclusiva della critica di prodotti puramente mercantili che ci vengono spacciati per quello che non sono?
Mah...

Mia moglie ha quasi trent'anni meno di me e non perde mai un'occasione per farmi notare che se il mondo in cui viviamo è quello che è la colpa è della mia generazione. Al che io le rispondo arrampicandomi sui vetri del mio passato di hippy pacifista che non prevedeva certo un futuro fatto di Papi e veline.
Sta di fatto che la libertà d'espressione era per noi un cavallo di battaglia. E quando dico per noi sono perfettamente conscio che tra quei “noi” c'era tutta una serie di individui che sono poi allegramente passati dall'altra parte e che oggi controllano le nostre vite.
Serrano ha esattamente la mia età. Immagino quindi abbia vissuto, almeno in parte, le stesse eccitazioni, gli stessi traumi, gli stessi sdegni che ho vissuto io. Nei primi anni 70 viveva a New York, dove io andavo spesso a fare spettacolo con il Bread and Puppet Theater. Chissà, magari ci siamo anche incontrati... Magari c'era anche lui a quella serata a cui partecipai in un loft di Soho con una parte dell'equipe della Factory di Andy Warhol, o magari era lì, seduto nel pubblico mentre io muovevo le marionette di Peter Schumann. Perché allora uno passa dalla Brooklyn Museum Art School dei primi anni 70, col fermento che c'era allora, coi sogni, i progetti, le indignazioni e le collere che c'erano allora alla fotografia di un crocefisso di plastica immerso nel proprio piscio?
Mi devo essere perso un capitolo. Si vede che, come il lettore di Se per una notte d'inverno un viaggiatore, non ho mai trovato il séguito. E adesso che lo vedo, questo séguito, adesso che vedo al servizio di cosa viene invocata la libertà d'espressione, mi viene una tristezza infinita.
Andres Serrano è un bamba, un pistola Amedeo, un pirla e un belìn. Ma quelli che lo chiamano artista e che chiamano arte Immersion Piss Christ sono generali a cinque stelle nell'esercito degli idioti.

martedì 19 aprile 2011

Dylan in Cina

Robert Zimmermann

Avevo incominciato a buttar giù questo post la settimana scorsa, poi mi sono dimenticato di pubblicarlo. Lo faccio ora, ché tanto la stupidità è cosa sempre attuale.

Maureen Dowd è giornalista. Maureen Dowd ha pubblicato un articolo sul New York Times un paio di giorni fa, intitolato Blowin' in the Idiot Wind. Il titolo è un mix dei titoli di due canzoni di Bob Dylan, Blowin' in the Wind e Idiot wind. Il refrain di Idiot wind finisce con queste parole: You're an idiot, babe, / It's a wonder that you still know how to breath (sei un 'idiota, baby, è un miracolo che tu sappia ancora come si fa a respirare). Non so se la leggendaria preveggenza di Bob Dylan l'abbia portato a scrivere queste parole ben 37 anni fa in onore di Maureen Dowd — che allora lavorava per il Washington Star — ma avrebbe potuto.
Di cosa parla l'eccellente Maureen? Dei concerti del grande Bob in Cina in questi ultimi giorni. E cosa ci dice l'informata Maureen? Che Dylan ha accettato la censura imposta dal governo cinese rinunciando a cantare le sue “iconiche canzoni rivoluzionarie” come Blowin' in the Wind e The Times They Are a-Changin'.
Se la rossocapelluta Maureen si fosse presa la briga di informarsi un po' meglio prima di disinformarci e di suscitare commenti e altri articoli in una serie di altri quotidiani americani ed europei, magari anche Federico Rampini, corrispondente americano di Repubblica, ci avrebbe risparmiato le scemenze del breve video che pubblica sul sito del suo giornale (http://tv.repubblica.it/copertina/bob-dylan-sotto-accusa-per-i-concerti-in-cina/66038?video=&ref=HRESS-14).
Bob Dylan ha un sito ufficiale. Sul sito ci sono le date dei suoi concerti. Ogni data di concerto già avvenuto dà la possibilità di cliccare su Set List e di ottenere la lista delle canzoni cantate in quel
dato concerto. Una semplice verifica mostra che effettivamente Dylan non ha cantato Blowin' in the Wind e The Times They Are a-Changin' né a Pechino né a Shanghai. Senonché il sito ci propone un altro: Archive dates.
Io ho cliccato e ho dato un'occhiata. L'ultimo concerto del 2010 Dylan l'ha dato a Mashantucket, nel Connecticut e, oh sorpresa!, neanche lì ha cantato le due canzoni “iconiche”. E non le aveva cantate nemmeno il 21 agosto a Monterey, California, il 25 marzo a Tokyo, il 31 marzo 2009 a Hannover, il 16 agosto 2008 a Atlantic City, New Jersey e, oh scandalo!, neppure il 15 luglio 1994 a Vienna!
Perbacco! Chi avrebbe mai immaginato che la potenza dei censori cinesi avrebbe potuto andare dal Connecticut alla California e dal Giappone alla Germania? Maureen, mi sa che hai perso l'occasione di denunciare qualcosa di veramente scandaloso! Pensa: se l'avessi fatto magari ti avrebbero dato il Pulitzer e magari anche Federico Rampini ci avrebbe fatto su un bel commento...

Il bello con Bob Dylan è che non lo trovi mai dove te lo aspetteresti. Fin dall'inizio, una cinquantina d'anni fa, il “profeta della sua generazione” sembra essersi divertito a spiazzare tutti. Te lo aspettavi in stile folk e lui cantava con un gruppo rock al festival di Newport (1965) suscitando la collera di Pete Seeger, papa del folk americano, che annaspava cercando un'ascia con cui tagliare i cavi elettrici. Te lo aspettavi rock e lui pubblicava un LP intitolato Self Portrait nel quale cantava soprattutto canzoni non scritte da lui, tra le quali una versione di Blue Moon in perfetto stile crooner (roba da far schiattare d'invidia Dean Martin e Nat King Cole), una di The Boxer di Simon & Garfunkel e una di Early Morning Rain di Gordon Lightfoot. Per non parlare del duetto con Johnny Cash sull'LP Nashville Skyline, o della ripresa di Can't Help Falling in Love di Elvis Presley su un LP sobriamente intitolato Dylan.
È proprio questa una delle cose che ho sempre apprezzato in Dylan, questa sua eterna voglia di cambiare, di provare cose nuove, di non rimanere incastrato in uno di quei cassetti nei quali i critici amano mettere chiunque abbia un'attività pubblica. Oh, certo, Dylan negli anni ha anche messo in commercio qualche LP al limite dell'inascoltabile, come i due o tre in stile gospel. Ma non importa. Nessuno è mai riuscito ad appiccicargli un'etichetta sulla fronte. Ed è probabilmente questo che Maureen Dowd e tutti quelli che come lei si erigono a difensori di non so quale purezza musicoetica non sopportano.

lunedì 18 aprile 2011

Italia eterna


Un'amica mi manda via mail questo testo, che forse già conoscete, ma che mi pare meriti di essere letto e riletto:

"Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."
Elsa Morante, 1945

E poi dicono che la Storia non si ripete...