sabato 13 novembre 2010

Masi, sei grande!

 Un grande

Sono in molti oggi a dirsi che Mauro Masi, direttore generale della RAI, è proprio un bamba, un sifolott' de menta, un pistola Amedeo dell'Alfa Romeo, un mentecatto, uno che dovrebbe andare a vendere frigoriferi agli esquimesi o caloriferi ai togolesi, un allocco, un gonzo, un babbeo, un'oca. Se uno aveva dei dubbi sul fatto di guardare la prossima trasmissione di Fazio e Saviano adesso come fa? Non può mica non guardarla.
Sono in molti a chiedersi come uno possa darsi la zappa sui piedi con tanta goduria come lo fa il Masi. Ve l'immaginate una campagna pubblicitaria più efficace e più a buon mercato di questa? Come si fa a essere tanto sprovveduti? Ma è mai possibile?

No, per l'appunto, non è possibile. In realtà le cose non stanno così. In realtà Masi è un anti-berlusconiano convinto. È uno così intelligente che da anni fa credere a tutti (Amato leader compreso) di essere berlusconiano e poi al momento opportuno, zac!, ti tira fuori un'idea di marketing così geniale da far salire l'audience di Vieni via con me a livello di un'Italia-Brasile. Se ci pensate bene è evidente: il buon Masi adora Fazio e Saviano, li venera, li vuole, li ama. Per questo fa di tutto per aiutarli, perché, siccome loro sembrano anti-berlusconiani, lui, facendosi passare per berlusconiano, zac!, fa capire a tutti quanto i berlusconiani siano stupidi. Grande Masi! Sei il mio nuovo idolo. Quando penso agli anni che hai dovuto soffrire per infiltrarti subdolamente, giorno dopo giorno, nelle file nemiche; quando penso alle umiliazioni e ai lazzi che hai dovuto subire; quando penso alle rinunce e ai sacrifici che un misero stipendio non ha alleviato; quando penso a tutto questo non posso che provare per te un immenso rispetto. Sei lo 007 dell'audiovisivo, l'Oleg Gordievskij della RAI, il Mata Hari del piccolo schermo, il Cicero di Viale Mazzini.
Come disse Robert Schumann dopo la prima volta che ascoltò Chopin in concerto: Signori, giù il cappello, ecco un genio!

mercoledì 10 novembre 2010

La soluzione

La soluzione

Signore e signori, vi presento il Platycleis Affinis, l'essere vivente con le palle più grandi del mondo.
È un grillo. Anzi, secondo il suo nome volgare è un grillastro affine. E c'ha due palle così, che se ce le avessi io, proporzionate al peso del mio corpo, farebbero qualcosa come dodici chili. Tanto per darvi un'idea (e dopo aver verificato le informazioni su vari siti internet) il peso delle palle del Platycleis Affinis è proporzionalmente superiore a quello del seno di Monica Bellucci. Però le palle sono in una posizione più scomoda.
Ora, dico io, non si potrebbe proporre al PD di mettere un bel Platycleis Affinis come segretario generale in vista delle prossime elezioni? Come carisma, non ne ha certo meno di Bersani; come idee, probabilmente idem; frinisce invece di dire banalità; con la sua livrea marmorizzata è di bella presenza...
Vuoi vedere che ho trovato la soluzione per i problemi del paese?

P.S. Non esiste alcun rapporto tra il grillaccio affine e il Beppe sbraitante.

Vieni via con me (It's Wonderful)

 
 I due Roberti

Scrive un amico su Facebook:
"Ce li meritiamo i Benigni, i Fazio e le suore tolleranti, perché crediamo ancora che essere di sinistra sia costume. Ce li meritiamo il vittimismo gay di Vendola, perché crediamo che essere di sinistra sia piangersi addosso. Invece è un fatto di giurisprudenza. In Italia siamo ancora alle questioni identitarie, all'immagine di sé, alle parrocchie, mentre il mondo sprofonda per cose concrete di soldi e giurisprudenza."
E mi viene da scrivere:
ma ce li meritiamo davvero gli intellettuali "di sinistra" (mah...) che quando piove a dirotto e uno gli propone un riparo non sanno far altro che discutere per ore sul colore dell'ombrello e intanto si infradiciano di pioggia e diventano ridicoli anche solo da guardare? Ce li meritiamo quelli che rifiutano di salire sull'ultimo treno perché ha il predellino a righe invece che a quadretti? Quelli che giudicano un discorso dal numero di citazioni di Bourdieu? Quelli che preferiscono parlare del “vittimismo gay” di Vendola, infangando così l'incredibile storia di un uomo che, dichiaratamente omosessuale, è riuscito a farsi eleggere governatore delle Puglie (delle Puglie!)? Quelli che credono ancora che essere di sinistra possa essere cosa solo “di giurisprudenza”, e non importa se gli omosessuali continuano a essere “checche, culattoni, froci, ecc.”; non importa se all'idraulico non si chiede la fattura, tanto gli evasori sono gli altri; non importa se si parla d'amicizia, d'amore e di felicità, perché con quelle cose lì non si fanno le leggi (che è poi lo stesso, anche se di segno opposto, che dire che con la Divina commedia non ti ci puoi fare un panino, come dice Tremonti); non importa l'immagine di sé, non importano le questioni identitarie dentro alle quali quelli del Palazzo (come diceva Pasolini) ti umiliano e ti distruggono da sempre, importano solo le “cose concrete di soldi e giurisprudenza”; non importa se ti comporti come un pirla con la famiglia, gli amici e i colleghi di lavoro (sono solo fatti privati), l'importante è essere di sinistra quando vai a votare; non importano le questioni identitarie, perché se sei una donna, un omosessuale, un terrone, un immigrato o quant'altro, l'importante è che voti giusto, ché poi così aiuti a far sorgere il sol dell'avvenire che mette tutto a posto?
Ce li meritiamo davvero?
Io ho sessant'anni. Faccio parte di quella generazione benedetta e maledetta che ha voluto cambiare il mondo e poi ne ha fatto uno peggiore di quello che c'era prima. A vent'anni credevo che se uno aveva i capelli lunghi come me era perché era “di sinistra” e insieme avremmo fatto grandi cose. Oggi i capelli lunghi ce li ha anche Briatore e prima di lui ce li ha avuti De Michelis. La mia generazione ha fallito miseramente. Ma il suo fallimento non è stato causato dalle preoccupazioni libertarie, dagli slogan sessantotteschi come “aimons-nous sans contraintes” (amiamoci senza costrizioni) o “le bonheur est une idée neuve” (la felicità è un'idea nuova), ma dallo stalinismo più becero e rigido che succedette al '68, dal “rigore intellettuale” degli intellettuali di mestiere che si estasiavano davanti a Sartre ma erano incapaci di leggere Baudelaire.
Nell'estate del 1970 andai all'isola di Wight per il festival rock rimasto famoso perché fu l'ultima apparizione pubblica di Jimi Hendrix. Per caso incontrai alcuni conoscenti che appartenevano al Movimento Studentesco milanese. Io di quel movimento ero un simpatizzante, ma nulla più. Passammo un paio di giorni insieme ad ascoltare Donovan, I Ten Years After, Miles Davis, Joan Baez e tutti gli altri. Poi, al momento di ripartire per l'Italia, quelli mi chiesero di non dire a nessuno che li avevo visti all'isola di Wight perché “non era una cosa da compagni”. Si vergognavano di essersi andati a divertire e temevano che, se la cosa si fosse saputa, avrebbero potuto essere espulsi dal Movimento! Quel fatto privato, quel fatto di costume, doveva rimanere segreto, come una macchia inconfessabile.
Ho l'impressione che oggi quell'assurda e patetica coglioneria sia viva e vegeta più che mai nelle parole e nei pensieri di chi, davanti a Benigni, Fazio, Saviano, Vendola e Abbado che dicono in televisione parole che ormai dalla televisione siamo abituati a non aspettarci più, non trova altro da fare che andarsi a cercare il pelo nell'uovo, o, come dicono i francesi, andarsi a “enculer les mouches”, a inculare le mosche. C'è un carro armato che ci sta schiacciando tutti e quelli se ne stanno lì a chiedersi se per scappare devono mettersi le scarpe nere o quelle marron, e se è meglio scappare con quelli che hanno una camicia blu o una camicia gialla.
Vieni via con me l'ho guardata anch'io. Non è stata un granché come trasmissione, sono d'accordo. Ma l'emozione che traspariva da quelle facce e da quelle parole, l'incertezza di quei gesti, l'approssimazione di quelle frasi, assomigliavano molto di più alla vita di tutti i discorsi politicamente corretti che si possono fare dopo. Già: l'emozione. Ma è proprio quello il concetto che sembra tanto difficile da accettare a tanta parte della “sinistra”, che non riesce a vederci che un fatto privato, di costume, politicamente insignificante.
Aimons-nous sans contraintes.

venerdì 29 ottobre 2010

Bunga-bunga

E ci mancava pure il bunga-bunga!
Il sito urbandictionary.com (http://www.urbandictionary.com/define.php?term=bunga-bunga) lo definisce "selvaggio stupro anale di gruppo. Immaginaria punizione per l'attraversamento di una frontiera da parte di una fittizia tribù africana".
Ora sappiamo che questo non è vero: il bunga-bunga è solo un innocente giochetto di gruppo praticato nel salotto di Arcore, giochetto che B. ha imparato dal suo amico Gheddafi.
Io su queste cose non riesco nemmeno più a ridere. Sì, sono convinto che si possa ridere di tutto, ma il problema è che non si può ridere con tutti. E siccome me lo immagino, il nostro Amato Leader, attorniato da giovinette la cui unica aspirazione nell'esistenza è fare la velina e da amici eccitati quanto lui, siccome me li immagino mentre ridono di buon cuore ("Sono una persona di cuore e mi muovo sempre per aiutare chi ha bisogno di aiuto", ha dichiarato oggi B. in una conferenza stampa), a ridere con lui proprio non ce la faccio. E lo detesto anche per questo, l'Amato Leader, perché mi toglie la voglia di quelle risate liberatorie alle quali uno deve potersi sempre lasciar andare nei confronti dei potenti. Ridere di chi si prende sul serio fa bene alla salute, è una necessità, un diritto. Ma lui sguazza in tali abissi di squallore che mi toglie anche il diritto di ridere.
Pochi minuti fa mia moglie ascoltava Radio 2, credo che la trasmissione fosse Caterpillar. I due animatori scherzavano sul bunga-bunga, ma non mi facevano ridere. Avevo l'impressione che anche loro fossero a disagio, che mandassero avanti la trasmissione a fatica.
Mi sono andato a guardare il breve video con la risposta di B. citata sopra (http://www.youtube.com/watch?v=I9sHARV8Qcc) e anche lì, davanti a quella maschera inceronata, a quella faccia finta come una moneta da tre euro, con accanto Bertolaso che sorrideva, la risata mi si è bloccata in gola. Mi è venuto in mente Totò, con la sua famosa pernacchia ne I due marescialli, e mi sono detto che aveva ragione lui. Davanti a tanta volgarità, a tanta impudenza e a tanta tracotanza, su, coraggio, tutti insieme: prrrrrut!
Mi è anche venuta in mente una battuta di Woody Allen in Annie e io. Il suo personaggio andava a fare un discorsetto per la campagna presidenziale di Adlai Stevenson (candidato contro Eisenhower). "Scusate il ritardo, diceva Allen, ma ero con una ragazza e stavo cercando di fare a lei quel che Eisenhower ha fatto al nostro Paese negli ultimi anni " (cito a memoria). L'impressione è che B. e i suoi facciano il bunga-bunga a tutti noi ormai da troppo tempo.

martedì 26 ottobre 2010

Ancora calunnie



E dai... Ecco un altro indice internazionale che ci ridicolizza: quello dei paesi più corrotti. Siamo al 67° posto. Nel 2008 eravamo al 55°, nel 2001 al 29°. A parte la Grecia, tutti i paesi europei dietro di noi, cioè più corrotti di noi, sono ex-comunisti. Tra tutti gli ex-comunisti europei però 11 ci precedono: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Macedonia, Slovenia, Croazia, Ucraina, Armenia. Sì: in percentuale si danno meno bustarelle in Macedonia che nel Lazio, meno in Ucraina che in Campania.
Ma da dove vengono questi dati? Da Transparency International, una ONG che ci vuole far credere di prendere in conto dati forniti da 13 organismi internazionali. Naturalmente noi sappiamo che questo è falso, perché dietro Transparency International si cela un gruppuscolo di PM comunisti che di domenica dicono alle mogli che vanno alla partita e alle amanti che stanno con la moglie, mentre invece sfrecciano in autostrada sulle loro auto blu per riunirsi in un ex-bocciodromo vicino a Forlì. Lì, mollemente sdraiati su divani ricoperti di pelli di tigre, sorseggiando Lambrusco e ingozzandosi di pasta fatta col grano raccolto su terre confiscate alla mafia e che loro hanno col 40% di sconto, picconano malignamente il nostro paese e il suo Amato Leader. Poi, verso le sei e mezza, scappano tutti via per essere sicuri di non perdersi la trasmissione di quell'altro comunista di Fazio, che magari quella sera lì inviterà di nuovo il solito Saviano che, dicendo cose negative sulla sua terra, parteciperà ampiamente al discredito nazionale nel quale tutta la sinistra sguazza come un mandrillo col salvagente in uno stagno (senza salvagente il mandrillo affonda).
Non se ne può più.
Per fortuna il prestigio dell'Italia nel mondo è intatto. I cittadini del mondo mica sono come i nostri. Mica si lasciano prendere per i fondelli. Prendete gli americani: è vero che hanno messo uno un po' abbronzato alla Casa Bianca, però gli sono bastati due anni per capire che il futuro va affidato a Sarah Palin. Vedrete la settimana prossima, vedrete le elezioni in America. Altro che abbronzature!...
Governare così dev'essere davvero snervante. Estenuante. Demoralizzante. Ci vuole una dedizione al di là dell'immaginabile. Eh, sì: per fortuna che Silvio c'è! Se non fosse per lui, così ascoltato dai leader del mondo, così rispettato e ammirato, saremmo proprio nella cacca. Per fortuna invece Putin, Gheddafi, Baldwin Spencer (primo ministro di Antigua e Barbuda) e perfino Bojko Borisov (primo ministro bulgaro, quello che sostiene che “in Bulgaria non ci sono lesbiche e se ce ne sono è perché non hanno ancora incontrato me”) ci rispettano.
Ma che cacchio vogliono questi di Transparency International? Ma chi sono? Ma non hanno nient'altro da fare?
Fossi io al governo, proporrei una legge per vietare ai giornali di parlarne. È che Silvio è troppo buono, è questo il problema...

mercoledì 20 ottobre 2010

Un'altra boiata

Un'"opera d'arte" di Sandro Chia

Praticamente non passa giorno senza che mi girino i santissimi scoprendo qualche nuova “opera d'arte” pubblicizzata da un articolo di giornale. Oggi è il sito della Repubblica che mi ha messo i testicoli in vorticoso movimento. Tale Sandro Chia, artista fiorentino, espone ad Alba una serie di copie dei guerrieri di terracotta cinesi da lui dipinte. Una boiata pazzesca.
Ma dove le vanno a trovare queste idee? Come si può raggiungere tali abissi di imbecillità?
Ho avuto la fortuna di andare a 'Xian e di vedere i guerrieri di terracotta. Ero in viaggio ufficiale, come presidente di un'associazione internazionale e i miei colleghi cinesi mi avevano organizzato un viaggio... presidenziale con visite in vari musei e siti. Di quel viaggio la visita all'esercito di terracotta resta per me il momento più emozionante, più intenso. Non ho parole per descrivere la bellezza di quello che ho avuto davanti agli occhi.
E adesso questo Chia, chiunque sia, mi imbratta di colori assurdi quei meravigliosi personaggi, me li avvilisce, gli toglie dignità, li rende oggetti di mercato. Che schifo!
Avete guardato bene la foto prima del testo? Adesso guardate queste e poi ditemi se preferite la prima o le altre.





lunedì 18 ottobre 2010

Morte di un grande

Benoît Mandelbrot

È solo stamattina che ho saputo della morte di Benoît Mandelbrot.
Nato in Polonia da genitori ebrei lituani, Mandelbrot fuggì in Francia con la famiglia nel '36 per sfuggire ai nazisti. Emigrato da decenni negli Stati Uniti, è unanimemente considerato il fondatore della teoria dei frattali.
I frattali, mi diranno quelli tra di voi più ignari di matematica, sono una cosa un po' misteriosa e che magari non ha sulle nostre vite più importanza di una qualsiasi ricerca sulla riproduzione dei fenicotteri nel sud della Francia. Errore. In realtà Mandelbrot, come già Gödel, un altro gigante della matematica, ha profondamente modificato il nostro modo di vedere il mondo.
Io di matematica non ci capisco granché, lo ammetto. Ne sono affascinato, questo sì, ma siccome ho subìto un insegnamento scolastico che trattava la matematica come una cosa che serviva a contare e nulla più, non ho avuto la possibilità da ragazzo di intravederne né le bellezze, né le implicazioni filosofiche e metafisiche. Oggi ormai ho rinunciato a stramaledire i miei insegnanti di matematica, i programmi scolastici che portavano avanti e i libri dei quali si servivano. Il male è fatto. Ma ogni tanto, più volte all'anno, un libro di matematica me lo leggo, magari a fatica, ma con la sensazione di riuscire così a sbirciare almeno per qualche istante verso orizzonti meravigliosi. Adesso, per esempio, appena avrò finito il romanzo che sto leggendo, mi lancerò dentro La sezione aurea di Mario Livio, di cui mi era già molto piaciuto L'equazione impossibile.
Gödel, con i suoi due teoremi di incompletezza, è stato forse il teorico più importante del XX secolo, ancora più di Einstein o Heisenberg, visto che, per dirla un po' in fretta, ci ha spiegato che la matematica contiene delle incertezze, o comunque delle proposte indimostrabili.
Mandelbrot si è fatto conoscere dal grande pubblico per la sua (ipotetica) misurazione delle coste della Bretagna:
 “Preso un tratto di costa marittima in una regione accidentata, cercheremo di misurarne l’effettiva lunghezza. È evidente che tale lunghezza è almeno uguale alla distanza in linea retta tra le estremità del nostro tratto di curva; che, se la costa fosse diritta, il problema sarebbe già risolto; infine, che una costa selvaggia è estremamente sinuosa e, di conseguenza, più lunga della summenzionata distanza in linea retta. Se ne può tenere conto in varie maniere; […] ecco un primo metodo: si fa avanzare, lungo la costa un compasso di apertura prescritta η, ogni passo del quale inizia là dove finisce il precedente. Il valore di η, moltiplicato per il numero di passi, dà una lunghezza approssimativa di L(η). Se si ripete l’operazione, rendendo l’apertura del compasso sempre più piccola, si vede che L(η) tende ad aumentare senza limite.[…] Il principio della procedura sopra descritta consiste, inizialmente, nel sostituire l’oggetto che ci interessa, troppo irregolare, con una curva più maneggevole perché arbitrariamente addolcita o “regolarizzata”. Una regolarizzazione di questo tipo è inevitabile, ma può venire effettuata anche in altri modi: così, si può immaginare che un uomo cammini lungo la costa, facendo in modo di discostarsene, al massimo, della distanza prescritta η […], dopodiché si ricomincia rendendo la distanza massima dell’uomo dalla costa via via più piccola. Successivamente si rimpiazza il nostro uomo con un topo, poi con una mosca, e così via. Ancora una volta, più ci si tiene vicini alla costa, più lunga sarà, inevitabilmente, la distanza percorsa.” In una parola, “la lunghezza finale risulterà talmente grande da potersi […]considerare infinita.”
Tradotto in altri termini: lo strumento di misura determina il risultato della misura. Che è poi quel che diceva Duchamp riferendosi all'arte: “C'est le spectateur qui fait l'oeuvre.”
Uno che ha sempre considerato Mandelbrot come un maestro è Nassim Nicholas Taleb, autore de Il cigno nero, un altro libro fondamentale che fa saltare per aria tutta una serie di certezze. E, visto che ci siamo, mi permetto anche di consigliare la lettura dell'ormai classico Caos: la nascita di una nuova scienza di James Gleick (libro dell'87, ma sempre affascinante) e soprattutto dello splendido Il caos e l'armonia di Trinh Xuan Thuan, il più bel libro di divulgazione scientifica che mi sia capitato di leggere negli ultimi dieci anni.
Per gli anglofoni, consiglio anche un'occhiata a un'intervista a Mandelbrot e Taleb su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=DLFkQdiXPbo

domenica 10 ottobre 2010

Un dramma palindromo

L'altro giorno in macchina l'occhio mi è andato alla data indicata sul cruscotto. Era il primo ottobre. Naturalmente l'indicazione che avevo sotto gli occhi non era “primo ottobre”, ma 01/10/10.
Toh, mi sono detto, è quasi un palindromo. Quasi, ahimé.
Un palindromo è ovviamente una parola che si può leggere indifferentemente da sinistra a destra e da destra a sinistra, come aia, afa, o come ingegni, o addirittura come allottola, voce del verbo allottare, cioè “mettere al lotto”.
Ma palindromo può essere un numero: 151, 3553, 89544598 sono tutti palindromi. Quindi palindroma può essere una data, purché espressa in cifre. Vedi per esempio il 19 marzo del 391 o il 24 novembre del 1142.
Otto anni fa, il 20 febbraio del 2002, assistetti a una conferenza del Collège de Pataphysique (che iniziò, tanto rigorosamente quanto scientificamente, alle 20:02) per celebrare una data palindroma. Senonché quella data era un “palindromo digitale”: sono infatti solo gli orologi digitali che indicano 20/02 per il 2 febbraio, mentre il solo 20 febbraio veramente palindromo fu quello dell'anno 202: 20/2/202.
Comunque sia, mi sono chiesto quante fossero state le date palindrome della storia e sono arrivato alla somma totale di 355.
Ma ho scoperto altre cose. Per esempio: dall'anno 1 all'anno 9 le date palindrome sono state ben 90. Poi sono state solo 108 dall'anno 10 all'anno 99, per un totale di 198 per il primo secolo.
In seguito, nel resto del primo millennio, ce ne sono state solo altre 113, per un totale di 311 per tutto il millennio.
Nel secondo millennio il numero è sceso a 20!
Nel terzo ce ne saranno solo 4!
Infine, dopo il 31 dicembre 2113 non ce ne saranno più per quasi ottomila anni, fino al 10 ottobre del 10.101 (10/10/10.101)! Chissà se allora ci saranno ancora al mondo persone capaci di apprezzare queste cose sublimi e magari di scriverci sopra qualcosa?...
La cosa mi ha molto depresso, tanto più che mi sono reso conto che in tutta la mia misera esistenza terrena non ho mai avuto, né mai avrò la gioia di vivere una data palindroma, così come succederà ai miei figli, com'era successo a mio padre, a mio nonno, al mio bisnonno e a tutte le generazioni precedenti, fino a quella di quel felice Schuster che era forse vivo in terra teutonica il 29 novembre del 1192. Mi resta la debole speranza che almeno uno dei miei quattro nipoti, nati tra il 2002 e il 2007, ce la faccia ad arrivare al 10 dicembre 2101.
In tutto questo sfacelo, non scordiamoci mai che Berlusca delendum est.

sabato 9 ottobre 2010

Noè

Oggi solo una piccola, deliziosa perla.
Qualche giorno fa ero a un funerale in famiglia. Durante la messa a un certo punto il prete alza il calice al cielo tenendolo con entrambe le mani. Mio nipote Noè, quasi 5 anni, si gira verso suo padre e gli dice: “Che fortuna, quello lì: ha vinto la coppa del mondo”.

giovedì 30 settembre 2010

Del coso

Il coso


Ero seduto al caffé. La cameriera mi porta, appunto, il mio caffé, vede l'oggetto che ho sul tavolo e mi chiede cos'è.
— Un libro elettronico, le dico.
— Ma non è un computer..., mi dice, intrigata.
— No, è un libro elettronico.
— Cioè?
— Una cosa che serve per leggere dei libri che uno scarica da internet.
— Ma pensa!... Lei è molto più vecchio di me e io manco sapevo che 'sta cosa esisteva.
1 a 0, senza nemmeno la possibilità di mettere la palla al centro, ché lei già se n'era andata. Neanche il tempo di fare la mia battuta preferita di questi ultimi giorni quando qualcuno mi chiede cos'è e voglio fare il furbo: è come un Nook però non è della Barnes & Noble, o come un PRS, ma non è della Sony.
Il mio è un Kindle, della Amazon.
Lasciamo perdere le considerazioni nostalgiche di quelli che incominciano a dirmi che però così non ho più la sensazione sensuale delle pagine, l'odore della carta, ecc., che mi fanno sempre pensare a quelli che dopo Gutenberg dicevano che però così uno non aveva più la sensazione sensuale del libro scritto a mano. E lasciamo perdere, anche se mi dispiace, la gioia perversa e meschina di quello che ha una cosa che hanno in pochi. 'Sto libro elettronico è comunque una gran bella cosa.
Premessa: almeno la metà dei libri che leggo li leggo in inglese. Quindi da Amazon (o altrove) trovo praticamente tutto. Seconda premessa: sono spesso in viaggio e i libri cartacei in valigia pesano.
Dette queste due cosine, il libro elettronico è una gran bella cosa.
Il mio ha 3 giga di memoria. Tanto per dare un'idea, mi sono scaricato (gratis e legalmente) il Decameron e ho visto che fa 22 mega. Quindi, a occhio e croce, in viaggio potrei portarmi dietro almeno 135 Decameron.
Lo schermo: chi non ha mai visto un ebook potrebbe erroneamente pensare a uno schermo di computer. Errato: uno schermo di ebook è opaco e non ha luce propria. È quindi perfettamente leggibile in pieno sole, mentre diventa invisibile in una galleria ferroviaria alle tre di notte.
Il peso: più o meno quello di un Libro di Camilleri edito da Sellerio.
Il prezzo: la versione con solo wi-fi (senza connessione 3G) viene circa 130€ spedizione compresa.
La lettura: uno può aumentare o diminuire la grandezza delle lettere. Tutti i i libri appaiono in unico font. Le pagine si girano facendo clic su un bottone e il cambio è immediato.
Le sottolineature: chi, come me, sottolinea un sacco quando legge un saggio può farlo facilmente.
Le note: chi, oltre a sottolineare, scrive anche note nei margini, può farlo. La cosa è meno rapida di quando si scrive a mano, ovviamente, ma tutte le note vengono inserite in una cartella a parte, il che non è niente male.
Le immagini: per ora sono rigorosamente in bianco e nero (buona qualità) e non possono ovviamente essere più grandi dello schermo, cioè 12,2x9 cm. Tanto per dare un riferimento, il testo su un tascabile Sellerio occupa uno spazio di 13,5x8,2 cm
I dizionari: basta andare su una parola con il cursore ed ecco apparire la definizione che ne dà il dizionario che si è impostato come principale.
I formati: il problema non esiste, perché una volta scaricato un libro qualsiasi sul computer basta avere il software gratuito Calibre per convertirlo nel formato del proprio ebook. Quello del Kindle è .Mobi, quello del Nook è .Epub, ecc.
Musica: per chi ama leggere in musica, il Kindle legge anche gli MP3 (ingresso auricolari, oppure mini casse).
Segnalibro: con due clic puoi aggiungere un segnalibro che resta in memoria e appare sotto forma di un angolino di pagina ripiegato in alto a destra.
Costo dei libri: i libri costano meno in versione elettronica. Moltissimi classici, scritti più di 75 anni fa, e quindi non più protetti da diritti d'autore, sono gratis. I romanzi contemporanei già usciti in tascabile (parlo sempre di libri in inglese), costano 15 a 30% di meno. Il primo libro recente che ho comperato è stato il nuovo Stephen Hawking, uscito il mese scorso in Inghilterra e negli Sati Uniti. Prezzo su Amazon UK 9,49£ (11,50€), prezzo Kindle 5,93£ (7,19€). Su Amazon USA si passa da 15,40$ (12,12€) a 13.79$ (10,85€). Inutile dire che con la connessione wi-fi il libro arriva in meno di un minuto, con risparmio del biglietto del tram o della benzina per la spedizione in libreria.
Connessione internet: per il momento dall'Europa uno si può connettere solo ad Amazon, nonostante sia presente un navigatore che permetterà, una volta che Amazon avrà firmato dei contratti con i provider, di navigare su internet e di avere una casella postale.
Perdita dell'ebook: se uno perde l'ebook può sempre riscaricare gratis tutto quello che aveva già comperato.
Incubo: Amazon saprà sempre quello che stai leggendo, comprese le tue sottolineature e le tue note. Non solo, ma potrà anche di più. Un po' di tempo fa è successo che tutti quelli che avevano comprato La fattoria degli animali e/o 1984 di Orwell se li sono visti sparire dal Kindle. Motivo: Amazon li aveva cancellati perché si era accorta che la persona che le aveva venduto i diritti elettronici dei due libri non aveva il diritto di venderglieli.
Svantaggi rispetto al libro cartaceo: uno non può sfogliare le pagine altrettanto rapidamente. Se sei su un libro elettronico, vai avanti (o indietro) pagina per pagina. Però puoi cliccare una parola per la ricerca ipertestuale, che il cartaceo non ti fa. Altro svantaggio: quando cerchi una frase che avevi letto qualche pagina prima, di solito ti ricordi se era in alto a sinistra o in basso a destra; qui le pagine sono tutte uguali e oltre tutto sono più numerose. Da questo punto di vista l'ebook mi sembra più adatto alla lettura di romanzi che di saggi (soprattutto quelli di Hawking, nei quali io ho sembre bisogno di andarmi a verificare per la cinquantesima volta cos'è un bosone e cos'è un fermione...).
Morale della favola: per ora sono molto contento del mio Kindle, anche perché ci posso mettere dentro tutti i testi che voglio, compresi quelli scritti da me che mi basta convertire da .doc a .mobi. La lettura è comoda e piacevole. Il costo dell'oggetto dovrei ammortizzarlo entro un anno o poco più, visto il mio ritmo di lettura e i costi dei libri. Ovviamente continuerò a comperare libri cartacei, sia quelli con immagini che voglio avere in buona qualità, sia quelli italiani e francesi non ancora disponibili sul net.
Non sono sicuro che l'argomento che vuole che il libro elettronico sia più ecologico del cartaceo perché fa sì che si abbattano meno alberi sia giusto, vista la plastica e la tecnologia impiegate. Però la cosa è da verificare.
Siccome quest'anno per la prima volta le vendite di libri elettronici hanno superato negli USA quelle di libri cartacei, è logico immaginare che anche l'editoria italiana farà il passaggio entro un anno o due. Chissà, magari la gente finirà col leggere di più.
Detto questo, Berlusca delendum est, come sempre.