domenica 20 gennaio 2013

Un peso sullo stomaco



Una breve ricerca su internet mi ha permesso di sapere cosa facevo la sera di domenica 5 ottobre 1958.
Avevo otto anni. La televisione in casa nostra era arrivata da poco. Qualche settimana, al massimo qualche mese. Me lo ricordo perché prima andavamo a casa dei vicini quando c'era qualcosa di speciale come il festival di Sanremo.
Naturalmente a quei tempi c'era un solo canale, in bianco e nero. Le trasmissioni cominciavano nel pomeriggio, con La TV dei ragazzi. A me piaceva guardare Rin Tin Tin, oppure Zorro, Ivanhoe (con Roger Moore), Chissà chi lo sa (presentato da Febo Conti), ma anche Zurlì, mago del giovedì, con Cino Tortorella. Oggi mi chiedo perché nessuno si chiami più Febo, o Cino, o magari Cinico, come il mitico direttore dell'orchestra del festival di Sanremo, Cinico Angelini, collega di Gorni Kramer. Ma passiamo...
La sera di domenica 5 ottobre 1958, alle 9 meno 10, ho di sicuro guardato Carosello. Ecco il link verso la storica sigla: http://www.youtube.com/watch?v=jK9_lc1bGVk.
Alla fine di Carosello, essendo abbastanza grande da ignorare il famoso invito di Topo Gigio (...E dopo Carosello, tutti a nanna), me ne sono rimasto lì, con mia madre, a guardare il programma delle 9: Alfred Hitchcock racconta.
Era una serie di brevi telefilm di 26 minuti presentati dal “maestro del brivido”, un signore grassottello con un po' di gozzo doppiato da Carlo (detto Carletto) Romano, famoso doppiatore che dava la sua voce anche a Jerry Lewis e al sergente Garcia di Zorro, nonché a Louis de Funès, Ernest Borgnine, Peter Ustinov, Eli Wallach, Rod Steiger e Fernandel.
Quella sera il telefilm era intitolato Un peso sullo stomaco. L'ho trovato su internet, anche se in versione originale non sottotitolata. Se volessi guardarlo anche se non capisci l'inglese, l'intrigo è molto semplice.La storia si svolge in Malesia. Un tale arriva a casa di un amico e lo trova a letto. L'amico gli dice che ha un serpente velenoso sulla pancia, sotto le lenzuola. Il tipo prima non ci crede, poi sì. I rapporti tra i due sembrano tesi, senza che si sappia bene cosa ci sia dietro. Il tale finisce col chiamare un dottore che inietta all'amico un siero anti-veleno. Il siero però può funzionare o no, non si sa. Il dottore decide allora di tramortire il serpente travasando sotto il lenzuolo una buona dosa di etere. Dopo un quarto d'ora d'attesa, con grande cautela, i due sollevano il lenzuolo. Il serpente non c'è. Il dottore se ne va. Restano i due personaggi principali. La fine la capirai anche senza capire l'inglese...
Quella sera, davanti alla televisione, non immaginavo che per mesi, forse per anni, sarei stato turbato da quella visione. 
Se preferisci guardarti il telefilm senza sapere cosa avrei fatto per anni al momento di andare a letto, clicca sul link prima di leggere il resto: http://www.youtube.com/watch?v=J7oZ2LY2-GU.


Se invece preferisci sapere tutto subito, allora confesso che per mesi, se non anni, ogni sera, prima di mettermi sotto le coperte, mi sono accertato, stramaledicendo il “maestro del brivido”, che non ci fosse niente sotto il cuscino...  
Rivisto stamattina, in questa piovosa domenica di gennaio, per la prima volta da allora (!), il telefilm mi è sembrato molto bello, con quei lunghi piani-sequenza, quegli inquietanti primi piani e quel modo al contempo semplice e magistralmente perverso di far salire la tensione.

P.S. Appena un'ora dopo aver pubblicato questo post sono riuscito a ritrovare un altro telefilm che mi aveva terribilmente impressionato la sera del 14 aprile 1962. Faceva parte della serie Ai confini della realtà (The twilight zone). E questo è in italiano. Va forse ricordato che questo secondo telefilm è stato diffuso in piena guerra fredda, appena sei mesi prima della crisi dei missili di Cuba. Si intitola Tempo di leggere e lo troverete qui: 
http://www.youtube.com/watch?v=9YgkfRRL6c8 

martedì 15 gennaio 2013

Vuoto cosmico

 Pare incredibili che gli uomini politici italiani non abbiano ancora capito niente. Eppure è così.
Da settimane ormai Berlusconi fa quotidianamente i titoli principali di giornali e televisioni. Spara controverità, approssimazioni e contraddizioni alla velocità della luce, ma questo non importa. È lui che fa l'attualità, è di lui che si parla sempre e comunque, è nei suoi confronti che tutti sono obbligati a posizionarsi.
Si ha un bel dire che non ci si deve comportare così e che farlo significherebbe scendere al suo livello; lui intanto sale nei sondaggi e gli altri non si muovono, o scendono.
Combattere un rinoceronte con un acchiappamosche, magari spiegando che non sarebbe bello fare rumore, sarebbe assurdo. Eppure è esattamente quello che stanno facendo i leader storici della sinistra.
Se la loro credibilità fosse alta, se la gente guardasse a loro come persone veramente serie che si trovano ad aver a che fare con un buffone, chissà?, magari la tattica potrebbe anche funzionare. Ma visto che la percezione del livello di tutta la classe politica, o casta, che dir si voglia, da parte della stragrande maggioranza dei cittadini è vicino allo zero, questo è un suicidio. 
Ciò che manca tragicamente alla sinistra è la consapevolezza della propria debolezza. Credono davvero, questi signori, di essere ascoltati con serietà dal popolo italiano? Non sono davvero sufficienti i mille sondaggi che abbiamo visto negli anni sulla basilare mancanza di fiducia della gente nei loro confronti? È mai possibile che in poche settimane un vecchio ciarlatano riesca a recuperare sette, otto, nove punti percentuali senza che nessuno sia in grado di fermarlo? E quali sono le credenziali di gente così lontana dalla comprensione di come funziona oggi (oggi, non cinquant'anni fa!) una campagna elettorale?
Da una parte, un buffone; dall'altra, dei dinosauri. Ma che scelta ci si prospetta?
Qui non si tratta più di esaminare due programmi opposti, né si tratterà di questo quando sarà in corso la campagna ufficiale. Quando tutta una classe dirigente è squalificata, la gente vota (se vota) chiudendosi il naso. Oppure finisce per votare per piccoli candidati più o meno alterantivi che non potranno che complicare ancora di più l'inevitabile gioco di alleanze e spartizioni di poltrone dopo le elezioni.
Non c'è argomento politico che tenga di fronte a una campagna bassamente pavloviana come quella di Berlusconi. Lui, che sa bene di non avere niente di credibile da dire, non cerca di convincere nessuno. Non ne ha bisogno. Ciò che fa è essere lì, in prima pagina, tutti i giorni, imponendo agli avversari una tabella di marcia che loro sono totalmente incapaci di assumere.
Berlusconi non fa appello alla ragione, ma agli istinti. Naturalmente possiamo continuare a scandalizzarcene, a dire che il suo è un comportamento indegno, ad offuscarci della sua gigioneria, del suo maschilismo e del suo negare oggi ciò che aveva detto ieri. Ma visto che da vent'anni ormai sappiamo che è così che vince, non sarebbe ora di svegliarsi?
Il problema è che l'unico modo per svegliarsi sarebbe di avere qualcosa di concreto da dire ogni giorno, ma questo qualcosa di concreto la sinistra non ce l'ha. Ahinoi.

venerdì 4 gennaio 2013

Foto oscene

Gustav Klimt - Danae

È andata così: sfogliavo i siti dei quotidiani su internet e sono arrivato alla pagina dell'edizione americana dell'Huffington Post. Ho letto un paio di articoli, poi ho notato la foto di una donna obesa e praticamente nuda sotto il titolo "PHOTOS: Nudes Like You've Never Seen Before (NSFW)", nel quale l'acronimo NSFW sta per Not Suited For Work, ovvero indica, su internet, un contenuto che potrebbe valere un licenziamento a chi lo consultasse sul posto di lavoro. Ho cliccato sul titolo, me ne è apparso un altro: “Yossi Loloi Photographs Obese Women In The Nude, Challenges Traditional Notions Of Beauty”, ovvero “Yossi Loloi fotografa donne obese nude, sfida la nozione tradizionale di bellezza”. Lo so, una cosa così come titolo è un po' strana, ma visto che lo scopo di questo post non è di spiegare a chi non ha familiarità con i titoli dei giornali americani che laggiù i titoli sono diversi dai nostri, rendiamo pure omaggio ad Amatore Sciesa e tiremm innanz.
Il breve articolo inizia facendo riferimento a Lucian Freud e Peter Paul Rubens, il che già mi provoca un netto sollevamento sopraccigliare (e non solo perché Pieter Rubens è diventato Peter). Passata la prima frase, c'è la foto di una giovane donna in mutandine che, come me lo fa capire il seguito dell'articolo, pesa almeno 190 kili. Ma ecco come prosegue l'articolo:
“Il progetto di Loloi, intitolato Full Beauty, si basa su fotografie di donne di almeno 190 chili. Con un profondo rispetto per i suoi soggetti e uno sguardo di sfida alla cultura pop e alla storia dell'arte, Loloi mostra quanto la storia del nudo femminile sia limitata. Mentre è raro vedere donne formose nella pubblicità, nello spettacolo, o perfino nell'arte contemporanea, le donne obese non vengono praticamente mai prese in considerazione in questi campi nonostante l'aumento del numero delle americane sovrappeso.
Facendoci vedere donne che pesano fino a 270 chili, Loloi offre una dolcezza e una bellezza a un tipo di corpo spesso ignorato. Sul suo sito web Loloi scrive: “Credo che abbiamo una 'libertà di gusto' e che non dovremmo essere riluttanti nell'esprimere l'importanza che le accordiamo. Limitare questa libertà significa vivere in una dittatura dell'estetica.”
Trovate le foto di Loloi scioccanti o confortanti? Segnalateci la vostra opinione.”

Non so bene come si scriva il suono di una pernacchia, ma se si scrive prut, allora ho propria voglia di scrivere pruuuuuuutprutttttttttttpruuuutpruuuttprutttpruuutprut!
Senonché, toltami la voglia di scrivere questa cosa fondamentale, mi resta dell'amaro in bocca. Ma vogliamo smetterla, soprattutto nel mondo dell'arte, di dire che tutto è, o almeno può essere uguale a tutto? Non è vero! Un'opera di Leonardo da Vinci e una serie di strisce bianche e nere non sono uguali, anche se le strisce sono firmate Daniel Buren. E una donna di 60, 80 o 100 chili non è uguale a una di 190 o di 270 chili. Perché? Perché l'obesità è una malattia e queste donne (ma lo stesso vale ovviamente per gli uomini) hanno diritto di essere curate. Secondo il dizionario Treccani, l'obesità è un'”abnorme aumento del peso corporeo, per eccessiva formazione di adipe nell’organismo”, e questo che si tratti di obesità complicata, primitiva, secondaria, androide o ginoide.
Le donne del reportage di Loloi non sono belle, sono ma-la-te e se c'è qualcosa di bello nei loro sguardi e nelle loro espressioni, qualcosa di toccante, questo qualcosa c'è malgrado la patologia ed è comunque questo qualcosa che può essere bello, non la patologia che, trasformata in spettacolo, diventa oscena. Le donne fotografate da Loloi sono malate almeno quanto lo sono le anoressiche adolescenti messe altrettanto oscenamente in mostra da numerosi rotocalchi femminili. Far credere a qualcuno che si ritrova a vivere dentro uno di quei corpi che il suo corpo è bello è una cosa immonda. Ripeto: non parlo di persone di 90, né di 120 o 140 chili, parlo di giovani donne sopra i 190, o magari sotto i 35.
Cosa vuol dire questa mia indignazione? Che penso che obese e anoressiche dovrebbero nascondersi, o che dovrebbero essere messe in prigione? No di certo. Ma l'abbietto sfruttamento del male altrui, del dolore altrui, è sempre e comunque cosa ignobile, e lo diventa ancora di più quando le si cercano giustificazioni pseudo-intellettuali.
Sul sito personale del fotografo appare così un articoletto di tale Gian Paolo Barbieri, fotografo di moda italiano, che non esita a citare una bellissima poesia di Walt Whitman, Canto il corpo elettrico:
“capelli, seni, anche, pieghe dei ginocchi, braccia disinvolte, sono onde diffuse”. Senonché per arrivare al suo scopo Barbieri non esita a modificare le parole del poeta che, tradotte correttamente, sono “capelli, petti, fianchi, curva delle gambe, negligenti mani che cadono in completo abbandono” (trad. Enzo Giachino). Più in là Whitman continua: “Come vedo l'anima mia riflessa nella Natura, / come vedo attraverso una bruma un Essere d'inesprimibile compiutezza, sanità, bellezza, / vedo il capo ricurvo, le braccia incrociate sul petto, vedo la Donna”. Ripeto: inesprimile compiutezza, sanità, bellezza.
Sarà che Whitman è un poeta che amo profondamente da più di quarant'anni e che quindi mi irrita particolarmente vederlo usato e abusato in perfetta malafede, ma tutta questa storia mi puzza di sfruttamento, oltre che di stupidità. Sfruttamento, una volta ancora, della donna e del suo corpo, già insopportabilmente usato da pubblicità e cinema; stupidità di gente che non esita a usare e abusare di argomenti pseudo-colti per giustificare le proprie trovate a scopo commerciale.
L'oscenità dell'uso di corpi malati non è diversa da quella dell'uso di corpi afflitti da altre sofferenze, fame, guerra, dolore, sfruttamento. Certo i reporter di guerra, per esempio, ben sanno quanto sia sottile la linea che separa una foto di denuncia da una priva di rispetto per il soggetto fotografato. Ma quel dilemma, nella trappola del quale alcuni cadono talvolta, non è autogenerato dal fotografo, è insito nella situazione fotografata. Ben diversa è la posizione di chi una situazione se l'inventa, freddamente, cercandosi poi giustificazioni a posteriori.
Nel lavoro di Loloi non vedo traccia di una qualsiasi “libertà di gusto”, come pretende il fotografo, ma piuttosto di una visione malata e totalmente priva di rispetto e compassione. Le foto di Loloi trasformano le donne obese in fenomeni da baraccone. Basta pensare allo sguardo completamente diverso che Diane Arbus aveva verso altri esseri umani, anche loro spesso afflitti da indicibili sofferenze, per capire quanto questo lavoro sia intriso di cinismo e di spregiudicato affarismo. Per questo non ho voluto pubblicare qui anche una sola di quelle immagini, preferendo un quadro di Klimt.
Detto questo, mi viene da chiedermi se ho fatto bene ad accordare qualche minuto a un fotografo che più che l'indignazione merita il silenzio.

lunedì 31 dicembre 2012

Mi sono letto l'Agenda Monti

Mi sono letto l'Agenda Monti. Per curiosità. Perché i giornali ne parlano, o ne hanno parlato molto, ma senza entrare nei dettagli.
Prima sorpresa: ho avuto l'impressione di capire quel che c'era scritto. Non sarà granché, ma è già qualcosa.
Tra le cose che ho capito, o, se vogliamo restare più modesti, che mi è sembrato di capire, c'è il fatto che “il Professore”, sforzandosi di rendere le sue parole comprensibili, abbia voluto dare prova di un certo rispetto verso i cittadini, fatto di per sé degno di nota nel panorama politico italiano.
Ho capito anche che una buona parte del testo si applica a non affrontare solo problemi economico-finanziari, ma anche culturali. Non parlo di cultura nel senso di patrimonio culturale, né di creazione artistica (assente dall'agenda), ma di cultura politica, ovvero di quella cosa che forse fa più danni a livello nazionale.
Ho trovato un linguaggio pacato e concreto, privo di anatemi e isterie, che non sempre diceva cose alle quali mi sento di aderire, ma che almeno le diceva su un tono che lasciava spazio alla discussione e alla contraddizione. Un linguaggio soprattutto privo di arroganza e libero dal vizio, tipico dei politici italiani, di proclamare pseudo-verità con la delicatezza di un fucile d'assalto in vendita in un'armeria del Kentucky.
Sono “montiano”? No, non lo sono. Ma proprio questo è il punto: il testo di Monti è interessante (che l'abbia scritto lui o Ichino, o qualcun altro, poco importa) perché non sembra essere alla ricerca di un'adesione ideologica, ma di un'eventuale adesione a un programma.
Io vivo in un comune di 13.000 anime in totale dissesto economico. Dieci anni di gestione PD hanno creato debiti per una decina di milioni di euro. Alle ultime elezioni è ancora il PD che ha vinto, dopo aver “scomunicato” un certo numero di membri che avevano dato vita a una lista alternativa (per la quale ho votato). Poco prima delle elezioni, al bar, ho sentito dei pensionati che dicevano: “Io voto per il Partito perché ho sempre votato per il Partito”. E infatti il Partito, quello stesso che ha creato il dissesto che ora pagheremo per anni, ha ancora la maggioranza.Perché molti di quelli che avevano sempre votato per il Partito lo hanno votato un'altra volta.
In questi giorni Bersani, candidato di quello stesso Partito, che continuo a scrivere con la P maiuscola come lo faccio con la Madonna (non solo quella che canta, anche l'altra), insiste perché Monti “faccia chiarezza” e “si posizioni”. Ovvero, di fronte a un programma scritto, quel che manca a Bersani è sapere se Monti “si posiziona” a destra o a sinistra. Ma non può leggersi l'Agenda? Il fatto che Monti si schieri con l'una o l'altra parte è davvero una pregiudiziale indispensabile? E indispensabile a che cosa? Alla possibilità di un'eventuale alleanza post-elettorale con una o l'altra delle due parti che, avendoci governato negli ultimi 70 anni, ci hanno portato al disastro attuale? Questa concezione della politica mi pare a dir poco arcaica, controproducente, assolutamente arrogante e distante dalle preoccupazioni dei cittadini almeno quanto Trento lo è da Palermo, o Monteserrat Caballé da Kate Moss.
L'Italia è un paese in crisi, su questo siamo tutti d'accordo, ma di che crisi si stratta? Crisi economica o crisi culturale? Qual è il maggior danno da riparare dopo il lungo periodo berlusconiano, ma anche, se vogliamo guardare un po' più in là, dopo il quarantennio democristiano e il particolarmente infausto quadriennio craxiano? A mio modesto avviso, quel danno è innanzitutto culturale: cultura del potere lontano dal popolo, cultura della casta, cultura di nani e ballerine, cultura della diffidenza verso lo Stato, cultura del qualunquismo, cultura dell'assenza di vere ambizioni collettive, cultura della burocrazia.
Monti, dal quale, insisto, un oceano di convinzioni mi separa, è comunque qualcuno che ha parlato degli evasori fiscali come di gente che ruba nelle tasche degli altri, qualcuno che dimostra di essere al di fuori della casta e di rifiutarne i comportamenti, qualcuno che sembra voler affrontare quei problemi culturali che sono la spina dorsale della distanza della gente dallo Stato. Vogliamo continuare a ripeterci, come una nenia auto-consolatrice, che saranno politici come Bersani e Rosy Bindi ad essere in grado di farci cambiare rotta? Oppure pensiamo davvero che una risposta ai problemi attuali possa portarcela su un vassoio d'argento Beppe Grillo, o che davvero la soluzione sia un Nichi Vendola che non potrà mai essere altro che un partner minoritario?
Ciò che finisce per farmi provare una certa simpatia per Monti è un po' la stessa cosa che aveva finito un paio di mesi fa per farmi provare nonostante tutto una certa simpatia per Renzi: la boria e l'aggessività di quella classe politica imperante e fallimentare che si sente improvvisamente messa in pericolo da un modo di fare diverso.
Ora, io credo che ciò di cui abbiamo più profondamente e urgentemente bisogno sia proprio un modo di fare diverso. Magari poi scopriremo che anche quel modo di fare non riuscirà a riportarci a galla. Ma di fronte alla certezza che il vecchio modo di fare non farà che riprodurre all'infinito moduli comportamentali disastrosi non vale forse la pena di correre qualche rischio?
Vorrei aggiungere un piccolo appunto. Quando, quattro anni e mezzo fa, sono tornato a vivere in Italia dopo 35 anni di Francia, due sono le cose che più mi hanno colpito alla lettura quotidiana dei giornali: l'impressione che per i politici nazionali sia normale sostenere sempre che se uno dice una cosa lo fa perché in realtà ne pensa un'altra e la necessità viscerale di fare di qualsiasi piccola dichiarazione politica, meglio se faziosa, un avvenimento importante e “estremamente grave”. La politica e la stampa italiane sembrano vivere in continua agitazione, nuotando in mari di adrenalina e testosterone, senza nemmeno prendere in considerazione la possibilità di un modo più pacato, ragionevole, rispettoso e magari elegante di vivere insieme. I politici italiani mi sembrano afflitti da un disarmante infantilismo. Sembrano bambini che litigano per le caramelle, straccivendoli che cercano ogni motivo per prendersi a botte, ultras da stadio, con in più un tale livello di autocompiacimento da far ingelosire un imperatore cinese del XIV secolo. Non so se guardandosi allo specchio al mattino mentre si lavano i denti si ripetano venti volte “Ho ragione io! Ho ragione io! Ho ragione io!”, ma quella è senz'altro l'impressione che danno. E il danno è immenso.

domenica 23 dicembre 2012

È natale! (alleluia)

Tu scendi dalle stelle, ecc. ecc.
Ariecco Natale. Radio e televisioni trasudano buonismo, i commercianti già preparano il loro discorso post-natalizio per lamentarsi di aver guadagnato troppo poco, le famiglie fanno sforzi sovrumani per superare unite lo scoglio del cenone, i bambini non ce la fanno quasi più ad aspettare il nuovo telefonino (o computer, o iPad, o piattaforma multimediale che sia).
In un paio di giorni saranno probabilmente scattate più foto di quante non ne siano state scattate dall'invenzione di Niépce alle dimissioni di Monti. Un'orgia di foto, una marea, una galassia. Numeri da capogiro, molto più vicini al googol (che se avessi studiato sapresti essere il numero composto da un 1 seguito da cento 0) che al miserabile trilione (18 patetici 0).
Vabbé, forse esagero, però sta di fatto che il 99% di quelle foto andranno perse tra 1 o 10 anni, in particolare perché non saranno mai state stampate su carta.
Per fortuna esiste il passato, esiste quel periodo che va dal 1827 (data di nascita della fotografia) alla metà degli anni 2000, quando la fotografia si è trasformata in addizione collettiva (addizione nel senso delle droghe, ovviamente). In quel poco meno di due secoli le foto venivano stampate e rimanevano a perenne testimonianza del passato.
È così che disponiamo oggi di emozionanti immagini natalizie .
Prima di tutto, i bambini:

bambini buoni,

bambini a cui piacciono le bambole, 

bambini che è meglio abituare fin da piccoli, 

 bambini trasformati in abeti viventi

e bambini che hanno trovato il vero Babbo Natale.

Poi le famiglie:

quelle gioiose,

 quelle di serial killer,

 
 quelle sexy,

   
quelle spiritose,

    
quelle creative,

   
quelle col papà che di mestiere fa il contorsonista, 

 
quelle disinibite. 

Poi i parenti:
 
Yolanda, la cugina di Voghera che viene sempre a trovarci per Natale,

quella burlona di Samantah, (l'altra cugina)
che ne inventa sempre una,

 
e infine Gualtiero, detto il Molletta, 
che non si è mai sposato ma si fa le foto con l'autoscatto.

Buon suicidio a tutti.



sabato 15 dicembre 2012

Parole di odio

 
Benedetto XIV e Rebecca Kadaga

“I "tentativi" di rendere il matrimonio "fra un uomo e una donna" "giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" sono "un'offesa contro la verità della persona umana" e "una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace", sostiene il Papa” (Repubblica, 15 dic. 2012).

Poffarbacco: ecco gli omosessuali diventati guerrafondai. Da qui a dedurre che gli etero sono pacifisti c'è un capello. Oppure una colossale minchiata, a scelta.
Io sono profondamente, immutabilmente, convincentemente e irremediabilmente etero. Non è un vanto, è un dato di fatto. Io sono così e altri sono cosà. Sono anche vegetariano, calvo, marionettista e barbuto, tutte cose che probabilmente mi definiscono almeno quanto la mia eterosessualità che, se permettete, riguarda solo me e chi con me ha spartito almeno qualche goccia di sudore e altri liquidi corporei. Classificarmi come (solo) eterosessuale è stupido quando classificarmi come (solo) vegetariano, calvo, marionettista, o barbuto.
Come tutti, sono un essere piuttosto complesso, almeno dal punto di vista dell'ingegneria genetica, e magari un po' più complesso di altri da quello delle pippe mentali, però a me va bene così. Se uno mi venisse a dire che do fastidio alla pace nel mondo perché non mangio la carne o perché non mi rado la barba credo che esiterei tra una risata e una giratina di testicoli. Se poi quel qualcuno venisse a impormi di non avere gli stessi diritti di scegliermi un compagno o una compagna di vita perché sono calvo, allora opterei nettamente per la giratina di testicoli.
Oltre a essere eterosessuale, vegetariano, calvo, marionettista, e barbuto, sono anche un noto rompiballe che ha grosse difficoltà ad accettare che autorità morali, e non solo, di ogni tipo e genere approfittino vigliaccamente del loro status per sparare idiozie e mostruosità in grado di soddisfare il loro sentimento di importanza. Cosa, questa, che Ratzinger fa spesso. Molto spesso.
Sono nato e cresciuto negli anni 50 e 60. Gli omosessuali, a quei tempi, era normale chiamarli culattoni, checche, froci e invertiti. La mia generazione è venuta su così. Ma non è che perché uno viene su così deve poi rinunciare del tutto a far funzionare quel po' di materia grigia che si ritrova dentro il cranio. Anche se poi diventa Papa, no?...
Molte cose vanno contro la pace nel mondo: in particolare l'intolleranza, l'odio, l'incapacità ad accettare che altri possano essere diversi, abbiano idee e comportamenti diversi, che esistano altre ragioni valide quanto le nostre, che altri siano“giusti” quanto noi anche se non ci assomigliano, che siano “buoni” quanto noi anche se si comportano in modo diverso.
Tutte queste cose si nutrono di molte stupidità di varia estrazione, tra le quali la religione occupa un posto di prima fila. La religione, non appena cessa di essere un rapporto personale e intimo tra se stessi e il cosmo nel suo insieme, non appena diventa istituzione basata su dogmi, divieti e anatemi, è uno dei cancri principali della condizione umana. Ci sono state nella storia dell'umanità talmente tante guerre “di religione” che ci sarebbe da rotolarsi per terra dalle risa davanti alle parole del Papa se la cosa non fosse tragica.
Ma è anche insopportabile. Basta! Che taccia! Che tacciano tutti quegli immondi venditori di pseudo-morale adulati e riveriti come superuomini, che ci avvelenano l'esistenza col loro odio e la loro incapacità ad amare. Noi, uomini di pace, ne abbiamo abbastanza delle loro insopportabili prese di posizione. Vogliono credere che Dio esiste? Per me va benissimo, che problema c'è? Basta che non mi vengano a rompere le palle cercando di convincere anche me, o, peggio, dicendomi cosa posso e devo fare o non fare.
Ma si sono mai chiesti, questi signori, quanto possano apparire ridicoli agli occhi di un ateo? Hanno mai cercato di rendersi conto degli sforzi che un ateo deve fare per accettare di prendere sul serio le loro fesserie? Noi atei passiamo il tempo a sforzarci di rispettare gente che crede che Dio si sia incarnato attraverso la vagina di una vergine che è poi salita anima e corpo in cielo. Ma non si rendono conto, questi signori, della fatica che facciamo? Perché, diciamoci la verità, certe volte la voglia è grande di mandarli tutti a quel paese, di chiudere bottega e di smetterla di prenderli sul serio. Eppure no, siamo sempre lì a fare sforzi, perché non vogliamo essere come loro, perché vogliamo saper accettare anche quello che non capiamo, anche quei loro abissi di stupidità.
Ma poi ci sono delle volte in cui davvero non se ne può più. Signor Papa, ma un minimo di rispetto per l'intelligenza altrui non può proprio cercare di averlo? E che cacchio!

Appena finito di scrivere questo post scopro un'altra informazione che mi fa rabbrividire: il giorno prima delle sue insopportabili dichiarazioni sull'omosessualità, il Papa aveva ricevuto e benedetto la Signora Rebecca Kadaga, presidente del parlamento ugandese. Questa Signora ha dichiarato un mese fa che una nuova legge contro l'omosessualità sarebbe stata approvata nel suo paese entro Natale, anzi ha detto che sarebbe stato un “regalo di Natale”. Cosa prevede questa legge? La prigione a vita per omosessualità e la morte per “omosessualità aggravata”. 
In nomine Patris, et Filii, et Spiritus Sancti. Amen.

Il diritto di detenere e portare armi

Solo negli ultimi 20 anni:
  • 8 gennaio 1993: Juan Luna e James Degorski massacrano 7 persone in un ristorante a Palatine, Illinois;
  • 1 luglio 1993: Gian Luigi Ferri, 55 anni, massacra 9 persone e ne ferisce 6 in un ufficio di San Francisco;
  • 19 aprile 1993: 76 uomini, donne e bambini  sono bruciati vivi nel massacro della setta dei Davidiani a Waco, Texas;
  • 19 aprile 1995: Timothy McVeigh, 27 anni, massacra 168 persone e ne ferisce 680 facendo saltare per aria un edificio federale di Oklahoma City, Oklahoma;
  • 24 marzo 1998: Mitchell Johnson, 13 anni, e Andrew Golden, 11 anni, massacrano 5 persone e ne feriscono 10 in una scuola di Jonesboro, Arkansas;
  • 20/21 maggio 1998: Kip Kinkel, 15 anni, massacra i genitori, poi 2 studenti della sua scuola a Sprinfield, Oregon, e ne ferisce 22;
  • 20 aprile 1999: Eric Harris e Dylan Klebold, entrambi diciottenni, massacrano 12 studenti e un insegnante alla scuola di Columbine, Colorado;
  • 24 maggio 2000: John Taylor, 36 anni, massacra 5 persone e ne ferisce 2 in un fast food del Queens, New York;
  • 8/14 novembre 2000: Reginald e Jonathan Carr, 22 e 20 anni, massacrano 5 persone e ne feriscono una nelle strade di Wichita, Kansas;
  • 26 dicembre 2000: Michael "Mucko" McDermott, 42 anni, massacra sei colleghi di lavoro a Wakefield, Massachusetts;
  • 21 marzo 2005: Jeffrey Weise, 16 anni, massacra il nonno, la compagna del nonno e poi 7 altre persone e ne ferisce 5 a Red Lake, Minnesota;
  • 25 marzo 2006: Aaron Huff, 28 anni, massacra sei persone e ne ferisce due nelle strade di Washington;
  • 2 ottobre 2006: Charles Carl Robert IV, 33 anni, massacra 5 studentesse e ferisce altre 5 persone in una scuola di Nickel Mines, Pennsylvania;
  • 16 aprile 2007: Seung-Hui Cho, 33 anni, massacra 32 persone e ne ferisce 17 all'Istituto Politecnico di Blacksburn, Virginia;
  • 7 ottobre 2007: Tyler Peterson, 20 anni, massacra 6 persone e ne ferisce una durante una festa privata a Crandon, Wisconsin;
  • 5 dicembre 2007: Robert A. Hawkins, 19 anni, massacra 8 persone e ne ferisce 4 in un centro commerciale a Omaha, Nebraska;
  • 14 febbraio 2008: Steven Kazmierczak, 27 anni, massacra 5 persone e ne ferisce 21 in un'università di DeKalb, Illinois;
  • 5 novembre 2009: Nidal Malik Hasan, soldato trentasettenne, massacra 13 persone e ne ferisce 29 a Fort Hood, Texas;
  • 8 gennaio 2011: Jared Lee Loughner, 23 anni, massacra 6 persone e ne ferisce 12 a Casas Adobes, Arizona;
  • 7 luglio 2011: Rodrick Shonte Dantzler, 34 anni, massacra 7 persone e ne ferisce due in due case a Grand Rapids, Michigan;
  • 5 ottobre 2011: Shareef Allman, massacra 4 persone e ne ferisce 6 in una fabbrica di Cupertino, California;
  • 12 ottobre 2011: Scott Evan Dekraai, 41 anni, massacra 8 persone e ne ferisce una da un parrucchiere di Seal Beach, California;
  • 2 aprile 2012: One L. Goh, 43 anni, massacra 7 persone e ne ferisce 3 in un college di Oakland, California;
  • 30 maggio 2012: Ian Stawicki, di cui non ho trovato l'età, massacra 4 clienti di un caffé, ne ferisce il padrone, poi, poco dopo, uccide ancora una donna in un parcheggio a Seattle, Washington;
  • 20 luglio 2012: James Eagan Holmes, 25 anni, massacra 12 persone e ne ferisce 58 in un cinema di Aurora, Colorado;
  • 5 agosto 2012: Wade Michael Page, 41 anni, massacra 6 persone e ne ferisce 4 in un tempio sikh di Oak Creek, Wisconsin;
  • 14 dicembre 2012: Ryan Lanza, 24 anni, massacra 20 bambini e sei adulti in una scuola di Newton, Connecticut.
Secondo stime ufficiali, si calcola che ci siano tra 270 e 300 milioni di armi in circolazione negli Stati Uniti per una popolazione di 314 milioni, escludendo quelle in dotazione all'esercito e alle forze di pubblica sicurezza, ovvero 88,8 armi ogni cento abitanti (uomini, donne e bambini).

La NRA (National Rifle Association) conta 4 milioni e 300.000 membri.

Il secondo emendamento alla Costituzione degli Stati Uniti, redatto da James Madison e adottato dal Congresso nel 1791, stabilisce che "essendo necessaria alla sicurezza di uno Stato libero una milizia regolamentata, il diritto dei cittadini di detenere e portare armi non potrà essere infranto".

Mike Huckabee, ex-governatore dell'Arkansas, pastore battista ed editorialista di Fox News, ha dichiarato ieri: “Il problema non è la criminalità, non sono le armi e nemmeno la violenza. Il problema è il peccato. Visto che abbiamo cacciato Dio dalle scuole, dalle comunità, dalle conversazioni pubbliche e private, non dovremmo essere così sorpresi quando si scatena l'inferno”.

mercoledì 12 dicembre 2012

Vietato essere negativi


Oleg Mikheev è un grande uomo. E infatti è deputato della Duma, il parlamento russo, per l'ossimorico partito Russia Giusta.
Oleg Mikheev è un uomo di idee. Di grandi idee. L'ultima, la più grande, la più bella, la più luminosa ce l'ha avuta ieri: imporre a giornali e televisioni che le notizie “negative” al loro interno non superino la barriera del 30%, in modo da “proteggere la psiche della popolazione”. Forse nemmeno Ubu, in tutta la sua sconfinata saggezza patafisica, era mai giunto a un tale livello di illuminazione.
Non si dovrebbe più trattare per i giornalisti di informare obiettivamente piuttosto che in maniera partigiana, ma, assai più nobilmente, di farlo “positivamente” piuttosto che in maniera negativa, almeno per i due terzi.
Vediamo come potrebbero (dovrebbero) andare le cose prendendo come spunto il giornale di oggi.
Titolo: Grillo: fuori chi mi critica – La base: sei come il Duce potrebbe diventare Grillo: dentro chi mi vuol bene – La base: complimenti per la bonifica dell'Agro Pontino.
Titolo: L'altolà di Berlino al Cavaliere: “No a campagne anti-tedesche” potrebbe diventare L'incoraggiamento di Berlino al Cavaliere: “Sì a campagne pro-italiane”.
Titolo: L'ultimatum di Maroni al Cavaliere: “Se corri tu, nessuna alleanza” potrebbe diventare L'invito di Maroni al Cavaliere: “Se vuoi fare un riposino noi siamo con te”.
Titolo: Vendola a Bersani: con Casini non governo potrebbe diventare Vendola a Bersani: per un governo senza casino.
Titolo: Tangenti sugli appalti, blitz al ministero potrebbe diventare Contenti di far salti, tutti al monastero.
Titolo: Una notte di scontri e arresti: le due anime dell'Egitto invadono le vie del Cairo potrebbe diventare Una notte di incontri e passeggiate: le due anime dell'Egitto riempiono le vie del Cairo.
Titolo: Lombardia, nel caos 700mila pendolari potrebbe diventare Nuove opportunità di jogging in Lombardia.
Titolo: Italiani e salute, più obesi e diabetici potrebbe diventare Italiani e salute, diminuiscono i magri e anche i consumi di zucchero.
Titolo: Operaio perde un piede potrebbe diventare Operaio saltella sul piede sinistro.
Titolo: Ecco il primo tweet del Papa: “Amici, vi benedico di cuore” potrebbe diventare Giornata di silenzio per il Papa.
Titolo: Avellino: 4 detenuti evadono dal carcere potrebbe diventare Avellino: 147 detenuti sempre in cella.
Titolo: Crollano le compravendite di case, dimezzate le richieste di mutui potrebbe diventare Gli italiani sempre più contenti della loro casa.
Titolo: Benzinai in sciopero potrebbe diventare Panettieri in piena attività.
Titolo: Strauss Khan, accordo con assegno potrebbe diventare Cameriera newyorkese diventa ricca.
Titolo: L'election day minaccia Sanremo potrebbe diventare Sanremo inghiottita da un'onda anomala.
Titolo: Berlusconi perde pezzi potrebbe diventare Berlusconi si fa in quattro.
Titolo: La Corea del Nord lancia missile a lunga gittata potrebbe diventare La Corea del Nord sperimenta fuochi artificiali di grandi dimensioni.
Titolo: Meeting di CL, truffa sui fondi potrebbe diventare Meeting di CL, frutta e girotondi.
Titolo: Ruby : sono in Messico, torno in Italia a gennaio potrebbe diventare Silvio, Lele, Emilio e Flavio: siamo nel Malawi, non torneremo più.

Naturalmente l'esercizio può essere portato avanti da chiunque con un minimo di buona volontà. L'importante, si sa, non è credere ciò che si legge, ma leggere ciò che si crede. Almeno per Oleg Mikheev.

domenica 9 dicembre 2012

Mercy non c'è più

Mercy
 
Me ne andavo tranquillamente a zonzo sulle pagine web dei miei quotidiani preferiti quando improvvisamente dal sito americano dell'Huffington Post, WHAM!, come una bomba in un giorno di tregua, come uno tsunami in un giorno di vacanza, come un pugno nello stomaco mentre si beve tranquillamente un caffé, ecco la notizia-bomba: Morte del gatto di Kim Kardashian, Mercy: il micino della star dei reality soccombe a un “virus simile al cancro”.
Ma no! No! Nooooo! Non avete capito niente: la notizia non è che c'è in giro un “virus simile al cancro”, la notizia è che Mercy è morto.
Si sa, davanti al dolore ci si aggrappa qualche volta alla cultura. Mi è subito venuta in mente la famosa battuta di Agnese ad Arnolfo nel secondo atto della Scuola delle mogli di Molière, le petit chat est mort, diventata di uso comune in Francia quando si allude alla perdita dell'illibatezza da parte di una giovinetta. Ma, ahimé, scendendo più giù nella pagina del quotidiano, mi è apparsa la foto di una ragazza modello Olgettina, una il cui petit chat mi ha tutta l'aria di essere mort da un bel po', ma con in braccio un bianco, tenero e innocente felis silvestris catus, innegabilmente appartenente alla sottofamiglia felina della famiglia felide.
Mi sono allora chiesto: ma cos'avrà mai fatto questa Kim Kardashian, il cui nome non mi è del tutto nuovo, per comparirmi ogni tanto davanti agli occhi dalle pagine di un quotidiano? Ho trovato la risposta. E la risposta è: niente.
Wikipedia definisce Kim Kardashian innanzitutto come una socialite, ovvero una che fa vita mondana, il che, a mia conoscenza, non è nemmeno cosa che ti dia diritto alla mutua, o alla pensione. Non è tutto, naturalmente: Kim è anche star di reality show, modella e attrice occasionale. Di fatto la sua (pare) grande notorietà le viene dal reality Al passo con i Kardashian, che è una roba, come dire?, nella quale Kim e le sue due sorelle fanno entrare le telecamere nella loro vita privata. Un vero sogno per tutti noi. La settima stagione della trasmissione è già andata in onda negli USA.
Non solo, ma il successo è stato tale che altre due trasmissioni sono nate nel frattempo: Kourtney e Kim prendono New York e Kourtney e Kim prendono Miami. In preparazione le dodici puntate di Kourtney e Kim prendono per il culo il resto del mondo, ma chissenefrega.
Perché non so queste cose senza bisogno di cercare su Wikipedia. Perché?
Perché la mia ignoranza è così abissale? Perché?
Sono davvero così disadattato, asociale, isolato e semplicemente ignorante?
Cosa penserebbero babbo e mamma se fossero ancora tra di noi? Accetterebbero di parlarmi nonostante tutto?
E i miei figli? Con che diritto posso ancora osare rivolgermi a loro?
Non sapevo chi fosse Kim Kardashian. Non sapevo che avesse due sorelle che si chiamano Kourtney e Khloé (con l'h dopo la k e il segnetto diacritico dell'accento acuto sulla e). E soprattutto non sapevo che avesse un micino di nome Mercy che adesso è morto di un “virus simile al cancro”!
Il peloso quadrupede persiano, pensate!, le era stato regalato pochi mesi fa dal suo fidanzato Kanye West. E qui, subito dramma: Kim si è accorta di essere allergica ai gatti. No! No! Noooo! 32 anni e non sapeva ancora di essere allergica ai gatti!
Allergica, ma dal cuore grande come il caveau di una banca, la bella armena aveva subito affidato Mercy (è lei che aveva trovato questo bellissimo nome) alla segretaria di sua sorella, Sidney Hitchock, che aveva appena patito il dolore della perdita del suo felis silvestris catus, un dodicenne di estrazione proletaria del quale l'Huffington Post tace il nome.
L'aveva affidato a Sidney Hitchock, sì, ma aveva continuato ad amarlo, tant'è vero che nel suo blog del 7 dicembre, Kim scrive testualmente: “È con grande tristezza che devo dire a tutti voi che il mio gattino, Mercy, ci ha lasciato. (…) Ho il cuore spezzato. Mercy era un gentile e adorabile gattino che ci mancherà tanto. Grazie a Sidney per aver riempito d'amore la breve vita di Mercy”.
Sì: grazie, Sidney, dal più profondo dei nostri cuori spezzati. Ma cos'è successo per davvero, e come è successo? L'Huffington Post ha indagato. Mercy sembrava in forma smagliante. Poi, il 26 novembre, non si sa precisamnet a che ora, il boyfriend di Sidney, di cui non si sa il nome (e questo, mi si permetta di dirlo, non è normale) ha chiamato Kim dicendole che il gattino era immobile e non sembrava avere alcuna reazione. Però respirava. Kim si è precipitata. Rischiando una crisi di allergia non ha esitato a ordinare al suo autista di correre a sirene spiegate (magari questi hanno anche le sirene sulle limousine, chissà?...) alla clinica veterinaria dove ha rapidamente dovuto affrontare la terribile diagnosi (sic): un virus fatale, che agisce come il cancro, aveva attaccato lo stomaco di Mercy. Nonostante l'immediata messa in atto di un trattamento aggressivo (re-sic), Sidney Hitchock ha finito per autorizzare l'eutanasia.
Se non pensate che questa sia roba grossa, permettetemi di dirvi che siete degli ignobili puzzoni senza cuore.

venerdì 9 novembre 2012

Tutta la verità su Obama

…E quindi Obama è stato rieletto.
Ma hanno proprio fatto bene, gli americani? Non è che questo Barak sia un tipo pericoloso?
Il bimestrale Mother Jones, rivista decisamente “di sinistra” (anche se l'espressione va sempre messa tra virgolette quando si parla del paese di Benjamin Franklin e Tiger Woods), ha fatto una lista delle principali accuse mosse negli ultimi anni al primo presidente nero della storia. Ecco le principali:
Obama, in segreto, è musulmano. Quest'accusa è forse la più vecchia, poiché è sbucata dopo il discorso che Obama fece alla convention democratica del 2004. Il principale propagatore è stato Avi Lipkin, alias Victor Mordecai, giornalista ultraconservatore israelo-americano.
Obama vuol fare immigrare verso gli Stati Uniti cento milioni di musulmani. Anche questa “notizia” viene da Lipkin.
Obama ha aiutato i mujaheddin afghani. È il simpatico pastore di Harlem James David Manning che ha sostenuto che Obama è stato agente della CIA e che come tale ha dato soldi a quei Mujaheddin che sono poi diventati fedeli di Osama Bin Laden. È lo stesso pastore che aveva definito la madre di Obama “spazzatura bianca” perché aveva avuto un figlio da un nero fuori dal matrimonio. È lo stesso (non ancora) pastore che ha fatto tre anni e mezzo di prigione per rapina, furto con scasso, possesso d'armi e altre bazzeccole, quisquilie e pinzillacchere.
Obama è una marionetta nelle mani della Fratellanza Musulmana, che è il più influente organismo politico di opposizione in numerosi paesi arabi. Questa fine analisi la dobbiamo a Franklin Graham, figlio del televangelista Billy che fu, tra l'altro, ottimo amico di Richard Nixon.
Obama ha ridecorato l'ufficio ovale in stile mediorientale, come l'abbiamo tutti notato da quattro anni a questa parte in tutti i video e foto ufficiali. Chi non ricorda Mario Monti attaccato alla canna del narghilé mentre Michelle Obama gli fa la danza del ventre?
Obama ha sposato un pakistano, probabilmente perché una pakistana sarebbe stato un po' poco. Grazie a Jerome Corsi per questa strabiliante ma interessante notizia. Ricordiamo che lo stesso Corsi aveva definito Martin Luther King un “artista del ricatto”.
La fede che Obama porta al dito ha un'iscrizione all'interno: “Non c'è Dio al di fuori di Allah”. Non si sa bene chi abbia lanciato questa voce, che però ha circolato a lungo e continua a circolare su internet.
Obama è pagato da un principe saudita. Grazie ancora a Jerome Corsi per questa importante rivelazione, corroborata dal fatto che il buon Barack ha fatto un inchino davanti ad Abd Allah, sultano dell'Arabia saudita, e che non l'ha certo fatto per educazione.
Obama è nato in Kenya. L'accusa può sembrare stravagante se si ignora che la costituzione americana stabilisce che il presidente deve essere nato americano. Da questa accusa ne derivano altre due: Obama ha falsificato il suo certificato di nascita e, un pochino più grave, anche se nettamente più divertente, Obama ha ammazzato la nonna, alle Hawai, perché la povera donna sapeva la verità.
Obama ha perso la cittadinanza americana durante gli anni d'infanzia passati in Indonesia. Corsi, sei un grande!
Obama ha fatto parte del movimento dei Black Panthers. La “prova” è questa foto dei primi anni '70 nella quale un'anonima photoshoppatina ha sostituito il volto di Huey Newton, uno dei fondatori dei Black Panthers, con una del giovane Barak.


(credo che sia uno dei link più lunghi della storia dei link).
Obama è il figlio di Malcolm X. Ce lo spiega una tale Pamela Geller, peraltro fondatrice del gruppo Stop all'islamizzazione dell' America, che la Lega anti-Diffamazione ha definito come un hate group, ovvero gruppo che sparge odio.
Obama è il figlio di Frank Marshall Davis, un giornalista, scrittore e poeta “di sinistra” (sempre tra virgolette) morto ad Hawai, dove Obama è nato (o perlomeno fa finta di esserlo). Mmmmmh...
Sia il babbo che la mamma di Obama erano comunisti. Non solo i comunisti si accoppiano sempre e solo tra di loro, ma, si sa, il comunismo è notoriamente una malattia ereditaria.
Obama ha ricevuto un addestramento speciale per far cadere il governo americano. È un certo Andy Martin, grande fan delle teorie della cospirazione, che l'ha spiegato su Fox News.
Obama ha fatto togliere la bandiera americana dall'aereo presidenziale, anche se, a dire il vero, nessuno sembra essersene accorto.
Obama ha regalato sei isole alla Russia. Peccato che le isole Bennet, Henrietta, Jeannette, Wrangle, Herald e Copper, tutte nettamente più vicine alle coste russe che a quelle dell'Alaska, siano state date, o restituite, come uno preferisce, alla Russia durante la presidenza di George W. Bush.
Obama ha provocato la crisi finanziaria cercando di forzare le banche americane a prestare soldi all'Africa. Non incominci a trovarlo un po' subdolo anche tu, questo kenyota?
Obama ha provocato la fuga di petrolio dalla piattaforma BP che ha inquinato le coste del sud degli Stati Uniti. Il che, diciamolo pure, è una vera porcata. Tanto più che il gesto faceva parte di un vasto e non meglio precisato piano tutto teso a nazionalizzare le risorse petrolifere e ad aumentare i poteri del governo.
Obama ha provocato il ciclone Sandy qualche giorno prima delle elezioni usando un progetto segreto del Pentagono per la modifica delle condizioni climatiche. Cachicchio, e chi l'avrebbe mai detto?
Obama si è inventato la morte di Bin Laden. Ovviamente: dove sono le foto, eh? E i video?
Obama è un ipnotizzatore di massa. Se non ci credete, sappiate che ne ha parlato anche Rush Limbaugh, l'animatore della trasmissione radiofonica più ascoltata in tutti gli States.
Obama non sa scrivere e per questo si fa sempre scrivere tutto da altri, da sempre: anche le sue lettere d'amore da ragazzo se le faceva scrivere da un amico. Vergogna!!!
Attenzione però: una poesia Obama l'ha scritta, in gioventù. Ed è proprio in quella poesia che parla degli ebrei come di scimmie sottomarine mangiatrici di fichi e che copia versi del Corano.
Obama è gay. E te pareva....
Le campagne elettorali di Obama sono state pagate coi soldi della droga di cui è, ovviamente un avido consumatore.
Obama è l'Anticristo. Ooooh! E finalmente! E ci voleva tanto per arrivarci? Suvvia...
Per essere completi, segnaliamo che le notizie secondo le quali Obama è una lucertola umanoide, oppure Obama è stato su Marte grazie a un progetto segreto della CIA non hanno per ora trovato conferma, anche se non hanno mancato dal creare un certo scalpore (giuro che non me le sono inventate).
Pensa che incubo: ancora quattro anni con uno così...